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La mano sinistra di Dio [=Dexter il vendicatore / Darkly Dreaming Dexter - it]

Электронная книга - «La mano sinistra di Dio [=Dexter il vendicatore / Darkly Dreaming Dexter - it]». Краткое содержание книги:

Il collaboratore della polizia di Miami Dexter Morgan, esperto nell’esame delle macchie di sangue sulla scena del delitto, è un bell’uomo dotato di ironia e senso dell’umorismo. A prima vista potrebbe sembrare il fidanzato ideale per ogni brava ragazza. Eppure non lo è. Sotto questo aspetto esteriore cova, infatti, un istinto incontenibile a uccidere, per poi smembrare e dissanguare i cadaveri. Al contempo investigatore e serial chiller, Dexter ha la peculiare caratteristica di indirizzare la sua furia omicida esclusivamente su persone che se “lo meritano”.

Anche pubblicato come “Dexter il vendicatore”.
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Eppure, a sentire lei, avevamo altre cose di cui parlare. Perciò la seguii fino alla sua auto, la Chevrolet azzurro chiaro che da un paio d’anni guidava quando era in servizio. Fuori orario usava una piccola BMW di cui nessuno avrebbe dovuto sapere nulla.

«Sali», disse. Occupai il sedile azzurro accanto a lei.

Andava forte, facendo lo slalom in mezzo al traffico, e in pochi minuti eravamo all’altro capo della Causeway, di nuovo a Miami. Passammo Biscayne e imboccammo la Interstate 95 verso nord, a una velocità che sembrava leggermente eccessiva anche per gli standard locali. Molto presto svoltammo verso ovest. LaGuerta mi guardò tre volte di sottecchi prima di parlare. «Bella camicia», osservò.

Abbassai gli occhi sulla mia bella camicia. Me l’ero messa al volo senza guardare quando mi ero precipitato fuori dal mio appartamento e la notavo ora per la prima volta. Era una camicia a maniche corte in poliestere con un disegno a draghi rossi. L’avevo avuta addosso tutto il giorno prima ed era un po’ spiegazzata, ma più o meno sì, sembrava pulita. Sì, non era male, tuttavia…

LaGuerta stava forse cercando di farmi chiacchierare, nella speranza che, rilassandomi, mi sfuggisse qualche dichiarazione avventata? Sospettava per caso che sapessi più di quanto ammettevo? Stava cercando di farmi abbassare la guardia?

«Sei sempre così ben vestito, Dexter», constatò. Mi fissava con un sorriso ampio e goffo, ignara del fatto che stavamo andando contro un’autobotte. Se ne accorse per tempo e girò il volante con un dito. Schivammo l’autobotte e imboccammo la I-595.

Mi chiesi se davvero fossi sempre ben vestito. Be’, certo. Ero orgoglioso di essere il mostro più elegante di Dade County. Sì, certo, ha fatto a pezzi a colpi d’ascia il signor Duarte, ma era vestito così bene! L’abbigliamento giusto per ogni occasione. A proposito, qual è l’abbigliamento giusto per assistere a una decapitazione mattutina? Pantaloni e camicia a maniche corte del giorno precedente, naturalmente. Ero à la mode. Ma, a parte la fretta di alcune ore prima, di solito avevo cura nel vestirmi. Era una delle lezioni di Harry: lavati, vestiti bene, non destare l’attenzione.

Ma perché una detective della Omicidi, più interessata alla politica che ad altro, doveva farci caso? Non era certo perché…

Oppure sì? Mi si accese una lampadina. La risposta era nello strano sorriso che le balenava sulla faccia. Era ridicolo, ma che cos’altro poteva essere? LaGuerta non stava cercando di farmi abbassare la guardia per interrogarmi a fondo su quanto avessi visto. E non le importava una scoreggia di uccello della mia competenza in fatto di hockey.

LaGuerta cercava di socializzare.

Le piacevo.

Io stavo ancora cercando di riprendermi dallo choc della mia incerta, bizzarra e bavosa aggressione a Rita… e adesso questo? Che i terroristi avessero gettato strane sostanze nell’acquedotto di Miami? Trasudavo forse qualche strano feromone? Che le donne di Miami, in blocco, avessero finalmente compreso che tutti gli uomini erano senza speranza e quindi io fossi divenuto attraente per esclusione? Sul serio, che cosa diavolo stava succedendo?

Certo, potevo essere in errore e questo pensiero mi attirò come un cucchiaino d’argento lucente attira un barracuda. Dopotutto, ci vuole un egotismo colossale per convincersi che una donna in carriera, raffinata e sofisticata come quella, potesse mostrare interesse nei miei confronti. Era più probabile che… che…

Che cosa? Sfortunatamente, l’idea non era poi così peregrina. Lavoravamo nello stesso settore, quindi, secondo il comune buon senso poliziottesco, eravamo più inclini a comprenderci e perdonarci reciprocamente. La nostra relazione avrebbe potuto sopravvivere ai suoi orari di lavoro e alla sua vita stressante. E, per quanto non mi voglia dare arie, mi considero piuttosto presentabile. Sono «ripulito», come diciamo noi nativi. Ed erano ormai parecchi anni che mi mostravo carino con lei: si trattava di una questione puramente diplomatica, ma lei non era tenuta a saperlo. Avevo un certo talento a mostrarmi carino, una delle mie poche vanità. Avevo studiato a fondo e mi ero esercitato a lungo e, quando mi ci applicavo, nessuno si accorgeva che stavo fingendo. Ero bravissimo a disseminare germi di simpatia. Era naturale che poi, talvolta, la simpatia germogliasse.

Ma fino a questo punto? E adesso che cosa sarebbe accaduto? Forse LaGuerta mi avrebbe proposto una cenetta intima. O qualche ora di gioioso sudore all’hotel El Cacique.

Per fortuna arrivammo all’Arena prima che il panico avesse il sopravvento. Lei fece un giro completo dell’edificio alla ricerca dell’entrata giusta. Non era difficile trovarla: era quella di fronte a cui erano ammassate le auto della polizia. Scesi in fretta dalla Chevrolet prima che LaGuerta mi mettesse una mano sul ginocchio. Lei scese a sua volta e mi guardò. La sua bocca si contrasse per un istante.

«Vado a dare un’occhiata», dissi. Mi avviai di buon passo nell’Arena, resistendo alla tentazione di mettermi a correre. Stavo scappando da LaGuerta, sì, ma ero anche ansioso di entrare, di vedere che cosa avesse combinato il mio giocoso amico, di contemplare il suo operato, inalarne lo splendore, imparare da un maestro.

All’interno ferveva il caos organizzato tipico dell’inizio di un’indagine. Eppure mi sembrava che ci fosse un’insolita elettricità nell’aria, una muta sensazione di tensione ed eccitazione che di solito non si avvertiva sulla scena di un delitto qualunque. Si intuiva che qui qualcosa era diverso, che altre sorprese ci aspettavano, perché stavamo esplorando una nuova frontiera. Ma forse ero solo io a sentirlo.

Intorno alla rete si era radunato un gruppetto di persone, molte delle quali indossavano l’uniforme di Broward County. Stavano in piedi a braccia conserte, mentre il capitano Matthews dissertava in materia di giurisdizione con un altro uomo in giacca e cravatta di buon taglio. Quando mi avvicinai, vidi Angel Nessuna Parentela in una posizione insolita: era in piedi accanto a un uomo stempiato, con un ginocchio a terra, intento a esaminare i sacchi meticolosamente imballati.

Mi fermai al parapetto e guardai attraverso i vetri. Eccoli là, a soli tre metri da me, così perfetti nella purezza della superficie ghiacciata lucidata dallo Zamboni. Qualsiasi gioielliere vi può dire che trovare la collocazione giusta è di vitale importanza. E questa era stupefacente. Assolutamente perfetta. Mi girava quasi la testa. Avevo la sensazione che il parapetto non sarebbe riuscito a reggere il mio peso o che vi sarei potuto passare attraverso come fossi incorporeo.

Si capiva anche da lì che l’assassino aveva agito senza fretta, senza omissioni, malgrado quella che doveva essergli parsa come una fastidiosa interferenza sulla Causeway di pochi minuti prima. A meno che avesse capito che non intendevo fargli del male.

A proposito, davvero non intendevo fargli del male? Non volevo forse rintracciarlo, stanarlo e far guadagnare punti alla carriera di Deborah? Certo, era quello che ero convinto di stare facendo, ma avrei avuto la forza di andare fino in fondo se le cose si facevano tanto interessanti? Ci trovavamo tutti all’Arena, in cui avevo trascorso ore piacevoli di contemplazione. Non era questa una prova ulteriore che quell’artista, pardon, quel serial killer e io ci muovevamo lungo percorsi paralleli? Bastava guardare lo splendido lavoro che aveva appena fatto.

E la testa… era quella la chiave. Di sicuro era un pezzo troppo importante per abbandonarlo alla leggera. Me l’aveva gettata contro per spaventarmi, per precipitarmi in un parossismo di terrore, orrore e raccapriccio? Oppure, in qualche modo, sapeva che io provavo le stesse pulsioni? Forse anche lui avvertiva la connessione tra noi due e voleva solo giocare. Mi stava provocando? Doveva avere una ragione importante per lasciarmi un simile trofeo. Se io provavo quelle sensazioni così intense e inebrianti, come poteva lui non sentire nulla?

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