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THX 1138 [it]

Электронная книга - «THX 1138 [it]». Краткое содержание книги:

Dalla sceneggiatura originale di George Lucas e Walter Murch.

Ecco il nuovo film del regista di Guerre Stellari, nel magistrale romanzo scritto da Ben Bova. Siamo nel XXV Secolo e la Società, per il suo bene, naturalmente, è totalmente controllata. I cittadini vengono concepiti in provetta, sviluppati in recipienti, battezzati con una sigla, educati per via intravenosa e mantenuti in stato di innocenza mediante l’uso obbligatorio di droghe. Tutti poi, le precauzioni non sono mai troppe, sono sottoposti a costante controllo elettronico. Non si vede dunque come una certa scandalosa e antichissima storia potrebbe ripetersi. E invece, puntualmente, si ripete. Solo che l’Adamo di questo Eden sociale si chiama THX 1138, mentre la sua bella compagna di stanza che lo induce in tentazione (“Tanto” dice, “chi se ne accorgerà?”) risponde al nome di LUH 3417.
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— Il nuovo schieramento! — gridò, e corse dietro a THX.

— Straordinario — disse PTO.

16

SEN corse più che poté, con i cubi che gli scivolavano in terra lasciando una scia come quella di Hansel e Gretel. Gridò a THX: — Aspetta! Dammi una possibilità!

THX si voltò e rallentò un poco così che SEN poté raggiungerlo.

— Giusto per tirargli su il morale — ridacchiò SEN. — Per mostrargli chi sono i capi. Quando torneremo, saranno ancora là, ad aspettarci! — Stese la mano destra, lasciando cadere altri tre cubi.

— Non c’è alcun dubbio — disse. — Perfino il vecchio PTO è stato colto di sorpresa. — Si voltò a guardare indietro. — Quanto ci vorrà prima che non ci vedano più?

THX continuava a camminare. SEN mise i cubi che gli rimanevano nelle tasche.

— Sei sicuro che non siamo già andati abbastanza lontano? Forse faremmo meglio a fermarci a riposare un attimo.

THX continuò a camminare. Camminarono in silenzio per un po’. Alla fine SEN si fermò e guardò indietro, nella direzione da cui erano venuti. Si riparò con una mano gli occhi dalla luce.

— Non riesco a vederli più. Basta che stiamo qui un pochino e poi torniamo indietro.

SEN guardò meglio e all’improvviso si rese conto che non era sicuro della direzione per tornare indietro. Non si vedeva niente.

— Indietro — mormorò. Poi, a THX: — Sei… sei venuto fin qua l’ultima volta?

THX, in silenzio, continuò a camminare. SEN spalancò gli occhi come avesse d’un tratto capito tutto, e gli corse dietro. — Non crederai mica sul serio a quelle sciocchezze sullo scappare? Non si può scappare. Nessuno può.

— Possiamo provarci.

— No! Non capisci? Le autorità, lo Stato, non lo permetterebbero mai. Non avrebbero mai costruito questa complicata prigione in modo da permettere la fuga. La fuga è solo una speranza, una carota da far vedere a quegli asini là, perché stiano tranquilli.

— Lo Stato non fa sempre tutto bene — disse THX. — Le macchine non funzionano, i computer si rompono. Forse la prigione non è a prova di fuga. Non lo sapremo mai se non tenteremo.

Preso dalla paura, SEN balbettò: — Ti uccideranno! Ti fermeranno. Perché nessuno l’ha mai fatto? Te lo sei chiesto? Non ci son posti dove andare…

— Come sai che nessuno l’ha fatto? Pensi che te lo verrebbero a dire?

— Ma, ma non abbiamo abbastanza cibo.

THX scosse la testa, continuando a camminare.

— Ecco, fermati. — SEN frugò in tasca e tirò fuori un cubo. Corse dietro a THX e glielo offrì.

THX rifiutò con un cenno deciso della mano. SEN lo morse un po’. Poi, d’un tratto, disse: — LUH!

THX si fermò.

— Stai cercando LUH, vero? — Capì la risposta dagli occhi addolorati di THX. — È ridicolo.

— Sta’ attento a quello che dici — gli disse THX, duro. Riprese a camminare.

SEN si affrettò. — Ascolta, fermati. C’è qualcosa che ti voglio dire. Fermati, ti prego. LUH, il LUH che si è aggiunto al nostro gruppo, mi ha detto che l’ha vista!

THX lo guardò, ma non rallentò.

Un po’ ansimante, SEN continuò: — Sì. L’ha vista prima di essere portato da noi. Verrà anche lei. Sì.

— Come sta? — chiese THX.

— Bene, bene. È in ottima salute. Proprio come l’hai lasciata.

— Balle!

— È vero! Te l’assicuro.

THX spinse da parte SEN, che barcollò un po’ gridando: — Sei un pazzo. Non la troverai mai, e non saprai mai…

SEN guardò THX allontanarsi. Poi si voltò indietro e non vide niente, da nessuna parte. Il solito biancore.

— Non puoi! — gridò. — Non ce la puoi fare!

La sagoma di THX si faceva sempre più piccola. Presto sarebbe scomparsa.

— Aspettami! — strillò SEN. — Non lasciarmi solo! Aspettami!

THX camminava avanti, e SEN lo seguiva. Parlavano poco o niente. Ogni tanto si riposavano, e SEN tirava fuori un cubo e lo divideva con THX, senza dire una parola. SEN sembrava istupidito, ma anche scontroso e impaurito. THX pensava a LUH, ma capiva che SEN aveva probabilmente ragione. Non l’avrebbe mai rivista, non avrebbe mai saputo. «Ma non tornerò mai più nella loro prigione» si diceva. «Mai più!»

Ora i commenti di SEN erano sempre più rari. O almeno era passato a un’altra tattica.

— L’aria si è fatta più rarefatta — disse a un certo punto. — O forse è la pressione che è aumentata. Sì, è la pressione. Come ti senti?

— Bene.

— Sento qualcosa di strano alle orecchie. Sei sicuro che sia la direzione giusta?

— Non ci ha ancora fermato nessuno.

Continuarono a camminare, ma SENI rimaneva sempre più indietro. Alle fine cadde in ginocchio e rotolò su un fianco. Gemette, boccheggiando.

THX si fermò e tornò da lui.

— È l’aria — disse SEN in un soffio. — Sta diminuendo. Non ce la faccio più. Non c’è spazio. Non c’è aria.

THX si accovacciò vicino a lui. Si sentiva come un insegnante impaziente con un alunno recalcitrante. — Non ho tempo. Puoi restare qui se vuoi.

Si rialzò in piedi e s’incamminò.

— No! — SEN si alzò faticosamente in piedi e corse dietro a THX.

Ore dopo, SEN borbottò — Non dovremmo andare così lontano.

Ma continuò a camminare. All’improvviso THX si fermò.

— Cosa c’è?

— Guarda! — disse THX.

C’era qualcosa, nel biancore vuoto. Una macchia, come una capocchia di spillo che interrompeva la vacuità.

— Oh no — mormorò SEN.

THX si concentrò, cercando di distinguere cosa fosse.

— Non sembra che si muova — disse.

— È un’illusione ottica — disse SEN.

— O forse un poliziotto.

Gli occhi di SEN si riempirono di paura. — Non penserai che…

THX gli rise dietro. — Cosa possono farci? Metterci in prigione? Ucciderci?

Si diressero verso la macchia. Dopo un bel po’, questa prese forma, una forma umana.

— Guarda! Ci sta facendo cenni di saluto. Se fosse un robopoliziotto non lo farebbe, vero?

THX non rispose. Presto furono tanto vicini da vedere che era un nero alto e muscoloso, con braccia grosse e una faccia forte e bella.

— Salve! — gridò. — Mi chiamo SRT cinque cinque cinque cinque.

— THX uno uno tre otto — disse THX — e questo qui è SEN cinque due quattro uno.

Erano abbastanza vicini da toccarsi con le mani, adesso. Ma SEN si tenne un po’ indietro.

— Ehi, da dove venite? — chiese SRT.

— Da qualche parte laggiù.

— Dalla prigione? Ma credo sia uguale da tutte le parti. Avete da mangiare? Sono affamato.

THX si girò verso SEN, che rimase zitto. — Dagliene un po’ — gli disse.

SEN guardò prima THX poi SRT, e tirò fuori da una tasca un pezzettino di cubo. SRT lo prese.

— Grazie. Grazie davvero. Non mangiavo da… be’, da tanto.

Dopo che il nero ebbe mangiato, THX gli disse: — Cosa fai qui?

— «Pensavo» di essermi perduto — disse lui.

— Adesso invece non lo pensi più?

— No…

— Conosci il modo di uscire? — chiese SEN, tutto contento.

Il nero annuì con forza.

— Dove si deve andare? — chiese THX.

— È qui attorno, da qualche parte.

— Cosa? Come? — disse SEN.

— Si tratta di un’entrata — disse SRT. — Io ci son passato un paio di giorni fa. C’erano delle luci che lampeggiavano, lì intorno.

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