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La maga di Eld [The Forgotten Beasts of Eld - it]

Электронная книга - «La maga di Eld [The Forgotten Beasts of Eld - it]». Краткое содержание книги:

Molte sono le leggende nate intorno alle buie foreste che ricoprono il misterioso monte Eld, e sempre vengono sussurrate con un filo di voce. Si narra che il possente mago Heald abbia avuto un solo figlio, l’ombroso Myk con un occhio grigio e un occhio nero, e che sul monte Eld il figlio del mago abbia attirato a sé dai quattro angoli del mondo creature leggendarie: l’orso Cyrin, che risponde a tutti gli enigmi tranne uno, il drago Gyld, intento a custodire il suo incredibile tesoro, e il cigno nero di Terleth. Si narra anche che il figlio di Myk, il cupo Ogam, abbia continuato la collezione chiamando a sé il mortale falco Ter e il magico gatto nero Moriah, artefice di sottili incantesimi… Ma oggi sotto la cupola di cristallo nascosta sul monte Eld vive la figlia di Ogam, la bellissima vergine maga Sybel, e i suoi tentativi per attirare Liralen, l’ultimo animale magico del mondo che ancora manca alla sua collezione, sono interrotti dall’arrivo di un cavaliere che chiede asilo per il figlio di un re spodestato. Il mondo degli uomini chiede l’aiuto della maga di Eld, e forse dei suoi animali.
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— Sybel, vieni con me… te ne prego.

— Tamlorn… — disse lei, disperata, e il ragazzo si alzò, si allontanò di corsa e uscì nel giardino. Da laggiù le giunse il grido con cui chiamava il Falco, mentre la neve riprendeva a cadere.

Anche lei si alzò lentamente in piedi, chiusa nei propri pensieri; si avvicinò al fuoco e tese le mani verso le fiamme. La Gatta Moriah l’osservò in silenzio; i suoi occhi di smeraldo non battevano ciglio. Poi, Sybel indossò il mantello e uscì, dirigendosi verso il sentiero che portava alla casa di Maelga.

Quando vi fu giunta, si accomodò accanto al focolare, sulla pelle di pecora, senza parlare, e appoggiò il mento alle pietre, fissando le fiamme che guizzavano sotto il calderone.

La fattucchiera si muoveva qua e là per la casa, mettendo in ordine le sue cose, seguita dal gatto grigio. Dopo qualche tempo, venne a sedersi accanto a Sybel e l’abbracciò; lei nascose la faccia sulla sua spalla.

— Bambina, che cos’hai? — le chiese Maelga. — Che cos’è questo gelo che hai negli occhi, e che non ti permette neppure di piangere?

Le accarezzò i lunghi capelli chiari finché Sybel le mormorò, con voce lontana e priva di emozione:

— Tamlorn vuole lasciarmi. Hai un incantesimo che gli impedisca di farlo?

— Oh, Bianca Signora, in tutto il mondo non esiste un incantesimo simile!

Nei giorni seguenti, Tamlorn si limitò a scambiare con lei poche parole. Lo vide raramente: solo quando veniva per mangiare e per dormire, e quando poi se ne andava, taciturno, scuro in faccia, con il Falco Ter sul pugno e Nyl al fianco per riprendere a scorrazzare sul Monte Eld avvolto nella sua cappa di ghiaccio.

Non riuscì a lavorare molto, in quei giorni, e passò le ore a guardare il ricamo che teneva in grembo senza mai terminarlo, o a passeggiare attorno al fuoco, prigioniera nella sua irrequietezza.

Attorno a lei, anche gli animali tacevano: si aggiravano per la casa con passo silenzioso e furtivo, la osservavano dalle altre stanze o dalle finestre del giardino.

Infine, una grigia mattina, Sybel si recò sotto la cupola di cristallo e posò lo sguardo sul mondo gelido e bianco che la circondava, sulla lunga teoria di fiocchi di neve che scendeva dal cielo senza sosta e senza rumore.

E da quella stanza inviò fino alla città di Mondor il richiamo che doveva far presa sul cuore del Re di Eldwold.

Quella volta, il Re era solo, quando salì a lei. Sybel andò ad accoglierlo al cancello, seguita dal Leone Gules e dal Cinghiale Cyrin venuti a proteggerla.

Il Re la guardò in silenzio, leggermente perplesso, e lei gli spiegò:

— Sono stata io a chiamarvi.

Drede rimase a bocca aperta, stupito e incredulo. — A chiamarmi? — chiese.

— Vi ho chiamato e siete venuto. Nello stesso modo, mio padre e mio nonno chiamarono a sé gli antichi animali dell’Eldwold.

Il Re scosse la testa, prima da un lato e poi dall’altro.

— Non è possibile — disse.

Ma vide che le labbra di Sybel, bianche per il gelo, gli sorridevano.

— Vi avevo già chiamato perché Tamlorn, vedendovi, potesse fare la sua scelta.

Il Re corrugò la fronte, nell’udire un nome di cui si era dimenticato, e lei proseguì, piano:

— Dodici anni fa… questa primavera saranno tredici anni… Coren del Sirle portò un bimbo a questo cancello e mi implorò, per amore di una mia parente che non avevo mai conosciuto, di prendermene cura. Io ho amato quel bambino, mi sono presa cura di lui e l’ho visto crescere, e adesso… dietro sua richiesta… vi ho chiamato quassù perché lo riportiate nel mondo degli uomini.

Il Re chiuse gli occhi. Rimase immobile; la neve gli si accumulò sulla faccia e sulle spalle, il fiato gli uscì con lentezza dalle labbra, come una lunga nebbia bianca.

Poi smontò di sella.

— Dov’è? — bisbigliò.

— In giro, con il Falco Ter. Lo richiamerò presto, dopo che avremo parlato un poco.

Aprì il cancello per farlo passare.

— Venite accanto al fuoco — gli disse. — Avrete freddo. E anch’io mi sento gelare.

Drede la seguì all’interno della casa. Sybel prese una sedia e la mise accanto al fuoco, per lui. Il Re si tolse il mantello e lo pose ad asciugare sulle pietre, levando le mani verso la fiamma. Poi, accorgendosi che tremavano, le lasciò ricadere e si mise a sedere.

— Tamlorn — mormorò.

— Siete contento di lui? Sperava che lo foste.

Pensando a quel che la donna gli stava chiedendo, lui sorrise; anche la maschera di tensione, sul suo volto, si alleggerì.

— Come può dubitarne? È così alto, così forte e libero, con i capelli e gli occhi della madre…

— No, quelli sono i vostri — disse lei con convinzione, e vide allargarsi il suo sorriso, brillargli gli occhi come due polle d’acqua colpite dal sole. Poi Drede superò la distanza che li separava e le prese una mano fra le sue, grandi e coperte di cicatrici.

— Mi chiedo come possiate darmelo.

Lei sospirò.

— Come potrei negarvelo, se è lui che vi vuole? — sussurrò. — Non vorrei darlo a nessuno, perché so che giungeranno uomini potenti a turbarlo, per cose che lui non conosce. Voi ne farete un Re, e lui conoscerà l’odio, le bugie e le passioni senza nome che giacciono in fondo al cuore degli uomini.

“Ma lui vi ha guardato, e l’ho visto sorridere. È vostro figlio. Non ha niente di mio. Io l’ho amato per dodici anni, e voi per… dodici minuti, ma non posso trattenerlo qui. Posso tenere un grande Falco e un antico e possente Leone, ma non posso tenere qui, contro la sua volontà, un solo ragazzo dagli occhi sinceri.”

Drede, nell’udire queste parole, aggrottò leggermente le sopracciglia.

— Siete così strana, Sybel — disse. — Non mi chiedete niente, eppure sapete che lo cercavo disperatamente.

— Niente di ciò che possedete — si affrettò a dire lei — poteva farmi rinunciare a Tamlorn.

— Può darsi. Uomini potenti lo stavano cercando per venderlo a me. Non sarebbero certo stati gentili, con un vecchio leone coperto di cicatrici. Chiedetemi… qualsiasi cosa.

— Vi chiedo solo di volergli bene — bisbigliò Sybel.

Lui le strinse le mani.

— Mi dispiace… — mormorò, ma lei scosse la testa.

— No — gli disse. — Siate felice. È bello avere un ragazzo da amare. Lui si fa amare facilmente, e gli piacciono le creature potenti. Per questo, penso, è stato tanto attirato da voi. Voi siete un po’ come il Falco Ter.

— Oh. — Sorrise, e dalla bocca e dagli occhi gli scomparve ogni traccia di durezza. Sollevò una mano verso di lei, ma poi la lasciò ricadere e gli occhi gli si velarono di ricordi.

— Rianna — disse — aveva la pelle bianca come la vostra… Rianna. Non pronunciavo il suo nome da dodici anni. Prima non volevo pronunciarlo perché ero in collera con lei, e poi per la tristezza che mi dava.

“Lei era come un vento, tiepido e dolce, che spirava nel mio cuore; lei era un posto dove riposarmi, il tempio di pace dove potevo dimenticare tante cose… Finché un giorno la vidi rivolgere un’occhiata a Norreclass="underline" un’occhiata che era come il tocco delle labbra. Perdetti allora la mia oasi di pace e di tranquillità. Qui, seduto nella vostra casa serena, ne ho ritrovato un poco.”

— Ne sono lieta — disse lei, in tono cortese. — E sono lieta che…

S’interruppe, arrossendo.

— Lieta che…? — la incoraggiò lui.

— Lieta che Coren del Sirle si sbagliasse. Diceva che eravate un uomo amareggiato e ormai incapace di amare. Ma ora sono convinta che saprete voler bene a Tamlorn.

Dagli occhi di Drede scomparve il sorriso.

— Coren — disse, senza alcuna intonazione particolare. — È venuto qui. Per Tamlorn?

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