L'Occhio del Mondo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #1
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gaetano Luigi Staffilano
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'Occhio del Mondo». Краткое содержание книги:
«Riguarda tutti noi» disse Moiraine, truce. «C’è un luogo dove posso parlargli da sola, lord Agelmar?» Serrò le labbra, disgustata. «Ma prima fategli il bagno. Forse dovrò toccarlo.» Agelmar annuì e parlò sottovoce con Ingtar, che gli rivolse un inchino e uscì dalla stanza.
«Non voglio!» La voce era quella di Fain, ma l’ambulante non piangeva più e un tono arrogante aveva sostituito il piagnucolio. Non si tenne più accucciato, ma si eresse in tutta la sua statura. Gettò indietro la testa e gridò al soffitto: «Mai più! Non... lo... farò!» Affrontò Agelmar, come se gli uomini che gli stavano a fianco fossero le sue guardie del corpo e il signore di Fal Dara fosse un suo pari, non colui che l’aveva fatto prigioniero. Il tono divenne viscido, untuoso. «C’è un equivoco, nobile ignore. A volte sono vittima di momenti di malessere, ma passano presto. Sì, presto tornerò normale.» Con aria sprezzante indicò gli stracci che indossava. «Non farti ingannare da questi stracci, nobile signore. Ho dovuto travestirmi, per sfuggire a coloro che hanno cercato di fermarmi e ho fatto un viaggio lungo e duro. Ma finalmente sono arrivato in terre dove gli uomini conoscono ancora i pericoli di Ba’alzamon, dove c’è ancora chi combatte il Tenebroso.»
Rand lo fissava a occhi sbarrati. Era davvero la voce di Fain, ma le parole non sembravano affatto quelle del venditore ambulante.
«Quindi sei venuto qui perché combattiamo i Trolloc» disse Agelmar. «E sei tanto importante che qualcuno vuole fermarti. Queste persone dicono che sei un venditore ambulante di nome Padan Fain e che li segui.»
Fain esitò. Lanciò un’occhiata a Moiraine e distolse frettolosamente lo sguardo. Osservò i cinque di Emond’s Field e poi tornò a guardare Agelmar. Rand sentì l’odio, in quello sguardo, e la paura. Ma quando riprese a parlare, Fain era calmo. «Padan Fain è soltanto uno dei travestimenti che sono stato costretto a usare nel corso degli anni. Le Aes Sedai mi danno la caccia, perché ho imparato a sconfiggere l’Ombra. Posso mostrarti come sconfiggerla, nobile signore.»
«Facciamo tutto il possibile» rispose Agelmar, ironicamente. «La Ruota gira e ordisce come vuole, ma abbiamo combattuto il Tenebroso fin quasi dal tempo della Frattura del Mondo, senza bisogno che venditori ambulanti ci insegnassero il modo.»
«Nobile signore, non metto in dubbio la tua potenza, ma puoi resistere all’infinito contro il Tenebroso? Non ti trovi spesso spinto a trattenerti? Perdona la mia temerarietà, nobile signore: alla fine lui ti schiaccerà. Lo so, credimi. Ma posso mostrarti come scacciare l’Ombra dal paese, nobile signore.» Il tono divenne ancora più untuoso, ma sempre altero. «Se solo provi a mettere in pratica il mio suggerimento, vedrai, nobile signore. Ripulirai il paese. Tu puoi farlo, se indirizzi la tua potenza nella giusta direzione. Evita che Tar Valon ti intrappoli nei suoi lacci e potrai salvare il mondo. Nobile signore, sarai l’uomo ricordato per sempre come colui che portò la vittoria finale alla Luce.» Le due guardie rimasero al proprio posto, ma sfiorarono il manico delle alabarde come se pensassero di doverle usare.
«Ha una grande stima di sé, per essere un venditore ambulante» disse Agelmar a Lan, girando solo la testa. «Penso che Ingtar abbia ragione. È pazzo.»
Fain socchiuse gli occhi, con rabbia, ma continuò in tono untuoso: «Nobile signore, so che le mie parole possono sembrare eccessive, ma se solo sarai disposto a...» S’interruppe di colpo e arretrò, mentre Moiraine si alzava e girava lentamente intorno al tavolo. Solo le alabarde abbassate gli impedirono di indietreggiare fin fuori della stanza.
Moiraine si fermò dietro la sedia di Mat, gli mise una mano sulla spalla e si chinò a mormorargli all’orecchio. Qualsiasi cosa avesse detto, dal viso di Mat scomparve la tensione e lui tolse la mano da sotto la giubba. L’Aes Sedai proseguì fino a trovarsi a fianco di Agelmar, di fronte a Fain. Quando si fermò, l’ambulante riprese la posizione acquattata.
«Lo odio» piagnucolò. «Voglio liberarmi di lui. Voglio camminare di nuovo nella Luce.» Cominciò a scuotere le spalle e le lacrime gli colarono sulle guance, più copiosamente di prima. «Mi ha costretto a farlo.»
«Purtroppo, lord Agelmar, è qualcosa di più d’un semplice venditore ambulante» disse Moiraine. «Men che umano, peggio che abominevole, più pericoloso di quanto non immagini. Il bagno può aspettare: voglio prima parlare con lui. Non oso sprecare un minuto. Vieni, Lan.»
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L’inquietudine spinse Rand a passeggiare avanti e indietro accanto al tavolo da pranzo. Dodici passi. Il tavolo era sempre lungo dodici passi, per quante volte lo misurasse. Irritato, si costrinse a smettere di contarli. Che cosa stupida! Non gli importava niente, della lunghezza del tavolo. Poco dopo si scoprì a contare quante volte andava avanti e indietro. “Cosa dirà, a Moiraine e a Lan?" si domandò. “Sa per quale motivo il Tenebroso ci dà la caccia? Sa chi di noi tre vuole?"
Diede un’occhiata ai suoi due amici. Perrin aveva sbriciolato un pezzetto di pane e col dito spostava oziosamente le briciole. Mat sedeva scompostamente, a occhi socchiusi, con un accenno di sorriso. Sorriso nervoso, non divertito. Esternamente sembrava il Mat di sempre, ma di tanto in tanto, senza rendersene conto, toccava sotto la giubba il pugnale preso a Shadar Logoth. “Cosa le dirà, Fain?" si domandò ancora Rand. “Cosa sa?"
Loial, almeno, non pareva preoccupato. Esaminava le pareti. All’inizio si era fermato al centro della stanza e le aveva fissate, girandosi lentamente. Ora quasi premeva il naso contro la pietra, mentre col dito seguiva una particolare commessura. A volte chiudeva gli occhi, come se la sensazione fosse più importante della vista. Di tanto in tanto agitava le orecchie e mormorava tra sé in lingua Ogier, all’apparenza dimentico di non essere solo nella stanza.
Lord Agelmar parlava a bassa voce con Nynaeve e Egwene, davanti al camino in fondo alla stanza. Da buon ospite, si premurava di far dimenticare ai presenti le loro preoccupazioni: diverse sue storie facevano ridacchiare Egwene. Una volta perfino Nynaeve scoppiò a ridere. Rand trasalì a quella risata inattesa e sobbalzò, quando la sedia di Mat cadde rumorosamente a terra.
«Sangue e ceneri!» brontolò Mat, senza badare alla smorfia di Nynaeve per il linguaggio che usava. «Come mai ci mette tanto?» Rialzò la sedia e si sedette senza guardare nessuno. Infilò la mano sotto la giubba.
Il signore di Fal Dara lo guardò con disapprovazione... un’occhiata che includeva anche Rand e Perrin; poi si rivolse alle due donne. Andando avanti e indietro, Rand si trovò accanto a loro.
«Milord» diceva in quel momento Egwene, con la scioltezza di parola di chi ha sempre usato certi titoli «pensavo che fosse un Custode, ma tu, come altri, lo chiami Dai Shan e parli del vessillo della Gru Dorata. A volte si direbbe che lo consideri quasi un sovrano. Ricordo che Moiraine, una volta, l’ha definito l’ultimo Signore delle Sette Torri. Chi è, in realtà, Lan?»
Nynaeve fissò attentamente la propria coppa, ma fu chiaro che a un tratto ascoltava con attenzione anche maggiore di Egwene. Rand si fermò e tese l’orecchio, fingendo indifferenza.
«Signore delle Sette Torri» disse Agelmar, corrugando la fronte. «Un titolo antico, lady Egwene. Nemmeno i Grandi Signori di Tear ne hanno di più antichi, anche se la Regina di Andor vi si avvicina.» Sospirò e scosse la testa. «Lui non ne parlerebbe mai, eppure la storia è ben nota, lungo il Confine. È un re, o lo sarebbe stato: al’Lan Mandragoran, Signore delle Sette Torri, Signore dei Laghi, Re senza corona del Malkier.» Sollevò la testa rasata e mostrò negli occhi una luce d’orgoglio quasi paterna. Alzò la voce, nella forza del sentimento. Lo si udì in tutta la stanza. «Noi dello Shienar ci consideriamo gente di frontiera, ma meno di cinquant’anni fa lo Shienar non apparteneva realmente alle Marche di Confine. A settentrione, rispetto a noi e all’Arafel, c’era il Malkier. Le lance dello Shienar cavalcavano a settentrione, ma a tenere indietro la Macchia era il Malkier, la santa Pace ne conservi il ricordo e la Luce ne illumini il nome.»