Le argentee teste d'uovo [The Silver Eggheads - it]
- Автор: Лейбер Фриц Ройтер
- Год: 1964
- Язык: итальянский
- Год: Casa Editrice La Tribuna
- Переводчик: Roberta Rambelli
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Le argentee teste d'uovo [The Silver Eggheads - it]». Краткое содержание книги:
Quali mutamenti possono attendere il mondo della cultura nel prossimo secolo? Fritz Leiber ce ne offre un assaggio nel suo romanzo più caustico e divertente. Agli scrittori toccherà firmare soltanto le opere composte elettronicamente dai mulini-a-parole, e recitare in pubblico i ruoli scelti per loro dalle controcopertine. Solo i colleghi robot sapranno scrivere sul serio, ma com’è ovvio, per un pubblico di robot. Questo, fino al giorno in cui gli scrittori inferociti distruggono tutti i mulini-a-parole, per dover poi affrontare una grave crisi di creatività. Solo presso l’Editrice Razzi nessuno sembra scaldarsi molto; forse perché qui si custodisce il grande segreto del secolo precedente, il Divorzio Psicosomatico di Daniel Zukertort. In una nursery segreta, infatti, vivono ancora le trenta argentee Teste d’Uovo la cui esistenza potrebbe scuotere il mondo intero… per il bene di tutti i lettori.
— Quel Comitato d’Azione non è abbastanza attivo per i miei gusti — disse Heloise. — E non intendo affatto riferire le mie idee sulla Editrice Pazzi a quegli animali del sindacato. Tuttavia — continuò, guardando Homer dritto negli occhi — mi hai dato un’ispirazione. — E cominciò a togliersi camicia e pantaloni.
Homer si voltò ostentatamente, preparandosi a ricevere un bacio sulla nuca. Ma il bacio non arrivò. Alla fine,attratto da un lieve tintinnio, si girò e vide Heloise che indossava un paio di pantaloni grigi e una camicetta scollata nera, a maniche lunghe. Si stava allacciando attorno al collo una bizzarra collana che lanciava pallidi scintillii grigi.
— Ehi, non l’avevo mai vista — osservò Homer. — Cosa sono, noci d’argento?
— Non sono noci — disse cupa Heloise. — Sono piccoli teschi umani. È la mia collana da caccia.
— Molto morboso, pupa, — si lagnò Homer. — Per andare a caccia di che cosa?
— Di pupi — rispose perversamente Heloise. — Pupi maschi da novanta chili, con una trentina in più o in meno. Io ho rinunciato agli uomini. Su, non offenderti, Homer — aggiunse con prudenza — non alludevo a te. — Si accostò, piantandosi accanto al lettuccio. — Homer — disse solennemente — devo dirti qualcosa. Volevo lasciarti riposare e guarire e riprendere l’allenamento, ma temo che non sarà possibile. Homer, io ho avuto informazioni segrete ma attendibili secondo le quali l’Editrice Pazzi ha un asso nella manica per produrre libri senza bisogno dei mulini-a-parole. So con certezza che in questo momento Flaxman e Cullingham stanno assumendo tutti gli scrittori più quotati portandoli via agli altri editori per farne gli autori di quei libri. Solo gli scrittori della Editrice Pazzi avranno il loro nome in copertina. Tu vuoi veramente rimanere tagliato fuori?
Homer Hemingway balzò giù dal lettuccio come un razzo che scattasse dal suo balipedio.
— Dammi la mia divisa di marinaio mediterraneo, quella sciupata dal vento con le ombre violette, pupa, — ordinò rapidamente il grosso scrittore, con la fronte aggrondata dal pensiero. — E le mie scarpe di tela sporca. E il mio berretto da capitano tutto ammaccato! Presto!
— Ma, Homer — protestò Heloise, sconcertata dalla portata del successo del suo stratagemma — e il tuo deretano ustionato?
— Nella mia Sala Medica, pupa — l’informò il maestro scrittore, pieno di risorse — ho un para-didietro trasparente, ventilato, adesivo, aderente, plastico progettato proprio per questi casi di emergenza.
10
— Allora, Zane Gort — disse allegramente Flaxman — Gaspard mi dice che vi siete comportato da eroe nella tragedia dei mulini-a-parole.
L’atmosfera dell’ufficio si era allentata notevolmente da quando la signorina Blushes si era allontanata per rassettarsi nella toeletta delle signore, dopo aver lanciato una frecciata finale all’indirizzo degli editori troppo tirchi per provvedere a una sala di riposo esclusivamente per le robicchie.
Il piccolo editore bruno si calmò.
— Deve essere stato duro per voi, però, aver dovuto assistere al linciaggio delle macchine vostre consorelle.
— Francamente no, signor Flaxman — rispose senza esitazione il robot. — La verità è che non mi sono mai piaciuti i mulini-a-parole e le altre macchine pensanti tutte cervello e niente corpo, incapaci di muoversi. Non hanno coscienza, solo una creatività cieca: brandiscono i simboli come badili e tessono le parole come se fossero lana. Sono mostruose e mi fanno paura. Voi le avete chiamate mie consorelle, ma per me sono nonrobotiche.
— È strano, se si considera che anche i mulini-a-parole sono scrittori come voi.
— Non è affatto strano, signor Flaxman. È vero sono uno scrittore. Ma io sono un lupo solitario, uno scrittore autonomo e indipendente come gli scrittori umani dei vecchi tempi, prima dell’Età dei direttori editoriali di cui ha parlato il signor Cullingham. Come tutti i liberi robot io sono autoprogrammato, e poiché non ho mai scritto altro che vicende di robot per i robot, non ho mai lavorato sotto la direzione editoriale degli umani… non che questo non sarebbe stato bene accetto, in certe circostanze. — Fece le fusa in modo affascinante all’indirizzo di Cullingham, poi girò intorno, pensoso, il suo unico occhio scuro. — In circostanze come le attuali, signori… ora che i vostri mulini-a-parole sono stati distrutti e che i vostri scrittori umani sono di dubbia qualità e che noi robot autori siamo gli unici narratori esperti rimasti nel Sistema Solare…
— Ah, sì, i mulini-a-parole sono stati distrutti — disse Flaxman con un ampio sogghigno diretto a Cullingham, fregandosi le mani.
— Io sarei prontissimo ad accettare la guida del signor Cullingham, per quello che riguarda i sentimenti umani — continuò pronto il robot — e a permettere che il suo nome figuri insieme al mio, nello stesso corpo e nello stesso carattere: di Zane Gorte G.K. Cullingham… mi pare che vada bene. E anche le nostre fotografie in controcopertina. Senza dubbio gli umani comincerebbero ad amare gli autori robot se avessero dei co-autori umani… almeno all’inizio. E in ogni caso noi robot siamo molto più vicini agli umani di quanto non lo siano mai stati i mulini-a-parole.
— Ehi, aspettate un momento, tutti quanti! — Il comando di Gaspard fu un ruggito che fece rabbrividire Flaxman e corrugare rapidamente la fronte di Cullingham. Lo scrittore si guardò intorno come uno snello orso irsuto. Si sentiva di nuovo furioso, furioso per il mistero del contegno innaturale di Flaxman e di Cullingham e, come prima, il suo furore fu il combustibile che gli diede l’energia per esplodere davanti a quei misteri. — Silenzio, Zane! — grugnì. — Sentitemi, signor F. e signor C, ogni volta che qualcuno parla della distruzione dei mulini-a-parole, voi due vi comportate come se foste seduti a tavola per il pranzo di Natale. Onestamente, se non sapessi che i vostri mulini sono stati distrutti insieme agli altri, giurerei che voi due imbroglioni…
— Ehm-ehm, Gaspard.
— Non prendetemi in giro! Oh, lo so, tutto per la Vecchia Editrice Razzi, noi siamo tutti eroi e voi siete due santi, ma la verità non cambia. Stavo per dire che avrei giurato che voi due, signori editori, avete combinato tutto il massacro. Magari a costo di coinvolgere l’Editrice Razzi… Ditemi… c’entrate davvero?
Flaxman si dondolò, sogghignando.
— Noi simpatizziamo, Gaspard. Sì, mettiamola così, noi abbiamo simpatizzato con voi scrittori, con i vostri ego feriti e con i vostri impulsi verso l’autoespressione. Non abbiamo dato un aiuto attivo, naturalmente, ma… abbiamo simpatizzato.
— Con un branco di zazzeruti urlanti? No, voi dovete avere in mente qualcosa di molto pratico. Lasciatemi pensare. — Si tolse dalla tasca della giacca da casa la pipa di schiuma e cominciò a riempirla, poi buttò pipa e borsa del tabacco sul pavimento. — Al diavolo l’atmosfera, ormai! — disse, tenendo una mano attraverso la scrivania. — Datemi una sigaretta!
Flaxman fu colto di sorpresa, ma Cullingham si tese in avanti ed esaudì tranquillamente la richiesta.
— Vediamo — disse Gaspard, aspirando una profonda boccata. — Forse voi avete veramente in testa questo piano pazzesco… scusami, Zane… di fare scrivere ai robot i libri per gli umani… no, non andrà bene, perché in pratica qualsiasi altra fabbrica di narrativa pubblica libri di robot e ha nella sua scuderia uno o più robot, tutti ansiosi di conquistare altri e più vasti campi…
— Vi sono robot autori e robot autori — osservò Zane Gort in tono lievemente offeso. — Non tutti sono così adattabili e pieni di risorse, e hanno una così vasta comprensione verso gli esseri nonrobotici…
— Zitto, ti ho detto. No, deve esserci qualcosa che la Razzi ha e che le altre fabbriche di narrativa non hanno. Mulini-a-parole nascosti? No, l’avrei saputo, nessuno può imbrogliarmi in una faccenda del genere. Una scuderia segreta di scrittori, che sappiano veramente scrivere qualcosa che si avvicini per qualità alla produzione dei mulini? Lo crederò quando Homer Hemingway imparerà l’alfabeto. Ma cosa, allora? Creature extraterrestri? Facoltà extrasensorie? Scrittori automatici sintonizzati con l’Infinito…? Psicopatici di genio sotto una specie di direzione…?