Gli uomini nei muri [Of Men and Monsters - it]
- Автор: Тенн Уильям
- Год: 1969
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Beata Della Frattina
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Gli uomini nei muri [Of Men and Monsters - it]». Краткое содержание книги:
Eric e Roy si rimisero in cammino senza più parlare. Eric capiva il punto di vista di Roy, ma non riusciva a condividerlo. Si rifiutava di accettare supinamente il parere e le decisioni degli altri, specialmente quando si trattava di Stranieri. Tuttavia, almeno per il momento, non vedeva cos’altro potesse fare.
Tutto il gruppo si accampò per la notte in una fessura di una gigantesca arcata che, dalla dispensa, portava in un’altra stanza titanica. Con soddisfazione, Eric notò che Arthur aveva provveduto ad appostare le sentinelle. Tutti avevano fatto provvista di viveri rubati nella dispensa e avevano riempito le borracce a un’apertura di un tubo di acqua potabile che Walter l’Armaiolo conosceva.
Mentre si rifocillavano, cosa che Eric fece con una certa diffidenza perché quel cibo non era stato esaminato dalle donne, sentì Roy dire a un gruppetto di Stranieri: «Sapete come si chiamava la mia tribù, giù nei cunicoli? Umanità! Umanità! Roba da non crederci. Erano così superstiziosi che bevevano solo l’acqua delle condutture che passavano nei cunicoli, e nel timore di morire avvelenati mangiavano soltanto dopo che le donne avevano esaminato il cibo. Qui in territorio titanico, avrebbero preferito morire di fame e di sete, piuttosto che rinunciare alle loro abitudini superstiziose… Temevano che i loro antenati si sarebbero infuriati, e…»
Eric si allontanò per non ascoltarlo più. Si sentiva molto, molto solo.
13
Quando la spedizione si rimise in cammino dopo una notte di riposo, Eric trovò Roy ancora più insopportabile. Il Corridore aveva trovato da qualche parte una piccola fascia e si era annodato i capelli dietro la nuca, secondo l’usanza degli Stranieri.
Adesso, erano in tre a formare l’avanguardia. Arthur aveva infatti ordinato a Walter l’Armaiolo di unirsi a Roy e a Eric. Walter infatti, era l’unico di tutto il gruppo che si fosse già avventurato in territorio titanico oltre la dispensa, alla ricerca di oggetti titanici da potere trasformare in armi adatte all’uomo.
Roy era affascinato, e continuava a insistere sull’argomento, tempestando Walter di domande, e parlando con ironia della «sua piccola tribù nei cunicoli», composta di gente ignorante che non era mai stata più in là della dispensa.
«Attenzione alle trappole» disse Walter, mentre uscivano dalla grande arcata. «Ne mettono sempre, all’uscita della dispensa.»
«Scommetto che tu hai visto trappole che lo zio di questo ragazzo» così dicendo indicò Eric, «non si era mai nemmeno sognato. Di’, Eric, non ti danno fastidio tutti quei capelli sulla faccia? Un Occhio come te, non deve avere la faccia coperta.»
«Mi arrangio lo stesso» replicò brusco Eric. E rivoltosi a Walter chiese: «Vuoi che marci io, in testa?»
«Ottima idea, giovanotto» rispose l’Armaiolo. «La tua vista è migliore della mia. Non dobbiamo fare altro che seguire questa parete fino al prossimo turno di riposo. Se vedi qualcosa di sospetto, fermati subito e segnala il pericolo.»
Mentre avanzava, Eric si stupiva di essersi abituato così in fretta all’abbagliante vastità del territorio titanico. Sebbene non mancasse di sentirsi intimidito tutte le volte che alzava la testa, gli bastava procedere sfiorando il muro per sentirsi sicuro e disinvolto.
Per tre volte s’imbatte in piccoli ostacoli che potevano essere trappole, e segnalò il fatto agli altri che seguivano, i quali, a loro volta, informarono il grosso della spedizione. Senza avvicinarsi per osservare meglio, tutti aggirarono gli ostacoli descrivendo un ampio semicerchio per riprendere poi a costeggiare la parete.
Avevano appena superato l’ultimo intralcio, quando Eric sentì uno strano ronzio, proveniente proprio dalla parete. Cosa poteva essere? Una nuova specie di trappola invisibile? Un sistema di allarme in uso fra i Titanici per segnalare l’avvicinarsi dell’uomo? Informò Walter e Roy, che si misero a loro volta in ascolto. Ma Walter, dopo un momento, scosse la testa e fece segno a Eric di riprendere la marcia.
Ma, d’improvviso, nel tratto di muro fra Eric e quelli che lo seguivano, si aprì una fessura, che andò rapidamente allargandosi come se la parete stesse avvolgendosi su se stessa. Pochi istanti dopo, al posto della parete c’era una gigantesca apertura che dava su una immensa distesa bianca… E un Titanico avanzava tranquillamente verso di loro.
A dispetto del lungo addestramento di guerriero, Eric rimase paralizzato dal terrore. Gli pareva di avere i piedi inchiodati al pavimento, e per quanto sapesse che doveva muoversi subito, rimase immobile nonostante il pericolo che una delle sei enormi gambe del Titanico si abbassasse su di lui, schiacciandolo.
Walter, invece, non perse tempo.
Staccatosi da Roy, anche lui immobilizzato dal terrore, corse fino a trovarsi davanti al mostro, e poi si mise a gridare agitando le braccia.
L’immane creatura si fermò di scatto, rimase immobile per un secondo mentre Walter continuava a starle davanti agitandosi e urlando, poi cominciò a indietreggiare emettendo un lungo lamento grave che riecheggiò ovunque. Infine fece dietrofront con un balzo, e si allontanò di corsa nella direzione da dove era venuto. Il pavimento rimbombava e tremava sotto i suoi passi. Il Titanico continuava a correre, e un odore disgustoso si diffondeva nell’aria. Sempre gemendo, il mostro scomparve oltre un angolo.
Intanto, la fessura che si era aperta nella parete, andava lentamente richiudendosi. E Walter era dall’altra parte!
Eric vide l’Armaiolo correre disperatamente verso di lui. Se la fessura si fosse chiusa del tutto, lo Straniero si sarebbe trovato completamente solo in una zona sconosciuta del territorio titanico.
Roy, che si era un po’ riavuto, si affiancò a Eric, e tutti e due incitarono Walter a fare presto: «Corri! Corri!» gridavano.
La fessura continuava a restringersi. Quando fu così stretta che un uomo ci sarebbe passato a malapena, Walter si trovava ancora a due passi di distanza.
Senza scambiarsi una parola, colti all’improvviso dalla stessa idea, Roy ed Eric si misero a spingere contro i lati della fessura, augurandosi di impedirle di chiudersi. Con grande meraviglia, non dovettero fare alcuno sforzo. Non appena vi appoggiarono le mani, la parete smise di muoversi e la fessura di restringersi.
Walter arrivò, ormai senza fiato, e si gettò a terra esausto. Eric e Roy si scostarono dalla parete e immediatamente la fessura si richiuse lasciando il muro solido e intatto.
Eric rimase a fissarlo stupefatto, provò a tempestarlo di pugni, a graffiarlo: niente. Era duro, chiuso, solido. Eppure, solo pochi istanti prima si era aperto con la massima facilità.
E che cosa era successo al Titanico? Possibile che si fosse davvero spaventato alla vista di Walter l’Armaiolo, così piccolo, al suo confronto, e che il mostro avrebbe potuto schiacciare con la massima facilità?
Eppure, era proprio così, come spiegò Walter dopo avere ripreso fiato. «Alcuni Titanici si spaventano da morire al solo vederci. Altri, invece, no. Quelli che si spaventano si fermano non appena gli si corre incontro urlando, e poi scappano. Naturalmente bisogna sapere riconoscere i tipi, perché se si fa così davanti a uno di quelli che non hanno paura di noi… buonanotte!»
«Ma come si fa a distinguere un Titanico da un altro?» chiese Roy.
«Sai quei tentacoli che hanno sul collo, subito dopo la testa? Bisogna guardare quelli. Se sono corti e rosa carico, quasi rossi, allora il Titanico si spaventa e, appena vede un uomo, piange e scappa. Ma se sono lunghi e rosa chiaro, allora bisogna fare attenzione. Il Titanico non si spaventa ed è pronto a calpestarti.»
«Ma cosa c’entrano i tentacoli?» chiese Eric.
«E cosa ne so?» rispose l’Armaiolo, allargando le braccia. «E poi, che importanza ha? Nemmeno la Gente di Aaron lo sa. E sì che se ne intendono di tutto, quelli! Comunque, è così, ed è bene saperlo.»