La regina dei dannati [The Queen of the Damned - it]
- Автор: Райс Энн
- Серия: Cronache dei vampiri #3
- Год: 1990
- Язык: итальянский
- Год: Longanesi
- ISBN: 978-88-304-0970-5
- Переводчик: Roberta Rambelli
- Жанр: Ужасы
Электронная книга - «La regina dei dannati [The Queen of the Damned - it]». Краткое содержание книги:
Baby Jenks balzò dalla Harley che era caduta. Il rumore cessò. Poi sentì nelle orecchie uno squillo intenso.
«… tutto ciò che vuoi», stava dicendo il Morto. «Qualunque cosa, non hai che da chiedere e lo faremo. Siamo i tuoi servitori…» Poi passò correndo accanto a Baby Jenks e per poco non la fece cadere. Afferrò la moto.
«Ehi!» gridò Baby Jenks. Ma nel momento i cui si mosse per raggiungerlo, il Morto prese fuoco. Urlò.
E anche Baby Jenks urlò e urlò. Il Morto bruciava e si rotolava a terra come una girandola. E dietro di lei, la casa della congrega esplose. Sentì la vampata di caldo alla schiena, vide gli oggetti volare in aria. Il cielo era così illuminato che sembrava mezzogiorno.
Oh, Gesù santo, lasciami vivere, lasciami vivere!
Per una frazione di secondo pensò che il suo cuore stesse per scoppiare. Stava per abbassare lo sguardo e controllare se il petto si fosse squarciato e il cuore eruttasse sangue come lava da un vulcano: ma il caldo crebbe dentro di lei e swoosh… non era più lì.
Saliva e saliva attraverso un tunnel nero, aleggiava in alto e guardava la scena.
Oh, sì, proprio come prima. Ed era là, la cosa che li aveva uccisi, una figura bianca in mezzo agli alberi. Gli abiti del Morto fumavano sull’asfalto. E anche il suo corpo bruciava.
Attraverso le fiamme vedeva i puri contorni neri del suo cranio e delle sue ossa. Ma non le facevano paura. Non le sembrava neppure interessante.
Era la figura bianca a sbalordirla. Pareva una statua, come la vergine Maria nella chiesa cattolica. Fissava gli scintillanti fili argentei che sembravano irradiarsi dalla figura in ogni direzione, fili di luce danzante. E mentre saliva più in alto, vide che i fili argentei si protendevano, si aggrovigliavano con altri fili e formavano una rete gigantesca su tutto il mondo. E nella rete c’erano tanti Morti, imprigionati come mosche in una ragnatela. Minuscoli punti di luce che palpitavano e si collegavano alla figura bianca, ed era quasi bello… però era molto triste. Oh, le povere anime di tutti i Morti, prigioniere nella materia indistruttibile che non poteva invecchiare né morire.
Ma era libera. La rete era lontana da lei. E vedeva tante cose.
E c’erano migliaia e migliaia di altri morti anche lassù, in un grande strato grigio e nebuloso. Alcuni erano smarriti, altri lottavano tra loro, altri ancora guardavano dov’erano morti ed erano patetici perché non sapevano o non credevano d’essere morti. Ce n’erano alcuni che cercavano di farsi vedere e sentire dai vivi, ma non ci riuscivano.
Sapeva d’essere morta. Era già accaduto. Stava semplicemente passando attraverso quel covo nebbioso di esseri tristi. Ormai stava andando. E la pateticità della sua vita terrena l’addolorava. Ma non era la cosa più importante.
La luce splendeva di nuovo, la stessa luce magnifica che brillava quando per poco non era morta, la prima volta. Si mosse in quella dkezione e vi entrò. Era davvero bellissimo. Non aveva mai visto simili colori, un simile fulgore, non aveva mai udito la musica purissima che ora stava ascoltando. Non c’erano parole per descrivere tutto questo: trascendeva ogni linguaggio. E questa volta nessuno l’avrebbe riportata indietro!
Perché quella che veniva verso di lei, per accòglierla e aiutarla… era sua madre! E sua madre non l’avrebbe mai lasciata andare.
Non aveva mai provato un amore come quello che sentiva ora per sua madre; ma del resto l’amore la circondava… la luce, il colore, l’amore… erano tutte cose indistinguibili l’una dall’altra.
Ah, povera Baby Jenks, pensò mentre guardava la terra per l’ultima volta. Ma non era Baby Jenks, adesso. Non lo era più.
3.
LA DEA PANDORA