Il cuore dell’inverno
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #9
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Il cuore dell’inverno». Краткое содержание книги:
La donna che aprì la porta era l’ultima che si sarebbe aspettata di vedere. Bethamin la scrutò con esitazione prima di guizzare dentro e chiudere piano la porta dietro di sé. La sul’dam trasse un profondo respiro, poi si inginocchiò, tenendosi rigidamente eretta. Il suo abito blu scuro con i suoi riquadri rossi decorati col fulmine pareva appena lavato e stirato. Il netto contrasto col suo disordine irritò Egeanin. «Mia signora» cominciò Bethamin incerta, poi deglutì. «Mia signora, una parola con te, per favore.»
Lanciando un’occhiata a Bayle, lei si umettò le labbra. «In privato, se permetti, mia signora.»
L’ultima volta che Egeanin aveva visto questa donna era stata in uno scantinato a Tanchico, quando aveva rimosso da Bethamin un a’dam e le aveva detto di andarsene. Sarebbe stato sufficiente per ricattarla se fosse stata del Sommo Sangue! Senza dubbio l’accusa sarebbe stata la stessa di quella per aver liberato una damane. Tradimento. Tranne che Bethamin non poteva rivelarlo senza condannare anche sé stessa.
«Lui può sentire qualunque cosa tu abbia da dire, Bethamin» disse con calma. Era in acque basse, e non c’era posto per nulla tranne per la calma.
«Cosa vuoi?»
Bethamin si agitò sulle ginocchia e perse altro tempo a umettarsi le labbra. Poi, all’improvviso, le parole uscirono di getto. «Un Cercatore è venuto da me e mi ha ordinato di riprendere la nostra... conoscenza e fargli rapporto su di te.» Come per smettere di farfugliare, si prese il labbro inferiore fra i denti e fissò Egeanin. I suoi occhi scuri erano disperati e imploranti, proprio come erano stati in quello scantinato a Tanchico. Egeanin incontrò freddamente il suo sguardo. Acque basse e una burrasca inattesa. I suoi strani ordini di recarsi a Ebou Dar all’improvviso trovarono una spiegazione. Non le serviva una descrizione per concludere che doveva trattarsi dello stesso uomo. Né aveva bisogno di chiedere perché Bethamin stesse commettendo tradimento mettendo allo scoperto il Cercatore. Se lui avesse deciso che i suoi sospetti erano abbastanza forti da prenderla per un interrogatorio, alla fine Egeanin gli avrebbe detto tutto quello che sapeva, inclusa la storia di un certo scantinato, e Bethamin si sarebbe presto trovata di nuovo con un a’dam al collo. L’unica speranza della donna era aiutare Egeanin a sfuggirgli.
«Alzati» le disse. «Siediti.» Per fortuna c’erano due sedie, anche nessuna di esse pareva comoda. «Bayle, penso che ci sia del brandy in quella fiasca nel comò a cassettoni.»
Bethamin tremava tanto che Egeanin dovette aiutarla ad alzarsi e guidarla verso una sedia. Bayle portò delle coppe lavorate d’argento con un po’ di brandy e si ricordò di inchinarsi e di offrirlo a Egeanin per prima, ma, quando tornò presso il comò, lei si accorse che se n’era versato anche per sé. Rimase lì in piedi, la coppa in mano, osservandole come se fosse la cosa più naturale al mondo. Bethamin lo fissava con occhi sgranati.
«Cosa fai lì, aspetti di essere impalata?» disse Egeanin, e la sul’dam trasalì, il suo sguardo spaventato che guizzò verso il volto di Egeanin. «Sei in errore, Bethamin. L’unico vero crimine che io ho commesso è stato liberare te.» Non esattamente vero, ma alla fine, dopotutto, lei stessa aveva messo l’ a’dam maschile nelle mani di Suroth. E parlare con le Aes Sedai non era un crimine. Il Cercatore poteva sospettare — aveva provato a origliare a una porta a Tanchico — ma lei non era una sul’dam, con l’incarico di catturare marath’damane. Nell’ipotesi peggiore, questo avrebbe significato un rimprovero. «Finché non viene a sapere di quello, non ha ragione di arrestarmi. Se vuole sapere quello che dico o qualsiasi altra cosa su di me, diglielo. Ricorda solo che se decide di arrestarmi, gli farò il tuo nome.» Un monito non poteva che proteggerla da un improvviso pensiero di Bethamin di vedere una via d’uscita sicura, lasciando lei indietro. «Non dovrà nemmeno farmi gridare una volta.»
Con sua sorpresa, la sul’dam cominciò a ridere in modo isterico. Fino a che Egeanin non si sporse in avanti e la schiaffeggiò, almeno. Sfregandosi con aria imbronciata la guancia, Bethamin disse: «Sa quasi abbastanza di tutto tranne lo scantinato, mia signora.» E cominciò a descrivere una bizzarra rete di tradimento che collegava Egeanin, Bayle, Suroth e forse la stessa Tuon con Aes Sedai, marath’damane e damane che erano state Aes Sedai.
La voce di Bethamin cominciò a farsi spaventata mentre passava da un’incredibile accusa a un’altra e, dopo non molto, Egeanin cominciò a sorseggiare il brandy. Semplici sorsetti. Era calma. Aveva il controllo di sé stessa. Era... Questo andava oltre le acque basse. Stava procedendo vicino a una costa sottovento, e lo stesso Accecaanime cavalcava quella bufera e veniva a rubarle gli occhi. Dopo aver ascoltato per un po’, coi suoi occhi che si sgranavano sempre più, Bayle tracannò una coppa stracolma dello scuro liquore in un sorso. Lei fu sollevata di vederlo scioccato, e si sentì in colpa per quel sollievo. Non avrebbe creduto che lui fosse un assassino. Inoltre, era molto bravo a usare le mani, ma appena capace con una spada; con armi o a mani nude, il Sommo Signore Turak avrebbe sbudellato Bayle come una carpa. La sua sola scusa per averlo solo pensato era che c’erano state due Aes Sedai con lui a Tanchico. Tutto ciò era un’assurdità. Doveva esserlo! Quelle due Aes Sedai non erano state parte di alcun complotto, era solo un incontro casuale. Per la Luce; erano state poco più che ragazze, innocenti per giunta, troppo sensibili per accettare il suo suggerimento di tagliare la gola del Cercatore quando ne avevano l’opportunità. Quello era un peccato. Erano state loro a consegnarle l’ a’dam maschile. Il gelo le percorse la spina dorsale. Se il Cercatore fosse venuto a sapere che lei aveva avuto intenzione di sbarazzarsi dell’ a’dam nel modo che quelle Aes Sedai avevano suggerito, chiunque l’avesse saputo, sarebbe stata giudicata colpevole di tradimento come se l’avesse davvero gettato nelle profondità dell’oceano. Non lo sei?, domandò a sé stessa. Il Tenebroso stava venendo a rubarle gli occhi. Con le lacrime che le colavano sulle guance, Bethamin prese la coppa e se la strinse al seno. Se stava cercando di impedirsi di tremare, aveva fallito miseramente. Fremendo, fissò Egeanin o forse qualcosa al di là: qualcosa di terrificante. Il fuoco non aveva riscaldato molto la stanza, ma il sudore imperlava il suo volto. «...E se scopre di Renna e Seta» farfugliò «lo saprà di sicuro! Verrà a prendere me e le altre sul’dam! Devi fermarlo! Se mi prende, io gli farò il tuo nome, Egeanin! Lo farò!» Bruscamente inclinò la coppa che aveva sollevato con fare incerto alla bocca e tracannò il contenuto, strozzandosi e tossendo, poi l’allungò verso Bayle per chiederne ancora. Lui non si mosse. Sembrava irrigidito.
«Chi sono Renna e Seta?» chiese Egeanin. Era spaventata quanto la sul’dam, ma, come sempre, teneva la sua paura all’interno di un banco di scogli. «Cosa può scoprire il Cercatore su di loro?» Gli occhi di Bethamin scivolarono via, rifiutando di incontrare i suoi, e d’improvviso lei seppe.
«Sono sul’dam, vero, Bethamin? Ed è stato messo il collare anche a loro, come è accaduto a te.»
«Sono al servizio di Suroth» piagnucolò la donna. «A loro non viene mai permesso di essere complete, però. Suroth sa.»
Egeanin si sfregò gli occhi con aria stanca. Forse c’era una cospirazione, dopotutto. Oppure Suroth stava nascondendo la vera identità di quelle due per proteggere l’impero. L’impero dipendeva dalle sul’dam: la sua forza era costruita su di loro. La notizia che le sul’dam fossero donne che potevano imparare a incanalare avrebbe potuto mandare in frantumi l’impero fino alle fondamenta. Di certo aveva scosso lei. Forse l’aveva mandata in frantumi. Di certo non aveva liberato Bethamin per senso del dovere. Erano cambiate così tante cose a Tanchico. Lei non credeva più che ogni donna in grado di incanalare meritasse un collare. Delinquenti, certo, e forse coloro che rifiutavano di prestare giuramento al Trono di Cristallo, e... Non lo sapeva. Una volta la sua vita era stata fatta da certezze salde come la roccia, come stelle guida che non venivano mai a mancare. Rivoleva la sua vecchia vita. Voleva qualche certezza.