Il biglietto vincente [The Winner - it]
- Автор: Балдаччи Дэвид
- Год: 1998
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- ISBN: 88-04-47086-0
- Переводчик: Sergio Altieri
- Жанр: Триллеры
Электронная книга - «Il biglietto vincente [The Winner - it]». Краткое содержание книги:
Un intrigo micidiale, costruito come un congegno a orologeria.
— Non c’è modo di prenderlo, Matthew.
— Invece c’è, LuAnn. Vedi, io ho già un’idea precisa, solo che stavo esplorando ogni altra prospettiva possibile.
— Cioè?
— Tu hai un suo numero di telefono, non è vero?
— Sì, e allora?
— Organizziamo un piacevole incontro.
— Ma se avevi detto…
— Tra lui… e me.
LuAnn si alzò di scatto, furiosa. — No. Mi hai capito? Nemmeno l’ombra di una possibilità. È ora di finirla di giocare con la morte al mio posto — disse accennando al suo braccio ferito. — La prossima volta sarai molto meno fortunato.
— Ma, cara, sei stata tu la mia fortuna — ribatté Riggs abbozzando un sorriso. — Ti spiace sederti?
LuAnn si sedette, rigidamente.
— Ascolta, lo chiamerò e gli dirò che te ne stai andando dagli Stati Uniti, lasciandoti tutti questi problemi alle spalle. E con Donovan nell’aldilà non ha più preoccupazioni.
LuAnn scuoteva la testa vigorosamente.
— Dopodiché, gli dirò di non essere per niente soddisfatto. — Riggs esibì un sorriso ribaldo. — Pensaci bene: Jackson è entrato nel computer dei Federali, giusto?
— E allora?
— Lui è convinto che Daniel Buckman sia un criminale. Non gli sembrerà strano che io tenti un’estorsione. Così gli dirò che mi sono proprio rotto di lavorare per i ricchi di Charlottesville e che è da un pezzo che voglio tornare a fare la bella vita. Per questo avevo infilato una cimice nella tua camera da letto a Wicken’s Hunt…
— Sei pazzo?
— Gli dirò che ho registrato tutto quello che vi siete detti quella sera. E che se adesso vuole quel nastro, be’, allora mi deve sganciare un sacco di soldi.
— Tu vuoi ricattare Jackson!? Ma ti ucciderà.
L’espressione di Riggs divenne cupa. — Mi ucciderà in ogni caso. E non ho la minima intenzione di aspettare che lo faccia. Questa volta preferisco prendere io l’iniziativa. Perché è ora che tu sappia qualcos’altro su di me… — Riggs tirò un gran respiro, poi disse: — Io ho ucciso. Più di una volta. E se pensi che esiterei solo un secondo prima di fargli saltare via la testa, allora non mi conosci ancora, LuAnn.
Lei non lo stava guardando. Il suo sguardo era focalizzato su qualcosa alle spalle di lui, forse verso il banco del bar.
— Che c’è? LuAnn?…
O forse verso la porta del bar. Forse li avevano trovati o forse… Un agghiacciante pensiero gli balenò nella mente… Jackson!
Riggs si voltò con uno scatto. Niente Jackson, solo il ristorante ancora vuoto. Ma il cameriere si era raddrizzato per allungare una mano alla manopola del volume del televisore.
“… notizia del secondo, brutale omicidio in due giorni nell’area di Washington D.C. Alicia Crane, figlia del defunto senatore Jack Crane, è stata rinvenuta cadavere nella sua residenza di Georgetown…”
L’immagine di una donna dai lineamenti aristocratici, un po’ androgini, campeggiava sul teleschermo.
— Jackson… — la voce di LuAnn era un sussurro.
“… stando alle prime, frammentarie notizie raccolte negli ambienti della polizia, la morte di Alicia Crane potrebbe essere collegata a Thomas Donovan, il giornalista del Washington Tribune ricercato in relazione all’assassinio di Roberta Reynolds. Pare infatti che Donovan fosse sentimentalmente legato ad Alicia Crane…”
Riggs l’afferrò per un braccio: — LuAnn, di che cosa stai parlando?
— È Jackson. — LuAnn tenne lo sguardo inchiodato sul volto alla televisione. — Vestito da donna…
Riggs tornò a osservare lo schermo, poi nuovamente lei: — Ma come fai a dirlo? Mi hai detto che non mostra mai il suo vero volto!
— Al villino, durante la lotta — spiegò LuAnn senza staccare gli occhi dallo schermo — io gli ho… strappato via la faccia. Plastica, gomma, quell’accidenti che era. Io ho visto il suo vero volto, Matthew! — Indicò nuovamente il televisore. — È quello!
Per almeno trenta secondi Riggs rimase assolutamente immobile, gli occhi socchiusi, la mente in un vortice di congetture. — Oh, Cristo… — esclamò infine in un sibilo.
— Cosa?
— D-N-A! — sussurrò Riggs sporgendosi verso di lei, prima di schizzare via dalla sedia.
— Il fratello di Alicia Crane?
— Esatto!
George Masters coprì il microfono del telefono con una mano e imprecò a raffica.
— Matthew, dove cazzo ti trovi? — riprese a denti stretti.
— Oh, scusami tanto, è un vero peccato che i tuoi ragazzi non siano riusciti a starmi dietro. George, lascia perdere i pedinamenti e stammi a sentire: la Tyler ha visto Jackson in faccia. E la sua faccia è, era, la faccia di Alicia Crane!
— D’accordo, Matthew, controlliamo subito l’intera famiglia: padre, madre, fratelli, chiunque. Non dovrebbe essere difficile. È gente molto in vista.
— Bravo. Ma fai in fretta, George: se Jackson è davvero uno dei Crane, e ha davvero assassinato sua sorella, non credo che sia rimasto ad aspettare una tua visita di cortesia.
— Cristo, Matt, stai parlando di fratricidio!
— Per l’appunto. Hai idea di che cosa potrebbe fare a qualcuno al di fuori della sua famiglia?
— Matt, ascolta…
Ma Riggs aveva già riappeso. Appoggiato alla parete della cabina telefonica, chiuse gli occhi e sospirò. Per la prima volta intravedeva un barlume di speranza.
Era certo che l’Fbi non sarebbe mai riuscito a prendere Jackson, nemmeno in mille anni di rastrellamenti. Ma quella nuova svolta, per LuAnn e per lui funzionava alla grande. Jackson tagliato fuori dal suo intero sistema malefico, braccato da tutte le polizie degli Stati Uniti, furibondo, assetato di vendetta e senza il controllo degli eventi, era un uomo finalmente vulnerabile.
Era tempo di muoversi. Dieci minuti dopo, Riggs e LuAnn erano di nuovo in macchina.
54
Jackson chiuse la comunicazione sul telefono cellulare e si rilassò contro lo schienale, osservando le nubi color inchiostro che vorticavano fuori dall’oblò.
L’uomo che seguiva Charlie e Lisa aveva appena fatto rapporto. Dopo l’ultimo pernottamento, i due stavano rientrando in Virginia attraverso il confine meridionale. Charlie aveva fatto una sola telefonata. A LuAnn Tyler, nessun dubbio in merito. Tutto stava procedendo come doveva.
Un’ora più tardi, Jackson attraversava Manhattan, diretto al suo attico. Una breve sosta, prima di andare a prendere suo fratello Roger. Non potendo contare sul fatto che viaggiasse da solo, sarebbe dovuto andare a prelevarlo di persona.
In cinquant’anni di onorato servizio come portiere in uno dei più prestigiosi edifici residenziali di Park Avenue, Horace Parker non aveva mai visto una cosa del genere. In quel palazzo, l’appartamento di media dimensione copriva quattrocento metri quadrati e costava sui cinque milioni di dollari. E l’attico, grande tre volte tanto, ne valeva venti. Parker osservò il piccolo esercito di uomini armati penetrati quasi simultaneamente da ogni direzione. Tutti portavano auricolari e indossavano giubbe di nylon blu con la scritta Fbi sulla schiena. Tutti imbracciavano pistole-mitragliatrici o pistole semiautomatiche. Con aria decisa, si infilarono nell’ascensore privato che portava all’attico.
Horace Parker si sentì improvvisamente di troppo e uscì sulla strada, a respirare a fondo l’aria fredda della notte autunnale. In quel momento, un taxi si avvicinò al marciapiede. Il portiere si precipitò verso Jackson.
Conosceva lui e suo fratello minore Roger fin da quando erano bambini. Fin da quando, per arrotondare lo stipendio, li accompagnava a gettare soldini nelle fontane di Central Park. Era stato lui a offrire ai due ragazzi, entrambi appena oltre la soglia della pubertà, la loro prima birra. Li aveva visti crescere, farsi adulti e infine volare via da quel nido dorato. Nel tempo, aveva appreso che la famiglia Crane era caduta in serie difficoltà finanziarie, e aveva lasciato New York. Ma poi Peter Crane era tornato, comprando l’attico e facendone nuovamente il proprio nido dorato. Evidentemente, i problemi economici erano finiti.