Il signore del caos
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #6
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Il signore del caos». Краткое содержание книги:
Quella situazione era semplice, almeno per quanto potesse essere semplice qualcosa che includeva il ji’e’toh. Se non fosse stato tanto preso dai suoi problemi personali se ne sarebbe accorto subito. Era permesso rammentare tutti i giorni a una padrona di casa chi fosse stata prima di indossare il bianco da gai’shain — era una gran vergogna, ma autorizzata e, a volte, incoraggiata — eppure per i membri di nove società su tredici quell’osservazione era un disonore tremendo, se non per qualche circostanza che lui non riusciva a ricordare. Le Far Dareis Mai erano una delle nove. Quello era uno dei pochi modi di incorrere in un toh nei confronti di un gai’shain, ma era considerato l’obbligo più severo di tutti. Apparentemente Sulin aveva deciso di assolverlo accettando agli occhi degli Aiel una vergogna più grande di quella che aveva inferto. Era il suo toh, quindi era sua la scelta su come assolverlo, su quanto far durare la penitenza. Chi avrebbe potuto conoscere il peso del suo onore e la profondità dei suoi obblighi meglio di lei? Eppure l’aveva fatto perché lui non le aveva concesso abbastanza tempo. «È colpa mia» osservò Rand.
Era la cosa sbagliata da dire. Jalani lo guardò esterrefatta. Aviendha arrossì per l’imbarazzo; non c’erano scuse quando si incorreva nel ji’e’toh. Se salvare tuo figlio ti aveva messo in una posizione di obbligo nei confronti di un acerrimo nemico, dovevi pagarne il prezzo, senza battere ciglio.
Lo sguardo che Nandera lanciò ad Aviendha avrebbe potuto caritatevolmente essere definito denigratorio. «Se la smettessi di sognare a occhi aperti le sue sopracciglia, forse saresti un insegnante migliore.»
Aviendha era nera dall’indignazione, ma Nandera fece scattare le mani nel linguaggio muto delle Fanciulle rivolgendosi a Jalani, cosa che fece ridere di cuore lei e arrossire Aviendha, ora molto imbarazzata. Adesso Rand si aspettava la proposta di danzare le lance. Be’, non proprio quello. Aviendha gli aveva insegnato che le Sapienti e le loro apprendiste non lo facevano. Ma non si sarebbe sorpreso se avesse tirato Nandera per le orecchie.
Rand parlò rapidamente, per prevenire la situazione. «Visto che sono io il motivo per cui Sulin ha fatto quel che ha fatto, non ho forse un toh nei suoi confronti?»
A quanto pareva, era possibile rendersi anche più ridicolo di quanto non avesse già fatto fino a quel momento. Il volto di Aviendha divenne ancora più rosso e Jalani prese a esaminare con estremo interesse il tappeto. Anche Nandera sembrava leggermente mortificata dalla sua ignoranza. Era possibile far notare a qualcuno di avere un toh, ma sarebbe stato un insulto, oppure si poteva ricordarlo a qualcuno, ma chiedere significava non sapere. Be’, Rand sapeva di averlo. Avrebbe potuto cominciare con l’ordinare a Sulin di uscire da quel ridicolo abito da inserviente e indossare di nuovo il cadin’sor, avrebbe potuto... impedirle di osservare il suo toh. Qualunque cosa avesse fatto per alleviarle la pena avrebbe interferito con l’onore di Sulin. Il suo toh, una libera scelta. C’era qualcosa, ma non riusciva a identificarla. Forse avrebbe potuto chiedere ad Aviendha. Più tardi, quando non sarebbe stramazzata per la mortificazione. I volti delle tre donne rendevano esplicito che l’aveva imbarazzata fin troppo per il momento. Luce, che disastro. Chiedendosi come avrebbe potuto trovare una via d’uscita, si accorse di avere ancora la lettera fra le mani. La mise in tasca per slacciare il cinturone e appoggiare la spada e lo scettro del Drago, quindi la riprese. Chi avrebbe potuto inviare un messaggio per mezzo di un cavaliere che non si era nemmeno fermato per mangiare? Sul foglio non vi era nulla, nemmeno un nome; solo il corriere che ora era svanito avrebbe potuto dire da parte di chi fosse. Il sigillo non era riconoscibile, una specie di fiore stampato su cera viola, ma la lettera era pesante, segno che era stata usata una carta del tipo più costoso. Il contenuto, scritto in bella grafia, gli evocò un sorriso pensieroso.
Cugino,
i tempi sono delicati, ma sento di doverti scrivere per assicurarti la mia buona fede ed esprimerti le mie speranze nel tuo ritorno. Non temere: ti conosco e ti riconosco, ma esistono quelli che non sorriderebbero a nessuno che si avvicinasse a te, se non tramite loro stessi. Non chiedo nulla se non che tu mantenga segrete le mie confidenze nel fuoco del tuo cuore.