Domani il mondo cambierГ [=Stazioni delle maree / Stations on the Tide - it]
- Автор: Суэнвик Майкл
- Год: 1994
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Marco Pinna
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Domani il mondo cambierГ [=Stazioni delle maree / Stations on the Tide - it]». Краткое содержание книги:
Anche pubblicato come Stazioni delle maree.
Vincitore del premio Nebula in 1991.
Nominato per i premi Hugo e Campbell in 1992.
Nominato per il premio di Arthur Clarke in 1993.
Emise una piccola risata, che le si bloccò in gola, facendola tossire. Il suo volto si contorse e divenne completamente rosso, tanto che il burocrate pensò che fosse in grave pericolo. Poi la crisi passò, e il burocrate le versò un bicchiere d’acqua da una caraffa posta accanto al letto. La vecchia prese il bicchiere senza ringraziare. — L’ho fregato eccome, quel maledetto. Avevo depositato i suoi soldi al sicuro, nelle banche di Piedmont, avevo il suo bastardo con me, lui non sapeva dove trovarmi e non poteva denunciarmi pubblicamente. Probabilmente non si è mai nemmeno preso la briga di cercarmi. Magari ha pensato che fossi morta nelle paludi. Ce ne sono parecchie, attorno ad Ararat.
— Una storia molto interessante — commentò il burocrate.
— Voi credete che fossi innamorata di lui. Chiunque lo penserebbe, ma invece non è così. Era venuto fuori dal nulla e mi aveva comprato con il suo denaro fuorimondo. Si credeva una persona importante, e mi considerava un semplice strumento, una nullità in confronto a lui, qualcosa che poteva prendere e mollare quando meglio credeva. E il brutto è che aveva ragione, e fu proprio questo a mandarmi su tutte le furie. Così gli rubai il figlio, per dargli una lezioncina. — Emise un’altra risatina. — Ah, gli scherzi che non facevo…!
— Avete per caso qualche sua fotografia?
Sollevò una mano, indicando una parete dove piccoli ritratti e antiche stampe fotomeccaniche lottavano fra loro per uno spazio. — Portatemi quella foto nella cornice di tartaruga. — Il burocrate obbedì. — La donna, quella dea altissima, ero io, che ci crediate o no. Il bambino è il giovane Aldebaran.
Il burocrate osservò attentamente la fotografia. La donna era piuttosto massiccia e trasandata, ma evidentemente fiera della sua solidità, della sua carne. Il bambino invece era una cosina spettrale, che lo fissava con due occhietti simili a cerchi neri. — Ma questa è una bambina.
— No, è Aldebaran. Lo vestivo da bambina durante i primi anni per nasconderlo a suo padre nel caso fosse venuto a cercarlo. Fino ai sette anni ha indossato solo gonne. Poi iniziò a trasformarsi in una creatura cattiva, un bimbo cocciuto, e allora si rifiutava di indossare quei vestiti. Alla fine dovetti accontentarlo, altrimenti mi usciva in strada tutto nudo. Ma non cedetti tanto facilmente. Andò in giro nudo per tre giorni, finché non venne a farci visita il prete, dicendo che era una cosa inaccettabile.
— E come accadde che Aldebaran riuscì a ottenere un’educazione fuorimondo?
La donna ignorò la domanda. — Io naturalmente volevo una figlia; le ragazze sono decisamente più docili. Una ragazza non sarebbe mai scappata via per cercare suo padre come fece lui. Mettete una mano sotto il mio letto — ordinò improvvisamente. — Tirate fuori ciò che vi trovate.
Il burocrate infilò una mano fra le ombre inquietanti del letto, da cui tirò fuori un baule basso sul quale erano intagliate delle figure semi-umane. Madre Gregorian si protese in avanti con un certo sforzo per guardare. — Sotto quella seta verde dovrebbe esserci un pacchetto marrone. Sì, quello. Apritelo.
Era preoccupantemente facile ubbidire a quel mostro, poiché era molto decisa nei suoi ordini. Il burocrate si ritrovò in mano una vecchia agendina con qualche sigillo sbiadito sulla copertina.
— Quello era di Aldebaran. Lo ha perso poco prima di fuggire. — Si produsse in un sorriso che parlava di storie mai raccontate. — Prendetelo pure, può darsi che vi sia di aiuto. — Chiuse gli occhi e lasciò che il suo volto si rilassasse in una flaccida maschera di dolore. Stava annaspando, con la stessa costanza di un cane d’estate, ma meno rumorosamente.
— Mi siete stata di grande aiuto — disse il burocrate con tono cauto. Percepì che la vecchia avrebbe potuto benissimo chiedergli un prezzo per le informazioni che gli aveva dato.
— Pensava di essere furbo. Pensava che, andando molto lontano, sarebbe riuscito a sfuggirmi. Pensava di potermi sfuggire! — I suoi occhi si spalancarono, scintillando in maniera malevola. — Quando lo trovate, dategli questo messaggio da parte mia. Ditegli che non ha importanza quanta distanza percorre, che sia in miglia, in apprendimento o in tempo, non potrà mai sfuggire a sua madre.
Il burocrate non riuscì a pensare a nulla da dire, quindi si inchinò con fare cortese e si voltò, apprestandosi a uscire.
— Oh, e non preoccupatevi per il piattino rotto. Ne abbiamo altri, e comunque era un servizio già incompleto.
Il burocrate sorrise. — Un ottimo trucco. Come avete fatto a saperlo?
La vecchia sollevò una mano verso l’alto, con un gesto che riuscì a essere languido e laborioso nel contempo, come quello di una donna in procinto di annegare che cerca di raggiungere la superficie dell’acqua, e fece scattare un interruttore. Le luci si spensero, e la stanza piombò nell’oscurità, interrotta solo in parte da un piccolo bagliore biancastro sul soffitto. Si trattava di un rosone di piccoli cerchi, come un biscotto della festa. Il burocrate abbassò lo sguardo, e notò un altro rosone sul pavimento, quest’ultimo più luminoso.
La voce della vecchia venne dall’oscurità, gongolante. — È il condotto dell’aria calda. Quando è aperto, posso sentire tutto ciò che si dice nella stanza di sotto. Ho sentito la ceramica che si rompeva, e poi i passi di Esme che andava in dispensa e tornava rapida. — Gli rise in faccia. — Un po’ troppo semplice per voi, eh? Voi di fuorimondo pensate di essere tanto sofisticati… Una cosa semplice come il nostro sistema di ventilazione non può che sfuggirvi.
Di sotto, fece la conoscenza di un uomo dall’aria assai dignitosa, con un paio di baffi scuri, che teneva in mano un bicchiere della birra leggera delle sorelle. I suoi capelli erano lisciati e imbrillantinati, in stile Piedmont. — Voi dovete essere il perito — disse il burocrate.
Sì scambiarono una stretta di mano. — Si, vengo qui ogni due o tre settimane per fare una nuova stima del valore di mobili e oggetti vari. Un anno fa, tutto questo valeva una fortuna; ora invece sono saliti i prezzi delle spedizioni e il valore è diminuito. Saranno costretti a lasciarsi dietro parecchie cose. — Il perito mostrò un mucchio di carte consunte ed emise un sospiro con aria religiosa. — Qui ci sono tute le cifre, chiunque può controllarle. Io non ci guadagno niente. L’unico motivo per il quale acconsento di venire qui tanto spesso è che in questa cosa vi sono cose talmente belle che sarebbe un vero peccato lasciarle in balìa delle maree.
Lingore e Ambryn erano in piedi accanto a lui, mentre Emse non era in vista. Ciò nonostante, il burocrate sentiva che li stava osservando da qualche recesso oscuro, con gli occhietti sporgenti come due palline nere e i baffetti tremolanti.
— Emse — disse Lingore. — Accompagna alia porta l’ospite di mamma. Noi dobbiamo occuparci del guardaroba.
Le due sorelle maggiori scomparvero alle spalle del perito. Come furono uscite dalla stanza, Emse emerse dall’ombra. Il burocrate alzò lo sguardo verso il condotto di ventilazione e le prese istintivamente la mano. Provò l’improvviso, l’urgente impulso di sottrarla a quell’atmosfera velenosa. Salvare almeno qualcosa dal disastro. — Ascoltatemi — le disse — vostra madre mi ha detto che vi ha tagliata fuori dal suo testamento. Non vi lascerà nulla. Lasciate questa casa stasera stessa, figliola. Subito, anzi. Vi aiuterò io a portare le vostre cose. Qui non c’è nulla per voi.
Negli occhi opachi della ragazza apparve improvvisamente una tinta di malvagità. — Voglio vederla morire! — sbottò. — Se li può tenere, i suoi soldi. Voglio solo vederla morta e sepolta, per poi non vederla mai più!
Quando lasciò la casa era già notte, ma grazie a Caliban, piena e alta nel cielo, e ad Ariel, più bassa e gibbosa ma altrettanto luminosa, la strada che costeggiava il fiume era più che visibile. Gli alberi proiettavano le loro doppie ombre in maniera spettrale ma suggestiva. Le stelle degli alberi si erano staccate dai loro trespoli altissimi e, emettendo la loro fioca luminosità, frugavano nell’humus alla ricerca di acari. La passeggiata risultò molto tranquilla e piacevole, e il burocrate la sfruttò per riordinare i suoi pensieri. Aveva l’impressione di essere appena uscito da una casa congelata nel tempo. Con l’arrivo delle maree, sarebbe cambiato tutto. Solo pochi non avrebbero risentito del cambiamento e, catturati dal sole, avrebbero rivelato la loro natura di pietre prive di vita.