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READ-E-BOOK » Космическая фантастика » Il risveglio di Endymion [The Rise of Endymion]
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Il risveglio di Endymion [The Rise of Endymion]

Электронная книга - «Il risveglio di Endymion [The Rise of Endymion]». Краткое содержание книги:

L’inquisizione è tornata a colpire. Nell’anno del Signore 3131, la Chiesa, garante dell’immortalità fisica a tutti i suoi fedeli, ingaggia una crociata contro gli Ouster, indomiti mutanti di origine umana. E lancia nello spazio una spietata caccia a Aenea — la fanciulla ritenuta il nuovo messia — per carpire il segreto della sua forza misteriosa. Mentre Endymion è custodito nella cella della morte, la ribellione dei giusti sta per giungere al suo atto finale: tutto ruota intorno a Aenea, dotata di grandi poteri e portatrice di oscure verità… Dopo «Hyperion», «La caduta di Hyperion» ed «Endymion», Dan Simmons tocca con questo romanzo l’apice della forza visionaria e immaginativa. E conclude una delle più celebrate, irresistibili e sensazionali saghe fantascientifiche del nostro tempo.
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Diedi un’occhiata alla parete a strapiombo alla mia sinistra. Niente pietre scalzate. Nelle fenditure erano rimasti piantati alcuni chiodi e tasselli da rocciatore (ci erano serviti per tenerci agganciati mentre costruivamo quel piano e il padiglione, ma poi non eravamo andati in giro a toglierli tutti) ma erano ben saldi e non sarei riuscito a estrarli (a Nemes probabilmente sarebbe bastato un solo dito) per usarli come arma. E poi, che cosa me ne facevo, di un chiodo o di un tassello a espansione, contro quel mostro?

Lì non c’era niente da usare come arma. Sarei morto a mani nude. Mi augurai di mettere a segno, prima che lei mi stendesse, un colpo, o almeno un tentativo di sventola.

Aenea e Nemes avevano occhi solo l’una per l’altra. Nemes si era limitata a un solo sguardo allo Shrike, dieci passi alla sua destra. Ora disse: «Sai che non ti riporterò alla Pax, eh, puttanella?»

«Sì» disse Aenea. Ricambiò con intensità lo sguardo dell’altra.

Nemes sorrise. «Ma credi che la tua creatura spinosa ti salverà di nuovo.»

«No» disse Aenea.

«Fai bene, perché non ti salverà.» Rivolse un cenno ai suoi cloni.

Adesso so i loro nomi, Scilla e Briareo. E so che cosa vidi dopo.

In teoria non avrei dovuto vedere nulla, perché in quell’istante tutt’e tre le creature mutarono di fase. In teoria doveva esserci solo un lampo confuso color cromo, poi il caos, poi niente… Ma Aenea mi toccò la nuca. Provai il solito formicolio elettrico del contatto fra la sua pelle e la mia, ma a un tratto la luce fu diversa, più fonda, più scura, e l’aria intorno a noi divenne densa come acqua. Mi accorsi che il mio cuore pareva essersi fermato; non battevo le palpebre, non respiravo. C’era di che allarmarsi, lo so, ma in quel momento non mi pareva importante.

Aenea mi bisbigliò nell’auricolare del cappuccio ripiegato della dermotuta, o forse mi parlò direttamente con quel tocco alla nuca, non saprei. "Non possiamo mutare di fase con loro né servircene per combatterli. È un abuso dell’energia del Vuoto che lega. Ma posso fare in modo che ci sia possibile guardare."

E ciò che vedemmo era davvero incredibile.

All’ordine di Nemes, Scilla e Briareo si lanciarono contro lo Shrike, mentre il demone di Hyperion alzava le quattro braccia e scattava in direzione di Nemes, solo per essere intercettato dai due cloni. Anche con la nostra capacità visiva alterata, la nave impietrita a mezz’aria, i nostri amici sulla loggia immobili come statue, un uccello sopra il precipizio imprigionato nell’aria densa, come un insetto nell’ambra, il movimento improvviso dello Shrike e dei due cloni fu quasi troppo veloce per seguirlo.

Ci fu un urto terribile a un metro da Nemes, che si era cambiata in un’argentea effigie di se stessa e che non trasalì nemmeno. Briareo vibrò un colpo che, ne sono convinto, avrebbe spezzato in due la nostra nave. Il pugno rimbalzò sul collo munito di punte dello Shrike, con un rumore di terremoto sottomarino riprodotto alla moviola; poi con un calcio Scilla mandò a gambe all’aria lo Shrike. E lo Shrike cadde lungo disteso, ma non prima d’avere afferrato Scilla, con due delle quattro braccia, e di avere conficcato profondamente in Briareo artigli affilati come rasoi.

I cloni di Nemes parvero accogliere con piacere il corpo a corpo e si lanciarono sullo Shrike, con denti che azzannavano a vuoto e unghie che artigliavano. Il profilo delle mani e delle braccia irrigidite dei cloni era affilatissimo, una lama da ghigliottina più tagliente delle lame e delle spine dello Shrike.

Le tre creature si colpirono e si azzannarono con frenesia selvaggia, rotolarono sulla piattaforma facendo schizzare in aria schegge di cedro bonsai, andarono a sbattere contro la parete rocciosa. In un secondo furono di nuovo in piedi. Le grandi mascelle dello Shrike erano chiuse sul collo di Briareo, mentre Scilla colpiva una delle quattro braccia del demone, la piegava all’indietro e pareva spezzargli un giunto. Sempre tenendo fra le mascelle Briareo, con un digrignare e raspare di denti sull’argentea testa del clone, lo Shrike si girò di scatto per affrontare Scilla, ma intanto i due lo avevano afferrato per le lame e le spine del cranio e spingevano all’indietro, tanto che mi aspettai di sentire lo schiocco del collo rotto e di vedere la testa rotolare lontano.

Nemes, invece, in qualche modo riuscì a trasmettere un ordine e senza un attimo d’esitazione i due cloni si staccarono dalla parete rocciosa e si lanciarono verso la ringhiera sul lato della piattaforma prospiciente l’abisso. Capii la loro intenzione: scagliare lo Shrike nel vuoto, fargli fare la fine della guardia del corpo del Dalai Lama.

Forse anche lo Shrike capì, perché strinse a sé i due cloni, con tanta forza che le punte nel petto e nei polsi penetrarono profondamente nel campo di forza degli avversari che si dibattevano e artigliavano. Il tre si girarono, ruzzolarono, balzarono in piedi come un folle giocattolo a molla in tre parti, regolato sul modo "iperveloce"; alla fine lo Shrike, con i due cloni chiaramente impalati nelle spine, andò a sbattere contro la robusta ringhiera di cedro, la squarciò come se fosse di cartone bagnato, e senza smettere di lottare precipitò nell’abisso.

Aenea e io guardammo l’alta figura argentea munita di scintillanti spine e le due figure più basse che continuavano a mulinare braccia e gambe, le guardammo cadere, cadere, divenire più piccole, più piccole, precipitare nelle nubi ed esserne inghiottite. Chi guardava dalla nave, lo sapevo, non aveva visto niente, a parte l’improvvisa scomparsa di tre delle figure sulla piattaforma, dove ora restavano solo Nemes, Aenea e io. L’argentea creatura che era Nemes girò verso di noi il viso cromato e inespressivo.

La luce cambiò. La brezza riprese a soffiare, l’aria tornò sottile. Sentii il cuore che all’improvviso riprendeva a battere, a pestare forte, e mossi rapidamente le palpebre.

Nemes era di nuovo nella sua forma umana. «Allora» disse a Aenea «mettiamo fine a questa piccola farsa?»

«Sì» disse Aenea.

Nemes sorrise e mutò di fase.

Non accadde niente. Nemes corrugò la fronte e parve concentrarsi. Ancora niente.

«Io non posso impedirti di mutare di fase» disse Aenea. «Ma altri possono, e l’hanno fatto.»

Per un istante Nemes parve irritata, poi scoppiò a ridere. «Coloro che mi hanno creato rimedieranno in un secondo, ma non ho voglia di aspettare tutto quel tempo e poi non ho bisogno di mutare di fase per ucciderti, puttanella.»

«Vero» disse Aenea. Per tutti quei secondi di violenza e di caos aveva mantenuto la posizione, a gambe un po’ divaricate, piedi piantati saldamente, braccia lungo i fianchi.

Nemes le mostrò i denti, piccoli e aguzzi; ma vidi che quei denti si allungavano, diventavano più acuminati, sporgevano maggiormente dalle gengive e dall’osso mascellare. Ce n’erano almeno tre file.

Nemes alzò la mano: le unghie, già lunghe, si allungarono di altri dieci centimetri, divennero lucenti punte.

Nemes calò sul suo braccio destro quelle unghie affilate e si strappò la pelle e la carne, mettendo in mostra una sorta di endoscheletro metallico che aveva il colore dell’acciaio, ma pareva molto più affilato.

«Ora» disse. Avanzò verso Aenea.

Mi misi fra loro.

«No» dissi. Alzai i pugni, come un pugile pronto a battersi.

Nemes mostrò tutte le sue file di denti.

23

Tempo e movimento sembrano rallentare di nuovo, come se il mondo abbia cambiato fase, ma stavolta è solo l’effetto dell’adrenalina e della concentrazione. La mia mente cambia marcia. I miei sensi diventano vigili in modo preternaturale. Vedo, intuisco e calcolo con irreale chiarezza ogni microsecondo.

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