Бесплатная библиотека
Читайте книгу на сайте или телефоне
READ-E-BOOK » Триллеры » Quando il ghiaccio si scioglie [Lime's billede - it]
Quando il ghiaccio si scioglie [Lime's billede - it] - Читать Любимую Русскую Полную Книгу 👉 Read-E-Book.com

Quando il ghiaccio si scioglie [Lime's billede - it]

Электронная книга - «Quando il ghiaccio si scioglie [Lime's billede - it]». Краткое содержание книги:

Peter Lime, danese, professione fotografo, è felicemente sposato e dirige una fiorente agenzia. Durante un appostamento per un servizio scandalistico, scatta di nascosto una serie di foto compromettenti a un ministro del governo spagnolo impegnato in calde effusioni con una giovane starlette televisiva. E’ l’inizio di un’allucinante spirale di misteri e violenza che lo risucchia senza possibilità di scampo. La chiave è forse nascosta in un’altra immagine, scattata vent’anni prima e nell’identità misteriosa della donna che vi è ritratta.
1 ... 13 14 15 16 17 18 19 20 21 ... 59
Перейти на страницу:

«Allora non ci credi? Non credi che sia stata l’ETA?»

«È una tesi rispettabilissima. Capita a tutti di sbagliare, perché non all’ETA? La spietatezza dell’attentato è coerente con l’idea che abbiamo del terrorismo. E poi individuare una logica, per quanto perversa, nell’accaduto aiuterebbe sia te che me a riconciliarci, per quanto possibile, con la tragedia. Oppure no…»

«Credo che andrò a San Sebastián» dissi.

«Ti capisco. Forse fai bene. Ma ricordati che lo stato è disposto a tutto nella lotta contro il terrorismo. Non guarda in faccia nessuno.»

«Ho delle vecchie conoscenze che potrebbero…»

«So chi sono i tuoi amici, Pedro. Anche la polizia li conosce bene.»

«Non sono più dei fuorilegge.»

Nel 1977, alla vigilia delle prime elezioni libere dopo quarant’anni, lo stato spagnolo aveva concesso un’amnistia a tutti i membri dell’ETA che avessero rinnegato la violenza. I detenuti politici erano stati liberati ed era stata fatta tabula rasa. Molti vecchi membri dell’ETA avevano appeso le armi al chiodo e adesso conducevano una vita normale nelle Province Basche che avevano ottenuto l’autonomia sotto il nome di Euskadi. Ma una nuova generazione di baschi aveva abbracciato la lotta armata contro lo stato spagnolo, e la sua spietatezza superava quella dei vecchi partigiani.

Continuai:

«Ma restano baschi. Il fatto che da anni abbiano deposto le armi non significa che siano disposti a lasciare che la polizia spagnola faccia di loro dei delatori. Io non sono la polizia. Forse riuscirò a scoprire qualcosa.»

«E a tenere la mente occupata. Ti capisco, Pedro.»

«Sei disposto ad aiutarmi?»

«Io…»

«Potresti sfruttare i tuoi vecchi contatti per informarti, sondare fonti per me inaccessibili.»

Prese un piccolo sorso del rosé. Mi alzai e rientrai in casa. Volevo dargli il tempo di riflettere in pace, così decisi di dedicarmi alla cena.

Il primo piano della villa consisteva in un unico spazio fresco e accogliente in gran parte riservato alla cucina. Il pavimento era di mattonelle, bianche come le pareti. Al piano superiore c’erano quattro stanze da letto, una delle quali era la mia. Nel soggiorno, sotto un’immagine della Vergine con Gesù Bambino in braccio, Don Alfonso aveva sistemato una foto di Amelia e Maria Luisa. L’avevo scattata un giorno d’estate di due anni prima, in giardino. In piedi davanti alle piante di pomodori di cui mio suocero andava così orgoglioso, Amelia e Maria Luisa ridevano. La luce disegnava un’aureola intorno ai loro leggeri abiti estivi. Era un’immagine bella e traboccante di vita, e soffrivo ogni volta che la vedevo, ma Don Alfonso si rifiutava di metterla via. Accanto alla foto incorniciata c’erano due candele, e sapevo che lui le accendeva quando non ero in casa.

Il menù prevedeva insalata di pomodori e cotolette d’agnello, che preparai in padella con olio, aglio e del basilico raccolto in giardino. Doña Carmen, la governante, aveva comprato del pane fresco. Disposi stoviglie e pietanze su un vassoio, versai un bicchiere di vino rosso per Alfonso, presi un’altra lattina di Coca dal frigorifero e portai tutto in terrazzo. Consumammo la cena in silenzio.

Poi mi alzai, lavai i piatti, preparai il caffè e glielo portai fuori, insieme al suo brandy serale. Ormai era calata la notte. Una splendida notte spagnola, vellutata, che ci avvolgeva attutendo i rumori della campagna intorno a noi.

«Una volta credevo nella vita» disse. «Ero convinto che fosse importante. La fede mi abbandonò nelle trincee davanti a Madrid. Quando mia moglie morì di parto, mi disperai. Ma la vista di Amelia mi riconciliò con Dio, accettai quel dono imputando la perdita di mia moglie al destino. Non si può vivere con il vuoto nell’anima e chi non sa pregare è un infelice.»

Fece una pausa e riprese:

«Questo secolo è stato una lunga serie ininterrotta di crimini. Ma adesso, con il nuovo millennio alle porte, abbiamo ragione di essere moderatamente ottimisti. A volte ripenso al passato e mi sento orgoglioso di appartenere alla mia generazione. Abbiamo sconfitto il nazismo, abbiamo sconfitto il comunismo. E in Europa abbiamo vinto la povertà della specie peggiore, quella che uccide. Forse non mi crederai, ma durante gli anni del regime franchista pensavo che i mezzi non sempre nobili a cui ricorrevamo sarebbero serviti a fare della Spagna una nazione civile. Il paese in cui sono nato più di settant’anni fa era povero, arretrato e isolato, pieno di miseria e di analfabeti, odio e crudeltà. Un milione di persone perse la vita nella guerra civile. Quarant’anni di ferite e cicatrici misero a dura prova la Spagna. Ma oggi siamo un popolo civile e democratico. E questo mi fa piacere. Mi fa piacere che ci sia di nuovo un re, che le nuove generazioni diano tutto questo per scontato. In fondo era il nostro grande scopo: che vivere in pace diventasse un fatto scontato».

Ci fu una nuova pausa, poi riprese più sommessamente:

«Quando ci hanno portato via Amelia e Maria Luisa, Dio è morto per la seconda volta nella mia vita. Non penso che risorgerà. Però a volte lo spero, e siccome spesso lo maledico, vuol pur dire che non ho smesso di credere nella sua esistenza, o no? Vado a messa, ascolto quelle parole familiari, chiudo gli occhi, giungo le mani, e… non riesco a pregare. Le mie parole inaridiscono come questo giardino in agosto. Non riesco neanche a confessarmi. Vorrei tanto tornare a credere alla resurrezione e alla vita eterna, ma non ci riesco».

I suoi occhi erano lucidi nella luce che dal soggiorno si riversava morbida in terrazzo. Prima d’allora non lo avevo mai visto piangere, né tradire altra emozione che la gioia di contemplare la sua nipotina.

Posai una mano sulla sua, fresca e asciutta. Non ci toccavamo mai e per un momento credetti che si sarebbe sottratto a quel contatto, invece l’altra sua mano andò a posarsi sulla mia.

«Ti aiuterò, Pedro. Non desidero vendicarmi, e ho smesso di credere anche nella giustizia. Ma ti aiuterò ugualmente, per due ragioni. Perché servirà a distrarti da quel dolore che cerchi di nascondere a me e a te stesso. In secondo luogo, lo farò perché te lo devo: hai dato a mia figlia i suoi anni più felici, e a me una splendida nipotina.»

7

L’indomani andai in ufficio. Madrid boccheggiava assediata da un’impossibile calura e dal solito, caotico esercito di auto strombazzanti. L’asfalto cuoceva e le foglie penzolavano tristemente, secche e impolverate, dai rami degli alberi.

L’agenzia era su Paseo de la Castellana, una strada pedonale sempre molto frequentata. Oscar e Gloria, proprietari di tutto il palazzo, abitavano nell’attico; la Ospe News era al piano di sotto, sulla sinistra uscendo dall’ascensore. A destra invece c’era lo studio legale di Gloria, dove giovani avvocati rampanti rimanevano incollati a computer e telefoni fino a tarda sera. Possedevo quote importanti di entrambe le società, due realtà strettamente interdipendenti, che tenevamo distinte soltanto per ragioni fiscali.

Da giovane avvocatessa neo laureata, negli anni del tramonto della dittatura, Gloria si era fatta le ossa e un nome difendendo socialisti e comunisti, liberali e sindacalisti, attivisti dei gruppi studenteschi e terroristi dell’ETA o della GRAPO con la furia di una leonessa, in aula e sui media. La stampa impazziva per quella giovane, avvenente avvocatessa politicamente impegnata, non si stancava di decantare il fulgore dei suoi occhi neri e il fascino selvatico della sua chioma scarmigliata.

A distanza di tanti anni Gloria accettava ancora qualche rara causa penale a titolo gratuito o in cambio della misera parcella che le autorità riconoscevano al difensore incaricato d’ufficio. Preferiva le cause in cui l’imputato era povero e donna, meglio se maltrattata dal marito. La sua percentuale di successi era invidiabile: nella maggior parte dei casi otteneva l’assoluzione o una pena minima per l’imputata. Le sue cause attiravano sempre l’attenzione dei media, e lei le accettava sia perché amava cimentarsi contro uomini che raramente si dimostravano alla sua altezza, sia perché in quel modo appariva in televisione. E la televisione attirava clienti come un biscotto le formiche.

1 ... 13 14 15 16 17 18 19 20 21 ... 59
Перейти на страницу:
0
Сюжет
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Атмосфера
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Главный герой
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Общее впечатление
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
Итоговая оценка: 0.0 из 10 (голосов: 0 / История оценок)