La Freccia Azzurra
- Автор: Родари Джанни
- Язык: итальянский
- Жанр: Детская проза
Электронная книга - «La Freccia Azzurra». Краткое содержание книги:
Il romanzo è apparso una dozzina d'anni or sono, nelle edizioni del CDS di Firenze. È stato già tradotto in varie lingue, mentre altre traduzioni sono in corso. Per questa nuova edizione l'autore lo ha completamente rivisto, senza tuttavia nulla aggiungere alla favola ispirata al mondo dei giocattoli e quasi suggerita da loro: dalle Tre Marionette prive di cuore, dall'Ingegnere Capo del Meccano, dagli intrepidi ferrovieri della Freccia Azzurra.
Il libro e particolarmente adatto ai bambini fra i sette e i nove anni, ma può essere letto con divertimento ad ogni età, come capita spesso ai libri per ragazzi.
Franco aveva parlato con tanta cordialità, che i pastelli gli si avvicinarono saltellando, contenti di sentirsi apprezzati. Con tipi come il Giallo e come il Verde, basta una buona parola e subito anche loro smettono le loro arie e diventano dei pastelli per bene.
— Se vuoi fare il pittore — disse il Marrone, il più pacifico di tutti i colori — ti consiglio di disegnare scene di campagna, così potrai adoperarmi.
— Per me fa lo stesso — disse l'Azzurro. — Un po' di cielo^ci vuole sempre.
— Ragazzi — disse il Rosso — perché stiamo a perdere tempo in chiacchiere? Io ho un'idea.
— Sentiamo.
— Dal momento che Franco non dorme, perché non lo teniamo un poco allegro? Disegniamo qualcosa per lui.
— Oh, bene, che bell'idea — esclamò Franco. — Guardate su quel tavolo: ci dovrebbe essere qualche foglio di carta bianca. Non sarà una gran bella carta: sono i fogli dove il droghiere mette il caffè, e io li tengo da parte per disegnare.
— Comincio io — sentenziò il Nero, con solennità.
Distese un foglietto sul comodino, a due palmi dagli occhi di Franco, e saltellando qua e là vivacemente disegnò il tronco ed i rami di un albero.
Subito il Marrone si gettò sul tronco e lo colorò a meraviglia, il Verde invece si mise coscienziosamente all'opera tra i rami e li riempì di foglie.
Franco applaudiva, ma il Giallo torse il naso.
— Questo è un disegno fuori stagione — disse — d'inverno gli alberi non sono verdi. Tutt'al più conservano qualche foglia gialla.
— Dimentichi i pini e gli abeti, che non perdono mai le foglie.
— Io ho un'idea migliore — annunciò l'Azzurro.
Prese un foglio, vi strisciò la punta facendo un segno bizzarro e pochi minuti dopo una bellissima mucca azzurra si levò dal foglio e batté gli zoccoli sul comodino, facendo tintinnare il campanello azzurro che portava al collo.
— Muu! — muggì graziosamente la Mucca Azzurra.
— Forse deve fare il latte, — disse Franco — quando le mucche si lamentano, debbono fare il latte. Io però non la so mungere.
Ci si provò il Marrone che era un colore campagnolo: la Mucca Azzurra faceva un bellissimo latte azzurro.
— Questa poi non l'avevo mai vista — rise Franco.
— È colpa dell'Azzurro — sentenziò il Giallo — ha voluto fare tutto da solo. Tutti sanno invece che il latte è giallo.
— Giallo? Ma che cosa ci vieni a raccontare?
— Oh, non stiamo a discutere — disse il Rosso — ora tocca a
me.
A vederlo balzare qua e là sul foglio con la velocità di un ballerino, metteva addosso un'allegria irresistibile. Ancora prima di vedere il suo disegno c'era da scommettere che sarebbe stato qualcosa di assai buffo.
— Ecco fatto — annunciò con una risatina.
Aveva disegnato uno strano ometto che non si riusciva a indovinare come facesse a stare assieme, perché era tutto a pezzetti stac-
cati. Le mani non erano attaccate alle braccia, le braccia e le gambe non erano attaccate al tronco, il naso non era attaccato alla faccia e la testa non era attaccata al collo.
— Viva l'Omino a Pezzettini! — gridò Franco.
L'omino provò a sollevarsi dal foglio e subito perdette una gamba.
Si curvò a raccoglierla e se l'attaccò con gran pena, ed ecco che una mano gli schizzò via.
— Ho perduto una mano! Dov'è la mia mano?
Si mise in ginocchio a cercare la sua mano per terra e la testa gli rotolò via come una palla. Anche rotolando, la testa non cessò di lamentarsi e di gridare:
— Aiuto, aiuto! Sono stato ghigliottinato! Sono innocente, perché volete tagliarmi la testa?
A Franco, dal gran ridere, vennero le lagrime agli occhi.
— Su, coraggio! — diceva, tentando di rimettere insieme i pezzettini. — Ecco, ora sei tutto intero: facci vedere come cammini.
L'Omino a Pezzettini fece qualche passo, perdette mezzo braccio destro e mezza gamba sinistra e rovinò a terra miseramente.
Tutti i pastelli disegnarono qualcosa: le figurine, appena terminate, si sollevavano dalla carta e se ne andavano attorno a curiosare. L'Azzurro disegnò una barchetta con un marinaio, il quale, vedendo il latte della Mucca Azzurra, credette che fosse il mare e cominciò subito a navigare.
Ad un tratto si sentì una vocetta che chiamava:
— Ehi! Ehi!
— Chi va là? — domandò il Giallo, che conosceva tutti i regolamenti, compresi quelli delle sentinelle.
— Eh, non fare tante storie, amico. Sono un povero topo affamato, e credo che qualcuno di voi dovrà sacrificarsi a servirmi da cena. Le matite mi sono sempre piaciute, nere o colorate che fossero.
I pastelli si raggrupparono in fretta vicino a Franco, che stese una mano per difenderli.
— Dico, messerTopo, se hai intenzione di sfamarti a spese dei miei amici, ti avverto che hai sbagliato indirizzo.
— In questa casa non ci si resiste — brontolò il Topo, mostrando i dentini. — Mai una crosta di formaggio, mai un uovo da rubare, mai un fiasco d'olio da potervi intingere la coda, mai un sacchetto di grano o di farina da potervi scavare delle gallerie. In una settimana ho perso metà del mio peso.
— Mi rincresce — disse Franco — ma anch'io sono andato a letto senza cena. Non posso fare nulla per aiutarti. E i miei pastelli non sono legno per i tuoi denti.
— Almeno — gridò il Topo. — Almeno ordina loro che mi disegnino qualcosa da mangiare. Ho visto che sono così bravi.
— D'accordo, questo si può fare.
— Ci penso io — disse il Giallo. E in quattro e quattr'otto disegnò una fettina di groviera, con i buchi e la lagrima.
— Tante grazie — esclamò il Topo leccandosi i baffi. Nessuno aveva fatto in tempo a vedere la fettina sparire nella sua bocca. Era stato più svelto di un lampo.
— Alla grazia, che appetito — disse il Rosso. — Ma ora aspetta. Ti accomodo io.
Stese un foglio pulito e vi disegnò un cerchio rosso.
— Dev'essere formaggio olandese — disse il Topo. — Ricordo di averne assaggiato una volta, ed aveva proprio quella bella crosta rossa.
— Aspetta, non ho ancora finito.
Il Rosso disegnò un altro cerchio più piccolo sopra il primo e continuò per un bel pezzo a fare strani segni.
— Strano — osservò il topo — non ho mai visto del formaggio olandese con i buchi così grossi. Ci dev'essere già passata una famiglia di topi. E adesso, per favore, fatti da parte.
— Ih, che fretta, — ridacchiò il Rosso — se ho appena cominciato! Ti voglio preparare un piattino che te lo ricorderai per tutta la tua vita.
E continuando a disegnare aggiunse alla sua strana figura una specie di coda, che al topo parve un pezzo di salsiccia.
— Salsiccia? Ecco una buona idea. Non ricordo quando ne ho mangiato l'ultima volta. Forse, anzi, non ne ho mai mangiato in vita mia, e la riconosco solo perché assomiglia ai racconti di mio padre, che abitava nella bottega di un pizzicagnolo. Ma adesso, per favore, fatti in là e lascia che ci metta i denti, perché l'acquolina mi scende per la gola a cascate, e credo che finirà col soffocarmi.
— Adesso, adesso ho finito — annunciò il Rosso. E con un ultimo tocco…
Il Topo guardò inquieto la figura che si svegliava e si sollevava pigramente dalla carta.
— Ma questo… ohi, dico, che scherzo è questo… volete forse… Aiuto! Mamma mia!
E corse via così in fretta che perse la coda. Il Rosso scoppiò a ridere allegramente. Egli aveva disegnato un gatto, un terribile gat-tone rosso che si lucidava gli artigli e si leccava i baffi. Miagolò pigramente e si strofinò contro la mano di Franco, per farsi accarezzare.