Elminster: la nascita di un mago
- Автор: Гринвуд Эд
- Серия: Trilogia di Elminster #1
- Язык: итальянский
- Переводчик: Adria Tissoni
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Elminster: la nascita di un mago». Краткое содержание книги:
In alto, sull’orlo del crinale sopra il dirupo, c’era un soldato. Ne avevano lasciato uno per inchiodare i banditi nel loro covo, o pedinarli se fossero usciti. Ecco spiegata la ragione per cui molti fuorilegge erano morti per dardi da balestra!
Elminster sospirò. Bene, il cavallo del soldato era senz’altro da qualche parte proprio sotto di lui, dall’altra parte del crinale. Se solo fosse riuscito a raggiungerlo e a portarsi in tempo fuori tiro…
Sì, e magari le rane potrebbero volare… Elminster aggrottò la fronte e cercò di ricordare dov’erano cadute le balestre. L’ultimo soldato, quello che lo aveva quasi ucciso… sì! Doveva avere tre archi e averli lasciati cadere dopo aver sparato in quel boschetto, laggiù! El fece un respiro profondo, poi iniziò a strisciare sulla pancia nella neve. Un’altra freccia gli passò accanto, vicino, ma forse non ci sarebbe stato tempo per un secondo tiro.
«Tempus, Tyche, aiutatemi: ho bisogno di entrambi», mormorò Elminster, affrettandosi nella fredda neve polverosa. Raggiunse finalmente il boschetto, chinandosi quando un terzo dardo scrollò la neve dai tronchi intorno a lui, cozzò contro un alberello e cadde spezzato nella neve alla sua sinistra. Com’era diversa dalle battaglie che cantavano i menestrelli!
Mentre stava riflettendo trovò il primo e il secondo arco sprofondati nella neve. Erano bagnati, ma forse ugualmente utilizzabili. Una sacca e le frecce che conteneva erano sparpagliate accanto alle balestre.
Elminster armeggiò con calma per caricare le armi del soldato morto. Dal crinale soprastante poteva sentire il debole sferragliare dell’argano dell’altro soldato. Il terzo arco giaceva a pochi passi dal boschetto; Elminster non osò raggiungerlo. Quando entrambi gli archi furono carichi e pronti, Elminster iniziò a spostarsi lateralmente ai margini della macchia.
Una freccia scosse le fronde di un albero nel luogo in cui si era trovato poco prima. Il ragazzo sogghignò a denti stretti e fece un passo in avanti per vedere meglio. Il soldato si era appena chinato per prendere la seconda balestra. El appoggiò a terra una delle sue e sollevò l’altra, mirando il punto in cui l’uomo era scomparso.
Non appena vide un movimento, sparò.
Tyche era con lui. L’uomo si alzò proprio nella traiettoria della freccia; Elminster lo udì gridare di sorpresa, lo vide alzare le mani e lasciar cadere la balestra, che ruzzolò nel dirupo lungo il pendio coperto di neve, seguita poco dopo dal corpo del soldato.
Elminster scaricò il suo secondo arco, sparò a vuoto per liberare gli ingranaggi, poi raccolse tutti e tre gli archi, la sacca con le frecce, e si affrettò ad aggirare il crinale.
Ecco il cavallo, solo e incustodito, grazie agli dei! In pochi attimi, Elminster legò l’equipaggiamento con una sfilza interminabile di cinghie, e montò in sella, spronando la bestia a seguire la pista dei soldati. Il cavallo si mise in marcia senza tante storie, ma scivolava nella neve, procedendo a un’andatura un po’ più spedita di un trotto e un po’ più lenta di un galoppo. Il percorso era ben tracciato, pertanto Elminster affondò i talloni nei fianchi del cavallo e lo fece accelerare. Doveva arrivare al Corno di Heldreth prima che un mago lo vedesse nella sua sfera e lo uccidesse da lontano.
Presto la cavalcata divenne faticosa, le balestre gli rimbalzavano sulla schiena e il vapore del suo fiato si disperdeva dietro di lui nell’aria scura. La notte stava scendendo velocemente sulle colline. Non poteva fallire, la vita dei banditi intrappolati nel Castello Senza Leggi era nelle sue mani.
Mentre cavalcava, sorrise a un ricordo improvviso: le lezioni di suo padre sul dovere di ogni uomo e donna del regno, dal contadino al re. El, allora, pensava fosse normale che il padre si dilungasse a parlare dei doveri del re e del principe piuttosto che di quelli del contadino e del mugnaio, in quanto erano senz’altro più importati: si trattava del potere superiore, delle responsabilità più onerose. E non aveva sospettato nemmeno per un momento d’essere un principe o che lo sarebbe diventato alla morte del padre. Ricordava chiaramente le sue parole: «Il primo dovere di un re è nei confronti dei sudditi. Le loro vite sono nelle sue mani, e deve sempre pensare ad assicurare loro un futuro brillante e sicuro. Tutto dipende da lui, e tutti sono perduti se viene meno ai suoi doveri. L’ubbidienza gli è dovuta, sì, ma deve guadagnarsi la lealtà. Alcuni re muoiono senza comprenderlo. E i principi non sono altro che giovani testardi che imparano a essere dei re».
«Che altro, padre?» domandò al vento mentre cavalcava veloce verso il Corno. Ma il vento non si degnò di rispondere.
3.
Troppa morte nella neve