American Gods [it]
- Автор: Гейман Нил Ричард
- Год: 2002
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- ISBN: 88-04-50466-8
- Переводчик: Katia Bagnoli
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «American Gods [it]». Краткое содержание книги:
«Che però non useremo» precisò l’altro.
«Lo so. Ce l’ha già detto. Lo so. È fattibile. Però. Senta… da quando ho fatto quel lavoretto alla puttana di Los Angeles, mi sono sentito…»
Si interruppe facendo una smorfia, come se non volesse continuare.
«Ti sei sentito disturbato?»
«Sì. Bella parola. Disturbato. Infatti. Come in un istituto per adolescenti disturbati. Divertente. Sì.»
«E cos’è che ti disturba, esattamente?»
«Be’, noi combattiamo, vinciamo.»
«E questo è fonte di turbamento, per te? Personalmente lo trovo motivo di trionfo e felicità.»
«Sì, però moriranno comunque. Loro sono colombe migratrici, tilacini. Estinti, giusto? Chi se ne frega? Invece così sarà un bagno di sangue.»
Il signor World annuì.
Lo stava ascoltando. Bene. Il ragazzo grasso continuò: «Senta, non sono l’unico a pensarla in questo modo. Ne ho parlato con i ragazzi di Radio Modern che sono per trovare un accordo pacifico; e gli intoccabili sono quasi tutti del parere di lasciare che siano le leggi di mercato a risolvere il problema. Io sono… come dire… la voce della ragione».
«Davvero, lo sei. Sfortunatamente però ti mancano alcune informazioni.» Il sorriso che seguì quella frase era un sorriso sfregiato.
Il ragazzo batté le palpebre. «Signor World?» disse. «Che cosa è successo alle sue labbra?»
World sospirò. «La verità» disse «è che un giorno qualcuno le ha cucite. Tanto tempo fa.»
«Accidenti» disse il ragazzo grasso. «Come una storia di omertà.»
«Vuoi sapere che cosa stiamo aspettando? Perché non abbiamo attaccato la notte scorsa?»
Il ragazzo grasso annuì. Sudava, ma era un sudore freddo.
«Non abbiamo sferrato l’attacco perché sto aspettando un bastone.»
«Un bastone?»
«Esatto. Un bastone. E sai che cosa farò, con quel bastone?»
L’altro scosse la testa. «Okay. Me lo dica. Che cosa farà?»
«Potrei dirtelo» rispose il signor World gravemente, «però poi sarei costretto a ucciderti.» Strizzò l’occhio e la tensione nella stanza si allentò.
Il ragazzo grasso cominciò a ridacchiare, una risata interminabile, nasale. «Okay. Eh eh. Okay. Eh eh. Ho capito. Messaggio ricevuto sul pianeta tecnologico. Forte e chiaro. Nada, niente da fare.»
Il signor World scosse la testa e gli appoggiò una mano sulla spalla. «Ehi» disse, «vuoi saperlo davvero?»
«Sicuro.»
«Bene» disse il signor World, «visto che siamo amici, ecco cosa farò: prenderò il bastone e nel momento esatto in cui si scontreranno lo lancerò sopra gli eserciti. Quando io lo lancerò il bastone si trasformerà in una lancia. E mentre la lancia disegnerà un arco nel cielo proprio sopra la battaglia, io griderò "dedico questa battaglia a Odino".»
«Cosa? Perché?»
«Per il potere» rispose il signor World. Si grattò il mento. «E per il nutrimento. Una combinazione delle due cose. Vedi, l’esito della battaglia non conta. Ciò che importa è il caos, e il massacro.»
«Non capisco.»
«Te lo dimostro. Sarà così» disse. «Attenzione!»
Prese dalla tasca del Burberry un coltello da caccia con l’impugnatura di legno e con un movimento sciolto infilò la lama nella carne molle sotto il mento del ragazzo grasso spingendo verso l’alto, verso il cervello. «Dedico questa morte a Odino» disse, mentre la lama affondava.
Sulla mano gli cadde qualche cosa che non era veramente sangue e dietro gli occhi del ragazzo grasso si sentì un crepitio di scintille. L’odore che si diffuse nell’aria era quello di fili elettrici bruciati.
Il ragazzo grasso contrasse la mano e poi cadde. Aveva sul volto un’espressione stupita e infelice. «Guardalo» disse in tono colloquiale il signor World rivolgendosi all’aria. «Sembra che abbia appena visto una sequenza di zero e di uno trasformarsi in uno stormo di uccelli colorati che prende il volo.»
Non arrivò nessuna replica dal vuoto corridoio di roccia.
Il signor World si caricò il corpo sulla spalla come se non pesasse niente, aprì il diorama dei pixy, lo lasciò cadere accanto all’alambicco e lo coprì con il suo lungo impermeabile nero. Se ne sarebbe liberato quella sera, decise, e fece il suo sorriso sfregiato: nascondere un cadavere su un campo di battaglia era fin troppo facile. Nessuno gli avrebbe badato. Nessuno se ne sarebbe interessato.
Seguì qualche minuto di silenzio, poi nell’ombra una voce burbera che non era quella del signor World si schiarì la gola e disse: «Bell’inizio».
18
Cercarono di fermare i soldati, ma i soldati fecero fuoco uccidendoli entrambi. Perciò la canzone sbaglia, quando parla della prigione, è una licenza poetica. La realtà non corrisponde sempre alla poesia. La poesia non corrisponde sempre alla verità. Spesso è questione di metrica.