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Pianeta di caccia [Grass - it]

Электронная книга - «Pianeta di caccia [Grass - it]». Краткое содержание книги:

Marjorie Westriding Yrarier è stata inviata sul pianeta Grass per rispondere a un misterioso interrogativo: un contagio si sta spargendo fra le stelle, un’epidemia mortale che minaccia di distruggere la razza umana. Nessun pianeta ne è rimasto immune, tranne Grass. Perché?
Poco si conosce di Grass, se non che si tratta di un luogo idilliaco, dove la natura è assolutamente intatta e l’ambiente conserva un perfetto equilibrio. Interamente coperto dalle più strane varietà di vegetazione che si possano immaginare, il pianeta è un’autentica anomalia cosmica. Un gruppo di famiglie giunte secoli prima per colonizzarlo hanno edificato rapidamente una nuova società, ignorando la presenza aliena e creando un’aristocrazia che ruota attorno all’evento della Caccia. Con il passare delle generazioni, la vita su Grass e i vari usi e costumi sono sempre più sprofondati nel mistero e la Caccia, evento già ben noto sulla Terra, si è ora trasformato in uno strano rito, tremendo e inquietante. Già, perché qual è la vera natura e la vera funzione delle creature che partecipano alla Caccia, che cosa si nasconde dietro questo ciclico rituale e soprattutto... qual è la preda? Come ben presto intuisce Lady Westriding, su questo strano pianeta lontano milioni di chilometri vi sono più misteri di quanti se ne possano immaginare.

Nominato per i premi Hugo e Locus in 1990.
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— Quanto dura un periodo?

— Sessanta giorni. Si tratta di una suddivisione arbitraria compiuta dai primi coloni. Quando un anno dura oltre duemila giorni, non ha molto senso fissare durate più brevi. Dunque, sessanta giorni corrispondono ad un periodo, dieci periodi corrispondono a una raccolta, che è l’equivalente di una stagione, e quattro raccolte corrispondono a un anno. Riflettiamo il nostro retaggio terrestre nel dividere ogni periodo in quattro settimane di quindici giorni, ma senza attribuire a ciò alcun significato religioso.

Poiché aveva capito, Marjorie annuì e si arrischiò ad osservare: — Dunque non avete la festività del sabato.

— No, e neppure nessun’altra festività planetaria di alcun genere. Ciò non significa che non abbiamo religione, ma semplicemente che manteniamo una netta separazione fra la vita religiosa e la vita civile. I nostri antenati, pur essendo tutti nobili, provenivano dalle culture più diverse, quindi desideravano evitare ogni genere di conflitto.

— Abbiamo molto da imparare — commentò Marjorie, palpando il cuoio morbido del minuscolo Nuovo Testamento che teneva in tasca. Prima che lei e Rigo lasciassero la Terra, padre Sandoval aveva inviato il libriccino alla Chiesa in Esilio affinché fosse benedetto dal Papa: sostenendo di conoscerla meglio di quanto lei medesima si conoscesse, le aveva assicurato che, dileguato l’iniziale entusiasmo, il Vangelo l’avrebbe aiutata ad adattarsi alla nuova esperienza. Fino a quel momento, però, ella ne aveva tratto ben poco conforto. — Le autorità della Santità — aggiunse — non ci hanno detto quasi niente a proposito di Grass.

— Perdonatemi, se lo dico, ma i Terrestri non sanno nulla di Grass: in passato hanno dimostrato scarsissimo interesse nei nostri confronti.

Ancora una volta la Terra, il pianeta, era confusa con la Santità, l’impero religioso. Accettando il rimprovero, che d’altronde era stato espresso con gentilezza e probabilmente era giustificato, Marjorie annuì. In effetti, i Terrestri non si erano affatto curati di Grass, né di Semling, né di Cancelli Perlacei, né di Shafne, né di Pentimento, né di alcun altro dei cento remoti pianeti, perduti nell’oceano dello spazio, che erano stati colonizzati dall’umanità. La civiltà superstite sulla Terra era stata troppo impegnata a contenere la popolazione e a ripristinare l’ecologia virtualmente distrutta dallo sfruttamento dell’umanità insaziabile, per preoccuparsi delle emigrazioni che pure l’avevano salvata. Dall’estremo settentrione, la Santità controllava il comportamento dei suoi seguaci ovunque fosse possibile, mentre tutti gli altri abitanti della Terra si limitavano a cercar di sopravvivere. Però, a parte il periodo delle celebrazioni annuali, a cui partecipavano anche i fedeli provenienti da altri pianeti, sembrava che la Santità non esistesse; e infatti essa non corrispondeva alla Terra. Marjorie avrebbe voluto dichiarare a voce alta, con passione, che la Terra era la sua patria; tuttavia se ne astenne. Chiese invece: — Potrei vedere le stalle? I nostri cavalli sono già stati rianimati e condotti qui, vero?

Fino a quel momento il viso dell’aristocratico non aveva mai manifestato nulla di simile a un autentico disagio. Jerril aveva ricevuto gli Yrarier al porto, nel centro di accoglienza del rianimatorio, dove aveva dato disposizioni per il ritiro dei loro bagagli; poi, con due aeromobili, li aveva accompagnati all’estancia che era stata riservata al loro «soggiorno»; infine aveva mostrato a Marjorie gli appartamenti estivi, mentre Roderigo si era recato agli appartamenti invernali e agli uffici della nuova ambasciata insieme con Eric bon Haunser, che era più giovane dell’obermun, ma non era meno fedele all’aristocrazia grassiana, cui apparteneva. Nello svolgere la sua funzione tutt’altro che trascurabile di accompagnatore, Jerril si era dimostrato calmo, cortese, affabile; però la domanda a proposito dei cavalli lo mise a disagio, anche se tale stato d’animo fu tradito unicamente da un guizzar di muscoli agli angoli della bocca, e soltanto per un istante fugace.

Espertissima nel comunicare coi cavalli, e vincitrice di medaglie d’oro nel dressage, nella corsa ad ostacoli e nelle gare di resistenza, Marjorie era molto abile nell’interpretare il linguaggio somatico. In tono gentile, conservando un assoluto controllo di se stessa, domandò: — Qualcosa non va?

— Non siamo stati… — Jerril fece una pausa, cercando il modo migliore di esprimersi. — Non siamo stati preavvisati a proposito degli animali.

Animali? pensò Marjorie. E da quando i cavalli sono «animali»? Quindi chiese: — Ciò crea forse qualche problema? Da Semling ci hanno informato che l’estancia è fornita di stalle.

— No, non di stalle. Qua vicino vi sono ricoveri che, inutile dirlo, erano usati dagli Hippae prima della costruzione dell’estancia.

Perché inutile dirlo? pensò Marjorie. E cosa sono gli Hippae? Probabilmente si tratta di quegli animali, nativi del pianeta, che sono simili ai cavalli. E chiese di nuovo: — Gli Hippae sono dunque tanto diversi, che le nostre cavalcature non possono occuparne gli stallaggi?

— Gli Hippae non usano stallaggi — spiegò Jerril, senza però sembrare sincero. Era così imbarazzato, che si mordicchiò l’unghia di un pollice, prima di continuare: — Attualmente, il ricovero presso Collina d’Opale non è usato dagli Hippae, quindi credo che potrà ospitare in modo adeguato i vostri cavalli. Al momento, purtroppo, non abbiamo a disposizione alcun aviocarro. — Di nuovo tentò di sorridere: — Vi prego di scusarci, lady Marjorie. Abbiamo avuto qualche piccolo contrattempo, tuttavia sono certo che in un paio di giorni al massimo risolveremo il problema.

— Dunque i cavalli non sono stati rianimati — ribatté Marjorie, irata, in tono suo malgrado tagliente, pensando: Povere creature! Le hanno lasciate in quell’incubo di gelido nulla!

— Non ancora, ma provvederemo entro pochi giorni.

Decisa a non trovarsi in imbarazzo e a conservare la propria dignità, Marjorie recuperò prontamente il controllo di se stessa: — Vi dispiacerebbe se mi recassi all’astroporto, o se mandassi uno dei miei figli? Se non avete nessuno abituato a trattare i cavalli, Stella sarebbe lieta di andare, oppure Anthony. — E pensò: Oppure io stessa, o Rigo: chiunque di noi, per l’amor del cielo!

— Vostro figlio?

Il sollievo di Jerril fu così evidente, che Marjorie si rese conto che quell’aspetto del problema aveva una importanza notevole. Senza dubbio si trattava di qualche dettaglio di etichetta: forse era indegno sia dell’ambasciatore che di sua moglie occuparsi di faccende del genere. D’altra parte, chi altri avrebbe potuto incaricarsene? Ad ogni modo conveniva lasciar correre, e non mettere a repentaglio la missione per un ritardo di due soli giorni: sembrava proprio che l’incarico diplomatico fosse l’occasione, per cui Marjorie aveva tanto pregato, di compiere qualcosa di significativo. Dopotutto, Don Chisciotte e El Dia Octavo potevano continuare il loro sonno ancora per qualche tempo, insieme a Sua Maestà, Ragazza Irlandese, Millefiori e Stella Azzurra.

— Non vediamo l’ora di partecipare alla nostra prima Caccia — dichiarò Marjorie. Poi subito aggiunse, notando l’evidente costernazione dell’obermun: — Soltanto come spettatori, naturalmente. — Ma l’espressione di puro panico che trasformò il volto di bon Haunser le fece capire di aver soltanto peggiorato la situazione: Buon Dio! pensò. Cosa ho mai detto?

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