Scelti dalle tenebre [The Vampire Lestat - it]
- Автор: Райс Энн
- Серия: Cronache dei vampiri #2
- Год: 1989
- Язык: итальянский
- Год: Longanesi
- ISBN: 978-88-304-0911-8
- Переводчик: Roberta Rambelli
- Жанр: Ужасы
Электронная книга - «Scelti dalle tenebre [The Vampire Lestat - it]». Краткое содержание книги:
Poi una sete devastante lo assalì. Scosso da convulsioni, protese le zanne come un cobra e si avventò al collo di Enkil.
Enkil alzò il braccio, come aveva predetto l’Anziano, e scagliò l’ustionato riverso.
L’ustionato singhiozzava, e io mi vergognavo ancora di più. Era troppo debole per andare in caccia di vittime e per portarle lì. L’avevo esortato a comportarsi così perché volevo vedere. E la lugubrità del luogo, la sabbia sul pavimento, il puzzo della torcia e la visione orrenda dell’ustionato che si contorceva e piangeva, tutto era deprimente in modo indicibile,
«Allora bevi da me», dissi, e rabbrividii nel vederlo con le zanne di nuovo snudate e le mani protese per afferrarmi. Ma era il minimo che potessi fare.
12.
Non appena ebbi finito con quell’essere, gli ordinai di non lasciar entrare nessuno nella cripta. Non sapevo immaginare come avrebbe potuto riuscirci: ma glielo dissi con fare autorevole e mi affrettai ad allontanarmi.
Tornai ad Alessandria e feci irruzione in un negozio che vendeva antichità; e rubai due bellissime bare per mummie, finemente dipinte e intarsiate d’oro, e presi una quantità di lini per avvolgere. Quindi tornai alla cripta nel deserto.
Il mio coraggio e la mia paura erano al culmine.
Come avviene spesso quando diamo il sangue o lo prendiamo da un altro dei nostri simili, avevo visto o sognato molte cose mentre l’ustionato mi affondava i denti nella gola. E ciò che avevo veduto e sognato aveva a che fare con l’Egitto: il fatto che per quattromila anni quella terra avesse conosciuto pochissimi cambiamenti nella lingua, nella religione e nell’arte. E per la prima volta questo mi era comprensibile e mi poneva in profonda sintonia con la Madre e il Padre, reliquie di quella terra al pari delle piramidi. Tutto questo intensificava la mia curiosità e la rendeva simile alla devozione.
Tuttavia, per esser sincero, avrei sottratto la Madre e il Padre al solo scopo di sopravvivere.
La nuova conoscenza e il nuovo entusiasmo mi ispiravano quando mi avvicinai ad Akasha ed Enkil per metterli nei sarcofagi di legno: sapevo bene che Akasha l’avrebbe permesso e che un colpo di Enkil sarebbe bastato a schiacciarmi il cranio.
Ma Enkil si sottomise come Akasha. Lasciarono che li avvolgessi nei lini come mummie e li mettessi nelle bare antropomorfiche con le facce di altri, e poi li portassi con me ad Alessandria.
Lasciai l’ustionato in uno stato di terribile agitazione, mentre me ne andavo trascinando i due sarcofagi.
Quando arrivai in città, ingaggiai alcuni uomini perché li portassero in casa mia; e quindi li seppellii sotto il giardino spiegando a voce alta a Enkil e Akasha che il loro soggiorno sottoterra non sarebbe durato a lungo.
La notte seguente, l’idea di lasciarli mi terrorizzò. Andai a caccia a poca distanza dal mio giardino; quindi mandai i miei schiavi ad acquistare cavalli e un carro, e ordinai di fare i preparativi per un viaggio lungo la costa fino ad Antiochia, sul fiume Oronte, una città che conoscevo e amavo e nella quale pensavo che sarei stato al sicuro.
Come temevo, l’Anziano comparve molto presto. Lo attendevo nella camera da letto buia, seduto sul giaciglio come un romano, con una lampada accesa accanto a me e una vecchia copia di un poema latino tra le mani. Mi chiedevo se avrebbe intuito dov’erano Akasha ed Enkil; e immaginai volutamente falsi ricordi… che li avevo chiusi nella grande piramide.
Facevo ancora il sogno dell’Egitto quale mi era venuto dall’ustionato: una terra dove le leggi e la fede erano rimaste immutate per un tempo assai più lungo di quanto potessimo immaginare, una terra che conosceva i geroglifici e le piramidi e i miti di Osiride e Iside quando la Grecia era sprofondata nella tenebra e Roma non esisteva ancora. Vedevo il Nilo straripare. Vedevo le montagne che ne creavano la vallata. Vedevo il tempo in una prospettiva del tutto diversa. E non era soltanto il sogno dell’ustionato… era tutto ciò che avevo veduto e conosciuto in Egitto, il senso dell’inizio delle cose che avevo appreso dai libri molto prima di diventare figlio della Madre e del Padre.
«Che cosa ti fa pensare che siamo disposti ad affidarli a te?» disse l’Anziano non appena apparve sulla soglia.
Sembrava enorme, mentre si aggirava nella mia camera, abbigliato solo del gonnellino. La luce della lampada brillava sulla testa calva, la faccia tonda, gli occhi sporgenti. «Come osi impadronirti della Madre e del Padre? Che cos’hai fatto di loro?» chiese.
«Sei stato tu a esporli al sole», ribattei. «Sei stato tu che hai cercato di annientarli. Sei tu quello che non credeva alla vecchia storia. Eri il guardiano della Madre e del Padre, e mi hai mentito. Hai causato la morte dei nostri simili da un capo all’altro del mondo. Sei stato tu, e mi hai mentito.»
Era sgomento. Mi giudicava indicibilmente orgoglioso e impossibile. Sì. E con questo? Aveva il potere d’incenerirmi, se e quando avesse bruciato la Madre e il Padre. E lei era venuta a me. A me!
«Non sapevo cosa sarebbe accaduto», disse l’Anziano. Le vene gli spiccavano sulla fronte e i pugni erano contratti. Sembrava un gigantesco nubiano calvo mentre cercava d’intimidirmi. «Ti giuro, per tutto ciò che è sacro: non lo sapevo. E tu non puoi sapere cosa significa custodirli, guardarli anno dopo anno, decennio dopo decennio, secolo dopo secolo, e sapere che potrebbero parlare, potrebbero muoversi e non vogliono!»
Non provavo comprensione per lui e per ciò che diceva. Era soltanto una figura enigmatica al centro di quella camera, e parlava di sofferenze inimmaginabili. Come potevo simpatizzare con lui?
«Io li ho ereditati», disse. «Sono stati dati a me! Cosa dovevo fare? E dovevo lottare con il loro silenzio offensivo, il loro rifiuto di guidare la tribù che avevano scatenato nel mondo. E perché è venuto questo silenzio? Per vendetta, ti dico. Vendetta contro di noi. Ma perché? Esiste qualcuno che possa ricordare il passato di mille anni fa, ora? Nessuno. Chi comprende tutte queste cose? I vecchi dèi finiscono nel sole, nel fuoco, o vengono annientati con la violenza, oppure si seppelliscono nel profondo della terra per non risorgere mai più. Ma la Madre e il Padre continuano a esistere e non parlano. Perché non si seppelliscono dove non può accadergli nulla di male? Perché osservano e ascoltano e rifiutano di parlare? Enkil si muove quando qualcuno cerca di togliergli Akasha. Allora colpisce e schiaccia i nemici come se fosse un colosso di pietra che ha preso vita. Ti dico che quando li ho esposti sulla sabbia non hanno tentato di salvarsi! Stavano rivolti verso il fiume quando sono fuggito!»
«L’hai fatto per vedere cosa sarebbe accaduto… se questo li avrebbe indotti a muoversi!»
«L’ho fatto per liberarmi. Per dire: ‘Non vi conserverò più a lungo. Muovetevi. Parlate’. Per vedere se la vecchia storia era vera. Se era vera, allora tanto valeva che perissimo tutti tra le fiamme.»
Era esausto. Finalmente disse con voce fievole: «Non puoi portar via la Madre e il Padre. Come hai pensato che te l’avrei permesso? Tu, che potresti non durare più di un secolo e che sei fuggito dai tuoi doveri nella foresta… Tu non sai che cosa sono veramente la Madre e il Padre. Hai udito da me più di una menzogna.»
«Ho qualcosa da dirti», risposi. «Ora sei libero. Sai che non siamo dèi, e non siamo neppure uomini. Non serviamo la Madre Terra perché ci nutriamo dei suoi frutti e non discendiamo naturalmente nel suo abbraccio. Non apparteniamo a lei. E io lascio l’Egitto senza doveri verso di te, e porto loro con me perché me l’hanno chiesto, e non tollererò che io e loro veniamo distrutti.»
Era nuovamente allibito. Come me l’avevano chiesto? Ma non trovava le parole; era troppo infuriato e pieno d’odio e traboccante di segreti tenebrosi che non riuscivo a intravvedere. Era istruito come me, ma sapeva molte cose dei nostri poteri che io non immaginavo. Non avevo mai ucciso un uomo quand’ero mortale. Non sapevo come uccidere un essere vivente se non nel bisogno tenero e spietato del sangue.