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Uomo al piano zero [Ground Zero Man - it]

Электронная книга - «Uomo al piano zero [Ground Zero Man - it]». Краткое содержание книги:

Immaginate di aver costruito un apparecchio (sul tipo di una radio-trasmittente) capace di emettere impulsi capaci a loro volta di innescare la ben nota reazione a catena in tutte le ogive nucleari attualmente esistenti in tutte le basi atomiche del mondo. Per costruire un apparecchio del genere dovreste indubbiamente aver risolto dei problemi scientifici d’una certa difficoltà... Ma se ci pensate un momento vi renderete conto che quelle difficoltà erano niente di fronte al problema che vi aspetta adesso (e che aspetta il protagonista di questo romanzo): quando e in che modo vi proponete di utilizzarlo, il vostro benefico apparecchio?
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Si sforzò di ricordare la data esatta della partenza, ma non ce la fece. Anzi, forse la Knight era già partita. Ma, se la biologa avesse accettato, in quanto membro di una missione scientifica accreditata, di portare con sé una busta, indubbiamente la lettera avrebbe superato senza rischi le barriere doganali e di sicurezza. E se gliene consegnava una destinata a un giornale, non sarebbe stato difficile inventare una spiegazione in modo da soddisfare la sua curiosità. Nel caso che la scienziata fosse già partita, doveva cercare un’altra soluzione. Comunque, valeva la pena di accertare come stavano le cose.

Il prossimo centro era Aldershot. Hutchman accelerò, e poco dopo si lasciava alle spalle tutti gli edifici militari che si stendevano, per miglia e miglia, ai due lati della strada. Si fermò a una cabina telefonica vicino alla città e chiamò Roger Dufay, il funzionario stampa della Westfield, che era anche giornalista scientifico indipendente e collaboratore del bollettino I.J. Il telefono suonò a lungo, e finalmente Dufay rispose.

«Salve, Roger!» Hutchman si sforzava di apparire cordiale e distaccato. «Mi spiace disturbarti a casa, ma non so chi potrebbe darmi quest’informazione, oltre te.»

«Non ti preoccupare» Dufay era gentile, ma prudente. «Cosa vuoi sapere?»

«Dovrei trovare qualcuno diretto a Mosca per un seminario sul DNA, ma temo che sia troppo tardi.»

«Mmm. Non lo so. Come si chiama?»

Hutchman esitò un momento. Avrebbe potuto dare un nome falso, però Dufay era uno di quei tipi spaventosamente informati, capace di recitarti a memoria tutti i nomi della delegazione britannica. «È Audrey Knight.»

«Sei un vero diavolo, Hutch. Stanno così le cose, eh?»

«No, Roger.» No, anche tu, no!, pensava lui, stanco. «Ti pare che verrei a raccontarlo a te?»

«Non ce n’è affatto bisogno, mio caro. Non per niente chiamano Audrey la bici del Jeavons. Sei proprio un diavolo.»

«Senti, Roger, sai quando parte la delegazione inglese? Avrei piuttosto fretta.»

«Lo credo. Aspetta un momento.» Ci fu una pausa, durante la quale Hutchman si piegò sulle ginocchia per avere la faccia davanti allo specchio della cabina. Si era fatta più affilata, adesso la linea della mascella risaltava netta e, per la prima volta da anni, si accorse che si era dimenticato di farsi la barba. «Pronto, Hutch. Partiranno in aereo da Gatwick domani pomeriggio. Se vuoi arrivare prima dei commissari, sarà bene che ti trovi sul posto stasera e…»

«Grazie, Roger.» Hutchman posò il ricevitore e partì alla ricerca delle poste centrali di Aldershot. Arrivato, sfogliò le guide telefoniche delle zone di Camburn e di Crymchurch, e finalmente trovò il nome che cercava: Knight Audrey, 11, Moore’s Road, Camburn, 3436. Copiò il numero su un foglietto e, in preda a una subitanea apprensione, fece immediatamente il numero.

«Qui parla Audrey Knight.» Aveva risposto immediatamente, prima ancora che il telefono finisse di squillare, prendendolo alla sprovvista.

«Pronto, Audrey» era costretto a cercare le parole. «Ti ricordi di me? Sono Lucas Hutchman. Eravamo assieme a…»

«Lucas Hutchman!» la sua voce era stupita, ma contenta. «Certo che me ne ricordo! Ti ho visto di recente al Jeavons, ma non mi hai rivolto la parola.»

«Non ero sicuro che mi riconoscessi.»

«Be’, senza neanche salutarmi non hai certo aiutato la mia memoria, ti pare?»

«Temo di no.» Hutchman si accorse di diventare rosso e, senza eccessivo stupore, si rese conto che tra lui e quella donna praticamente estranea si era stabilito, nel giro di pochi secondi, una specie di contatto sessuale. «Mi lascio sempre scappare le buone occasioni.»

«Davvero? E allora perché mi hai telefonato? O sono troppo sfacciata?»

«Mi chiedevo…» Hutchman deglutì. «Lo so che è un po’ indiscreto da parte mia, ma chissà se puoi farmi un piacere.»

«Spero di sì, ma ti avverto che domani parto per Mosca, e tornerò soltanto fra tre settimane.»

«Ti telefono appunto per il tuo viaggio a Mosca. Ho un articolo sulla radiazione a micro-onde che vorrei far avere al direttore del Soviet Science al più presto. Naturalmente potrei spedirlo, ma ha l’aria così sospetta, come tutti gli scritti di matematica e ci sono tanti di quei censori, revisori, eccetera, che ci vorranno mesi prima di uscirne fuori, e allora…»

«Vuoi che lo consegni a mano? Sarei una specie di Trans-Siberiana, insomma.» Audrey rise allegramente, e Hutchman capì al volo di aver superato l’ostacolo.

«No, non è necessario» la rassicurò, pieno di gratitudine. «Te lo metto in una busta con l’indirizzo. Basta che tu lo infili in una buca o in quello che c’è al posto delle buche, laggiù.»

«Sono ben contenta di farti questo favore, Hutchman, ma c’è una difficoltà.»

«Quale?» Hutchman si sforzò di nascondere il disappunto.

«Io non ho ancora la busta. Come faccio ad averla?»

«Per questo, nessun problema. Te la porto oggi?»

«Sto ancora facendo le valigie, ma stasera sarò libera, se ti va bene.»

Hutchman aveva il cuore che gli batteva forte. «Sì, va benissimo. E dove?»

«Dove porti le ragazze, di solito?»

«Io…» Lucas si frenò in tempo, prima di dire che non andava mai in giro con ragazze. Te lo sei voluto, Vicky, pensò. «Ti andrebbe al Camburn Arms? Si va a cena?»

«Non vedo l’ora di esserci, Lucas. Va bene alle otto?»

«Ci vediamo alle otto, allora.» Posò il ricevitore e uscì dalla cabina, nel traffico di mezzogiorno. Si sentiva come se avesse buttato giù, a stomaco vuoto, una serie di bicchieri di gin. Si guardò attorno per qualche secondo in quella zona sconosciuta, prima di rendersi conto di essere ad Aldershot, prima tappa di un lungo giro per le contee meridionali. Ma il progetto subiva già una modifica. Ritornando alla macchina, Hutchman decise che, imbucando il primo gruppo di lettere in una sola infornata, avrebbe fornito meno appigli a un’eventuale indagine che seguendo un itinerario complesso. Gli scocciava pensare che il nuovo piano modificato e elaborato solo all’ultimo momento si rivelava migliore del precedente, a cui aveva dedicato diversi giorni. Comunque, era bene far sì che almeno un plico arrivasse rapidamente a Mosca.

Arrivato all’estremità occidentale di Aldershot, Lucas infilò la strada di Bath e in breve raggiunse Salisbury, dove imbucò un altro gruppo di buste. Soltanto ritornando a Crymchurch, si rese conto di cosa significava avere affidato alle poste di Sua Maestà la lettera antibomba. Fino a quel momento aveva ancora avuto la possibilità di tornare a una vita sana, normale. Ma ormai, il primo passo, irrevocabile, era compiuto.

7

Audrey Knight entrò nel bar lentamente, con i capelli neri raccolti nel collo del mantello sportivo e una borsa a tracolla che quasi toccava il pavimento. Hutchman, che era arrivato da poco, la osservò mentre attraversava il locale. Si chiese che cos’era in lei a indurre gli avventori uomini, quando passava, a tacere improvvisamente. Forse erano l’andatura ancheggiante, o il labbro inferiore sporgente e sensuale, a far venire delle idee. Lucas lasciò a metà l’analisi quando lei arrivò al tavolo, si sedette e si tolse il cappotto senza parlare.

«Lieto di rivederti» disse lui, in fretta. «Sono proprio contento che tu sia riuscita a venire.»

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