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Il sentiero dei pugnali

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Il sentiero dei pugnali
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Fu questa la scena che trovarono Elayne e le altre al loro arrivo, con il sole rosso sull’orizzonte a ovest, un gran trambusto in tutto il palazzo e confusione anche negli edifici esterni coi tetti di paglia; ma Alise Tenjile, sorridente e implacabile come una valanga, parve assumere il controllo ancora meglio dei pur abili Hornwell. Le donne della Famiglia che piangevano a dirotto nonostante i tentativi di consolazione di Reanne smisero di lamentarsi a un mormorio da parte di Alise e cominciarono ad agire con l’aria pratica e solerte di donne abituate da anni a badare a sé stesse in un mondo ostile. Nobili altezzose con gli stiletti nuziali che penzolavano nelle scollature ovali dei loro corpetti bordati di merletto e artigiane che mostravano quasi la stessa arroganza e una porzione di seno quasi altrettanto generosa, anche se non avvolta nella seta, trasalirono all’arrivo di Alise e andarono di corsa verso gli alti fienili, stringendo a sé gli involti con le loro cose e annunciando a voce alta che avevano sempre pensato che potesse essere divertente dormire sulla paglia. Persino le Cercavento, molte delle quali erano donne potenti e importanti tra gli Atha’an Miere, attutirono le loro lamentele in presenza di Alise. Quanto a ciò, Sareitha, il cui volto non aveva ancora l’aspetto senza età delle Aes Sedai, scrutò Alise di soppiatto e si toccò lo scialle con la frangia marrone come per ricordare a sé stessa di averlo davvero conquistato. Merilille — l’imperturbabile Merilille — guardava quella donna con un’aria ammirata e apertamente divertita.

Scendendo goffamente dalla sella davanti all’ingresso del palazzo, Nynaeve lanciò un’occhiataccia ad Alise e diede alla propria treccia uno strattone lento e deliberato, che però l’altra era troppo impegnata per notare; a quel punto Nynaeve entrò impettita, togliendosi i guanti azzurri e mormorando tra sé. Lan la guardò andar via e ridacchiò piano, poi subito represse quella risata quando Elayne scese a sua volta da cavallo. Per la Luce, quanto erano freddi i suoi occhi. Per il bene di Nynaeve, Elayne si augurò che quell’uomo potesse essere salvato dal suo destino, ma guardandolo negli occhi ne dubitava.

«Dov’è Ispan?» mormorò, aiutando Aviendha a smontare di sella. Tante donne sapevano che un’Aes Sedai — una sorella Nera — era loro prigioniera, e di sicuro la notizia si sarebbe diffusa nel palazzo come fuoco nell’erba secca, ma era meglio se gli abitanti del posto avevano un po’ di tempo per prepararsi a riceverla.

«Adeleas e Vandene l’hanno portata nella piccola capanna di un boscaiolo a circa un chilometro da qui» le rispose Lan, anche lui a bassa voce. «In tutta questa confusione, credo che nessuno abbia fatto caso a una donna con un sacco in testa. Le sorelle hanno detto che per stanotte sarebbero rimaste con lei.»

Elayne rabbrividì. L’Amica delle Tenebre sarebbe stata interrogata di nuovo al calar del sole. Adesso erano in Andor, e questo rafforzò ancor più l’impressione di aver dato lei l’ordine per quegli interrogatori.

Ben presto si ritrovò immersa in una vasca da bagno a godersi il sapone profumato e la pelle di nuovo pulita, ridendo e schizzando acqua a Birgitte, che se ne stava a mollo in un’altra vasca senza muoversi se non per ricambiare gli schizzi, mentre entrambe ridacchiavano della paura che Aviendha non riusciva bene a nascondere per il fatto di trovarsi seduta nell’acqua fino al petto. Tuttavia, l’Aiel accettò di buon grado i loro scherzi, e raccontò una storia assai indecente su un uomo che finiva con delle spine di segade nel fondoschiena. Birgitte ne raccontò una ancor più indecente su una donna che finiva con la testa incastrata tra le stecche di un recinto, e persino Aviendha arrossì. Però erano entrambe divertenti, ed Elayne si rammaricò di non averne una da raccontare a sua volta.

Lei e Aviendha si pettinarono e spazzolarono a vicenda i capelli — un rituale notturno per le sorelle-prossime — e poi si infilarono esauste nel letto a baldacchino di una piccola stanza. Lei, Aviendha, Birgitte e Nynaeve, e per fortuna non c’era nessun’altra. Nelle stanze più grandi c’erano pagliericci e brandine sul pavimento, ed era così anche nei saloni, nelle cucine e in gran parte dei corridoi. Per metà della notte Nynaeve borbottò per l’indecenza di far dormire una donna separata da suo marito, e per l’altra metà parve impegnarsi a dare una gomitata a Elayne ogni volta che questa stava per addormentarsi. Birgitte si rifiutò senza mezzi termini di fare a cambio di posto, e lei non poteva certo chiedere ad Aviendha di sopportare quegli spintoni, così non riuscì a dormire granché.

Era ancora un po’ stordita quando si prepararono a partire il mattino successivo, col sole che era una palla di oro fuso. Il palazzo aveva pochi animali da cedere, a meno di non voler depredare l’intera proprietà, così mentre Elayne era su un castrone nero chiamato Cuore di fuoco e Aviendha e Birgitte avevano nuovi cavalli, quelli che erano a piedi quando avevano lasciato la fattoria della Famiglia rimasero a piedi. Questo includeva quasi tutta la Famiglia stessa, i servitori che tiravano per le redini gli animali da soma, e le circa venti donne che erano ormai chiaramente oltre il pentimento per aver deciso di far visita a quella fattoria nella speranza di pace e contemplazione. I Custodi si avviarono davanti per esplorare la strada tra le ondulate colline coperte da foreste rinsecchite dalla siccità, e gli altri si snodarono in un serpente assai bizzarro, con in testa Elayne, Nynaeve e le altre sorelle. E Aviendha, ovviamente.

Era difficile che il loro gruppo non attirasse l’attenzione, tutte quelle donne che viaggiavano con così pochi uomini a fare la guardia, per non parlare delle venti scure Cercavento a disagio sui cavalli e variopinte come uccelli dall’esotico piumaggio, e otto Aes Sedai, cinque delle quali immediatamente riconoscibili come tali per chiunque avesse saputo cosa guardare. Anche se una viaggiava con un sacco di cuoio sulla testa, ovviamente.

E certo la cosa non contribuiva a far passare il gruppo inosservato. Elayne aveva sperato di poter giungere a Caemlyn senza destare attenzione, ma questo non sembrava più possibile. Eppure non c’era motivo per cui qualcuno dovesse supporre che tra quelle donne viaggiava anche l’erede al trono, Elayne Trakand in persona. Da quel punto di vista le vere difficoltà potevano arrivare solo se qualche oppositore per la salita al trono veniva a sapere della sua presenza, perché a quel punto questo ipotetico rivale avrebbe potuto mandare degli uomini armati a prenderla in custodia finché la faccenda della successione non fosse stata sistemata.

In verità, si aspettava che i primi problemi venissero dalle stanche nobili e le esauste artigiane, donne orgogliose e non abituate a marciare su colline polverose. Soprattutto visto che la cameriera di Merilille aveva la sua grassa giumenta da cavalcare. Le poche contadine presenti nel gruppo delle donne non se la prendevano più di tanto, ma le altre erano per almeno metà proprietarie di palazzi e castelli, e quasi tutte le altre avrebbero potuto permettersi di comprarne uno, se non due o tre. Tra queste c’erano due orafe, tre tessitrici che in totale possedevano quattrocento telai, una donna le cui fabbriche producevano un decimo di tutti gli oggetti laccati di Ebou Dar, e una banchiera. Erano costrette a camminare, con le loro cose legate dietro la schiena, mentre i loro cavalli trasportavano bisacce da sella piene di cibo. E ce n’era davvero bisogno. Tutti i soldi, da tutte le borse, erano stati affidati alla custodia, e alla taccagneria, di Nynaeve, ma c’era il rischio che non fossero sufficienti a pagare vitto, alloggio e foraggio per un gruppo così numeroso durante tutto il viaggio fino a Caemlyn. Ma quelle donne non parevano capire. Si lamentarono a gran voce e senza sosta durante l’intera prima giornata di marcia. Più rumorosa di tutte fu una nobile magra con una cicatrice sottile su una guancia, una donna dal volto severo di nome Malien, che era quasi piegata in due sotto il peso di un enorme fagotto contenente più di una decina di vestiti insieme a tutti i cambi di biancheria necessari.

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