La Costa dei Barbari [The Wild Shore - it]
- Автор: Робинсон Ким Стэнли
- Серия: Tre Californie #1
- Год: 1990
- Язык: итальянский
- Год: Interno Giallo
- ISBN: 88-356-0035-9
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «La Costa dei Barbari [The Wild Shore - it]». Краткое содержание книги:
È in questo scenario apocalittico che si svolge la vicenda di Henry Fletcher, un giovane della comunità californiana di San Onofre, che per il suo sostentamento dipende interamente dalla pesca e dai raduni di baratto che si svolgono periodicamente nella valle. Dopo l’arrivo di alcuni viaggiatori di San Diego che hanno osato sfidare la vigilanza dei guardiani giapponesi. Henry viene gradualmente a conoscenza del nuovo mondo e delle sue insidie. La sua guida spirituale è Tom, l’uomo più anziano della valle, sopravvissuto alla catastrofe tristemente nota come II Giorno.
La scoperta di un mondo da cui gli americani vengono ingiustamente esclusi, il contatto con gli “stranieri” che vivono a pochi chilometri di distanza, le testimonianze di chi è riuscito a sfuggire alla prigionia in patria trascinano il giovane in un’avventura che segna la fine dell’adolescenza e la transizione verso la maturità, a cui si accompagna la speranza della redenzione per il popolo americano.
«Non ci sono film» la corresse automaticamente la signora N.
«Non ci sono film.»
«Be’, Virginia…» Tom ingollò una cucchiaiata di zuppa di pesce. «Tieni, assaggia la zuppa.»
«Ah, no!»
«Maria parlava dei vecchi tempi.»
«Adesso li confonde.»
«Sì, è vero.»
«Come?» disse Marie, a voce alta, intuendo che il discorso la riguardava.
«Niente, Marie» le gridò Tom all’orecchio.
«Perché fa così, Tom?»
«Virginia!» ammonì la signora N.
«Lascia stare, Christy. Vedi, Virginia, è facile per noi anziani confondere le cose in questo modo. A me succede di continuo.»
«Non è vero. Ma perché?»
«Abbiamo nella testa troppe cose dei vecchi tempi, capisci? Si assommano a quelle attuali e ci confondono.» Mandò giù dell’altro pollo, leccandosi golosamente il sugo dai baffi. «Assaggia questo; il pollo è una squisitezza, cucinato come lo cucina tua madre.»
«Uh, no.»
«Virginia.»
«Mau-ummmmmmm.»
«Mangia la tua razione» brontolò John, alzando lo sguardo dal piatto. Notai la smorfia di Steve. Non aveva detto una parola, dall’inizio del pranzo, anche quando sua madre lo interpellava direttamente. Il fatto mi preoccupava un poco, ma a dire la verità ero distratto dal cibo. Avevo iniziato a mangiare troppo in fretta e rallentai, assaporando meglio ogni boccone; c’erano tanti sapori, aromi, consistenze diverse; ogni forchettata aveva un gusto differente e una sorsata d’acqua dopo ogni boccone mi preparava ai sapori seguenti. Cominciavo a riempirmi, ma non potevo fermarmi. John iniziò a rallentare e parlò, senza rivolgersi a nessuno in particolare, della corrente calda che aveva colpito la costa, con la pioggia del giorno prima. Tom mangiava ancora a quattro palmenti; Virginia disse: «Nessuno te lo ruba, Tom.» Lui ci restò male, ma sorrise ugualmente a Virginia e i bambini risero.
«Mangia un po’ di pollo» mi esortò la signora N. «Prendi ancora del latte.»
«Nemmeno con l’imbuto» risposi.
La piccola Carol cominciò a piangere, Emilia si alzò per sedersi vicino a lei e farle mangiare un po’ di zuppa, imboccandola. L’ambiente era diventato rumoroso; Marie se ne accorse. «Accendi la tivù» gridò, sapendo che le sarebbe valso una risata. Intanto Steve continuava a mangiare in silenzio e John lo notò. Bevvi un’altra sorsata di latte, per rassicurarmi che tutto andasse bene.
Cominciammo a chiacchierare e a piluccare i resti del pranzo. Calmata Carol, Emilia iniziò a portare in cucina i piatti sporchi. «Stasera tocca anche a te» ricordò a Steve la signora N. Senza rispondere, Steve si alzò e portò via i piatti. Quando il tavolo fu quasi sparecchiato, portarono more con panna e un’altra brocca di latte. Tom mi rifilò un calcio, sbatté le sopracciglia come ali. «Hanno un’aria meravigliosa, Christy» disse devotamente.
Divorammo le more con panna. I bambini ebbero il permesso di allontanarsi con la nonna; John e la signora N., Steve ed Emilia, Tom e io restammo seduti, girandoci a fronteggiare la finestra. Da un armadietto John prese una bottiglia di acquavite e sorseggiammo il liquore, guardando il nostro riflesso sui vetri. Formavamo un quadro buffo. Steve quella sera non parlava, Emilia non parlava mai: gran parte della conversazione ricadeva sulle spalle di Tom e di John, con qualche occasionale intervento mio e della signora N. John rimuginava ancora sulla corrente. «Pare che le correnti calde portino le nubi più fredde… oppure che queste arrivino con le correnti. Pioggia fredda, e talvolta neve, mentre l’acqua è venti gradi più calda. Chissà perché.»
Nessuno di noi azzardò una teoria (fui sorpreso che Tom si lasciasse sfuggire un’occasione per parlare del tempo). La signora N. cominciò a lavorare a maglia ed Emilia in silenzio andò a reggerle la lana. John bevve d’un fiato il resto dell’acquavite.
«Allora… secondo te, cosa vogliono quei tipi del sud?» chiese a Tom.
Il vecchio sorseggiò il liquore. «Non lo so, John. Lo scoprirò, credo, quando sarò laggiù. Se quel che dicono è vero, non riusciranno a fare molto qui da noi, visto che gli asiatici ci sorvegliano. Però… c’è qualcosa che non dicono. Quando ho accennato ai cadaveri di asiatici gettati a riva, Jennings era sul punto di dire qualcosa, ma Lee l’ha bloccato. Jennings sa qualcosa. Ma perché sono venuti quassù? Ancora non lo so con certezza.»
«Forse vogliono solo vedere cose nuove» disse Steve, oscuramente.
«Forse» replicò Tom. «Oppure vogliono vedere cosa possono fare, mettere alla prova il loro potere. O fare scambi con noi. Oppure andare ancora più a nord. Non so. E loro non lo dicono; almeno, non lo dicono qui. Ecco perché voglio andare laggiù a parlare con quel loro sindaco.»
John scosse la testa. «Non sono ancora convinto che tu debba andarci.»
Gli angoli della bocca di Steve sbiancarono. In tono indifferente, Tom disse: «Male non può farne; e a dire il vero è utile andarci, per sapere che cosa accade. A proposito, avrei bisogno di portare con me un paio di persone e i giovani sono quelli di cui è più facile fare a meno; mi chiedevo se uno non potrebbe essere Steve. Mi sembra giusto il tipo adatto…»
«Steve?» John lanciò al vecchio un’occhiataccia. «No.» Guardò Steve, poi Tom di nuovo. «No, serve qui, lo sai.»
«Per una settimana puoi fare a meno di me» sbottò Steve. «Non sono indispensabile. Lavorerò il doppio, al ritorno, ti prego…»
«No!» John lo disse con il tono da ponte di comando. Nella stanza vicina, il rumore dei bambini che giocavano cessò di colpo. Steve si era alzato; ora si mosse di scatto verso il padre ancora appoggiato alla spalliera della sedia. Stringeva i pugni, era stravolto.
«Steve» disse piano la signora Nicolin. John cambiò posizione, per guardare meglio il figlio.
«Prima del tuo ritorno, la corrente calda sarà sparita. Mi servi adesso. La pesca è il tuo lavoro, ed è anche il lavoro più importante della valle. Andrai a sud un’altra volta, magari in inverno, quando non usciamo in mare.»
«Pagherò qualcuno che lavori al posto mio» disse Steve, disperato. Ma John si limitò a scuotere la testa; la linea decisa delle labbra divenne una smorfia rabbiosa. Mi rannicchiai sulla poltrona, intimorito. Le divergenze fra padre e figlio erano frequentissime, arrivavano subito al punto di rottura e prima o poi l’avrebbero superato, c’era da starne certi. Per un attimo pensai che il momento fosse giunto; Steve strinse i pugni, John era pronto a saltargli addosso… Ma ancora una volta Steve rimandò. Girò sui tacchi e uscì di corsa dalla stanza da pranzo. Udimmo la porta della cucina aprirsi e sbattere.
La signora Nicolin si alzò a riempire ancora il bicchiere di John. Disse: «Sei sicuro che Addison Shanks non possa prendere il suo posto per una settimana?»
«No, Christy. Il suo lavoro è qui, deve metterselo in testa. La gente dipende dalla pesca.» Diede un’occhiata a Tom, bevve una lunga sorsata; irritato, continuò: «Sai che mi serve qui, Tom. Perché vieni a mettergli in testa certe idee?»
«Pensavo che potevi farne a meno» spiegò Tom, con calma.
«No» disse John per l’ultima volta, mettendo nella negazione tutta la sua forza. «Non sono disposto a giocare là fuori, Tom…»
«Lo so, lo so.» Tom sorseggiò l’acquavite, mi lanciò un’occhiata inquieta. Imitai Emilia: finsi di non esserci. Fissai il ritratto di noi tutti sul vetro scuro della finestra. Eravamo un gruppo dall’aria molto infelice. Il silenzio si trascinò. Nella parte opposta della casa, i bambini ridevano. Steve se n’era andato da un pezzo. Sulla spiaggia, immaginai. Pensai a come si sentiva lui in quel momento: il buon pranzo si trasformò in un peso sullo stomaco. La signora Nicolin, tesa per l’ansia, cercò di riempirci di nuovo i bicchieri. Io scossi la testa, Tom coprì con la mano il suo. Si schiarì la gola.