Il sistema riproduttivo [The Reproductive System - it]
- Автор: Слейдек Джон Томас
- Год: 1977
- Язык: итальянский
- Год: Libra
- Переводчик: Roberta Rambelli
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Il sistema riproduttivo [The Reproductive System - it]». Краткое содержание книги:
«È la fine! Rovinato! Chiodi, seghe, catene, tutto sparito…»
«La fine? Su su! Non è questo il modo di parlare, Milo! Ammetto che sul momento la situazione sembra molto brutta, ma non abbiamo ancora il quadro generale, vero? Voglio dire, dobbiamo combattere questi cosi, non starcene qui a piangere. Dobbiamo…»
Ma Milo non lo ascoltava: ricadde lungo disteso e riprese a piagnucolare. «Chiodi, viti, bulloni, seghe, chiavi, martelli, tenaglie, asce, lime, fucili, coltelli, ami, doppiette, pistole, accette, coltelli, bombe, pugnali, morte…»
«Su, su,» disse Beele, sgusciando fuori dalla porta. «Si faccia coraggio. Sono sicuro che stanno per arrivare i rinforzi.»
Il problema, rifletté, era interessante. Nessuno sapeva con che nome chiamare gli invasori. Lui avrebbe potuto inventarne uno, aggiungere un neologismo al dizionario. Per esempio, UNCROB (Unidentified Creeping o Crawling Objects: Oggetti Striscianti Non Identificati).
Archiviò mentalmente quel nome insieme al pezzo su Milo.
ATTACCO SFERRATO ALLA FERRAMENTA
Le avide macchine divorano chiodi e scalpelli
Davanti a lui, una bambinetta piangeva seduta sul marciapiedi. Un cagnaccio cattivo, gli disse, l’aveva morsicata al popò. E poi aveva perso la sua bimba, cioè la sua bambola radiocomandata a sette transistor: gliel’aveva portata via un gigante grande e grosso. Beele le disse di non piangere, perché era sicuro che stavano per arrivare i rinforzi.
Allungò il passo per tornare in ufficio. Sarebbe stata la più grande notizia mai pubblicata da un giornale:
LE SCATOLE CHE DIVORARONO ALTOONA
Persino le borchie dei blue jeans d’una bambina!
Incontrò una specie di macchina da scrivere. Era rotta e sformata, ma Beele poté ancora leggere il nome, L.C. Smith sulla piastra posteriore. Beele bestemmiò e si mise a correre. Una cassa di caratteri, che adesso era diventata qualcosa d’altro, uscì ondeggiando dal suo ufficio, lo costrinse a spostarsi sulla porta, e si avviò maestosamente lungo la strada.
Quando entrò, Beele ebbe l’impressione di sentire la stampatrice a mano che invocava aiuto. Spalancò la porta della tipografia e si precipitò dentro, ma troppo tardi! La macchina stava già assumendo la solita forma di scatola. Quando le si avvicinò, quella lanciò un ultimo clangore, si avventò verso la vetrata e piombò in strada. Cominciò a suonare l’allarme, ma venne subito soffocato.
LA STAMPATRICE RAPITA!
L’ufficio era stato ripulito completamente. Che ironia, pensò Beele. Senza rendersene conto, gli invasori meccanici avevano distrutto l’unico mezzo che poteva dar loro la fama meritata. O avevano fatto apposta? Barthemo Beele si precipitò di nuovo fuori.
Era già buio quando arrivò a una cabina telefonica che funzionava ancora, sull’autostrada. L’aprì, infilò una monetina nell’apposita fenditura, e chercò di chiamare i servizi stampa. Ma ogni volta che riusciva a ottenere la comunicazione e diceva «Chiamo da Altoo…» la comunicazione s’interrompeva, e la sua monetina cascava fuori. Beele cominciava a chiedersi se per caso era stato lui a rovinare l’apparecchio quando lì accanto si fermò una macchina della polizia, servizio stradale. Gli uomini che c’erano a bordo, però, non erano poliziotti.
Aprirono a forza la porta della cabina e lo trascinarono fuori.
«Ci dispiace di essere così bruschi con lei, signore,» disse uno, toccandosi la tesa del cappello. «Ma è in gioco la sicurezza della nazione. Lei è Beele, di Altoona? Il direttore del giornale?»
«Sì, ma…»
«Abbiamo ordini precisi di insabbiare questa faccenda, Beele. Purtroppo dovremo portarla via oppure…»
«E sta bene, uccidetemi!» disse lui. Barthemo Beele, l’intraprendente giovane direttore, piangeva. «Ormai, non ho più nulla per cui vivere. Ho perduto la mia macchina tipografica, i miei caratteri, mia moglie, la mia macchina da scrivere, tutto! Avanti, sicari prezzolati al soldo d’una burocrazia fannullona! Uccidetemi! Avete già ucciso l’unica cosa che mi stava a cuore… la mia grande notizia!»
«Volevo dire, dovremo portarla via oppure arruolarla come nostro agente. Lo facciamo spesso con i giornalisti, e poi assegnamo loro incarichi all’estero. Naturalmente, dovremo indagare meticolosamente sui suoi precedenti… ci vorrà un’ora o giù di lì. Cosa ne dice? Le piacerebbe andare in Marocco?»
Agente della CIA! Beele lo vedeva con l’occhio della mente: le palme, gli intrighi, la possibilità di spazzar via la corruzione alla fonte!
«Accetto,» disse, sorridendo tra le lacrime.
Capitolo Settimo
Le gazze di Marrakech
«E in quattro avevano un sembiante, come di una ruota in mezzo ad una ruota.»