Il sentiero dei pugnali
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #8
- Язык: итальянский
- Переводчик: Nello Giugliano
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Il sentiero dei pugnali». Краткое содержание книги:
I morti non sono mai silenziosi, sussurrò Lews Therin. I morti non dormono mai.
Rand cavalcò giù dalla montagna, verso i fuochi. Non aveva molta fame.
Dalla punta di una sporgenza rocciosa, Furyk Karede studiava con attenzione le montagne boscose che si levavano tutto intorno a lui, picchi puntuti simili a scure zanne. Il suo cavallo, un alto castrone pomellato, drizzò le orecchie come se avesse sentito un suono a lui sfuggito, ma per il resto rimase immobile. Di tanto in tanto, Karede doveva fermarsi per asciugare la lente del cannocchiale. Dal cielo grigio quel mattino scendeva una pioggia leggera. Le due piume nere sul suo elmo erano piegate all’indietro invece di stare diritte, e l’acqua gli colava sulla schiena. La pioggia era leggera, almeno rispetto a quella del giorno precedente, e forse anche a confronto di quella di domani. O magari di quello stesso pomeriggio. Il tuono rombava minaccioso a sud. Le preoccupazioni di Karede, tuttavia, non avevano niente a che vedere con il maltempo.
Sotto di lui stava passando nei valichi tortuosi la coda di un serpente di duemilatrecento uomini, raccolti da quattro avamposti. Avevano buoni cavalli ed erano ragionevolmente ben guidati, ma appena duecento di loro erano Seanchan, e tra questi solo due oltre a lui portavano il rosso e il verde della Guardia. Quasi tutti gli altri erano Tarabonesi — Karede conosceva il loro coraggio — ma un buon terzo era dell’Amadicia o dell’Altara, uomini il cui giuramento era troppo recente per poter essere sicuri della loro affidabilità. Alcuni avevano già cambiato bandiera due o tre volte. O almeno ci avevano provato. La gente da questo lato dell’Oceano Aryth non conosceva la vergogna. Una dozzina di sul’dam cavalcava verso la testa della colonna, e lui avrebbe preferito che tutte e dodici avessero una damane che camminava accanto al cavallo, ma ce n’erano solo due.
Cinquanta passi più avanti, gli uomini dell’avanguardia controllavano i pendii sopra di loro, ma con meno attenzione del dovuto. Troppo spesso quelli che cavalcavano in avanscoperta facevano affidamento sugli esploratori per scoprire anzitempo eventuali minacce. Karede prese nota di parlare personalmente con loro. Dopo di che avrebbero svolto degnamente il loro dovere, o lui li avrebbe assegnati ai turni di fatica.
Un raken apparve a est, voleva basso sopra le cime degli alberi e faceva svolte e cambi di direzione per seguire le curve del terreno come un uomo che passa una mano sulla schiena di una donna. Strano. I morat’raken, i volatori, preferivano sempre tenersi in alto a meno che il cielo non fosse letteralmente pieno di fulmini. Karede abbassò il cannocchiale per osservare meglio.
«Forse finalmente riceveremo un altro rapporto dagli esploratori» disse Jadranka. Rivolto agli altri ufficiali che aspettavano dietro Karede, non a lui. Tre di quei dieci uomini erano dello stesso rango di Karede, ma pochi dei non appartenenti al Sangue avrebbero osato disturbare un uomo vestito col rosso sangue e il verde quasi nero della Guardia della Veglia Funebre.
E nemmeno tra quelli del Sangue ce n’erano molti disposti a farlo.
Secondo le storie che Karede aveva sentito da bambino, uno dei suoi avi, un nobile, aveva seguito Luthair Paendrag fino a Seanchan per ordine di Artur Hawkwing, ma duecento anni dopo, con solo il nord conquistato, un altro suo antenato aveva cercato di ritagliarsi un suo regno personale ed era invece finito venduto come schiavo. Forse era tutto vero; molti da’covale sostenevano di avere nobili antenati. Quando parlavano tra di loro, almeno; di rado il Sangue trovava divertenti chiacchiere del genere. In ogni caso, Karede si era sentito fortunato quando i Selezionatori avevano scelto lui, un ragazzo massiccio non ancora abbastanza grande da poter ricevere dei doveri, e ancora si sentiva orgoglioso per i corvi tatuati sulle sue spalle.
Molte Guardie della Veglia Funebre giravano quanto più possibile senza giubba o camicia, per metterli in mostra. Gli umani, almeno. I Giardinieri ogier non venivano marchiati, non erano considerati una proprietà. Ma questo riguardava solo loro e l’Imperatrice.
Karede era da’covale ed era fiero di esserlo, come ogni uomo della Guardia, una proprietà del Trono di Cristallo, nel corpo e nell’anima. Andava a combattere dove gli indicava l’Imperatrice, e sarebbe morto il giorno in cui lei gli avesse detto di morire. La Guardia rispondeva solo all’Imperatrice, e quando appariva rappresentava la sua mano, un visibile promemoria della sua volontà. Non c’era da meravigliarsi se alcuni del Sangue potevano sentirsi a disagio nel veder passare un distaccamento di uomini della Guardia. Una sorte molto migliore di quella di chi doveva pulire le stalle di un lord o servire kaf a una lady. Ma Karede malediceva la sorte che lo aveva mandato lì tra quelle montagne per ispezionare gli avamposti.
Il raken sfrecciò verso ovest, i due volatori bassi sulle loro selle. Non c’era nessun rapporto, nessun messaggio per lui. Furyk sapeva che era solo frutto della sua immaginazione, ma il lungo collo della creatura proteso in avanti gli sembrava in qualche modo... ansioso. E se lui non fosse stato chi era, si sarebbe sentito a sua volta ansioso. Aveva ricevuto pochi messaggi dopo che, tre giorni addietro, gli era arrivato l’ordine di assumere il comando e spostarsi a est. E ogni messaggio aveva ispessito la nebbia invece di diradarla.
Gli abitanti del posto, questi Altarani, si erano spostati in massa sulle montagne, a quanto pareva, ma come? Le strade lungo il limite settentrionale di quella catena montuosa erano pattugliate e osservate fin quasi al confine con l’Illian, da volatori e morat’torm oltre che dalle squadre a cavallo. Cosa poteva aver spinto gli Altarani a decidere di mostrare i denti?
Di unirsi? Un uomo poteva battersi in un duello per uno sguardo storto — anche se avevano cominciato a imparare che sfidare uno della Guardia era solo un modo più lento per tagliarsi la gola — ma lui aveva visto i nobili di quella cosiddetta nazione cercare di vendere a vicenda sé stessi e la loro regina in cambio della mera ipotesi di protezione per le loro terre e forse la vaga promessa di ricevere quelle dei vicini.
Nadoc, un omone con un volto ingannevolmente pacato, si girò in sella per seguire il volo del raken. «Non mi piace marciare alla cieca» mormorò.
«Non da quando gli Altarani sono riusciti a piazzare quarantamila uomini quassù. Minimo quarantamila.»
Jadranka sbuffò così forte che il suo alto castrone bianco si mosse. Jadranka era il più anziano dei tre capitani dietro Karede, era entrato in servizio insieme a lui. Basso e magro, aveva un naso prominente e una boria tale che lo si sarebbe scambiato per uno del Sangue. Quel suo cavallo risaltava da un chilometro di distanza. «Quaranta o centomila, Nadoc, sono sparpagliati da qui alla fine delle montagne, troppo distanti tra di loro per potersi aiutare a vicenda. Che io sia pugnalato agli occhi, probabilmente metà di loro sono già morti. Devono essersi scontrati ovunque con gli avamposti. Per questo non stiamo ricevendo rapporti. A noi non resta che spazzar via i pochi superstiti.»
Karede represse un sospiro. Aveva sperato che Jadranka non fosse un’idiota oltre che un presuntuoso. Le lodi di vittoria si diffondevano in fretta, che si trattasse di un esercito o una mezza Bandiera. Erano le rare sconfitte a finire inghiottite dal silenzio e dimenticate. E tutto quel silenzio era... minaccioso.
«Negli ultimi rapporti non mi sembrava che si parlasse di ‘pochi superstiti’» insisté Nadoc. Lui non era un idiota. «Ci sono cinquemila uomini a meno di ottanta chilometri da qui, e dubito che possiamo semplicemente andare lì con delle scope e spazzarli via.»
Jadranka sbuffò di nuovo. «Li annienteremo, con le spade o con le scope. Che la Luce mi accechi, non vedo l’ora di una battaglia decente. Ho detto agli esploratori di tirare avanti finché non li trovano. Non permetterò che ci sfuggano.»
«Che hai fatto?» disse piano Karede.
Piano o no, le sue parole fecero scattare ogni sguardo verso di lui. Anche se Nadoc e altri due o tre dovettero sforzarsi per smetterla di guardare Jadranka a occhi sbarrati. Agli esploratori era stato detto di tirare avanti, gli era stato detto cosa cercare. Quante altre cose erano non avevano visto per via di quegli ordini?