Il destino dei gemelli
- Автор: Уэйс Маргарет, Хикмэн Трэйси
- Серия: Dragonlance: Le Leggende #1
- Язык: итальянский
- Переводчик: Сандро Сандрелли
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Il destino dei gemelli». Краткое содержание книги:
«Fistandantilus?» chiese attraverso le labbra aride. «Ha costruito questo?»
«Sì, questo laboratorio è suo,» rispose Raistlin freddamente. «Lo ha creato molti, moltissimi anni or sono. All’insaputa di tutti i chierici ha utilizzato la sua grande magia per rintanarsi sotto il Tempio come un verme, divorando la solida roccia, plasmandola in forma di sale e di porte segrete, lanciando incantesimi su di esse, cosicché pochi sapevano della loro esistenza.»
Crysania vide un sorriso sardonico disegnarsi sulle labbra sottili di Raistlin, quando si girò verso la luce.
«L’ha mostrato a pochi nell’arco degli anni. Soltanto a un manipolo di apprendisti è stato permesso di condividere il segreto.» Raistlin scrollò le spalle. «E nessuno di questi è vissuto per poterlo raccontare.» La sua voce si ammorbidì. «Ma poi Fistandantilus commise un errore. Lo mostrò a un giovane apprendista. Un giovane fragile, brillante, dalla lingua sferzante, il quale osservò e mandò a memoria ogni svolta e ogni angolo dei corridoi nascosti, e studiò ogni parola di ogni incantesimo che rivelava porte segrete, recitandole più e più volte, affidandole alla memoria prima di coricarsi, notte dopo notte. E così noi ci troviamo qui, tu ed io, al sicuro, almeno per il momento, dalla collera degli dei.»
Con un movimento della mano invitò Crysania a raggiungerlo in fondo alla stanza, accanto a una grande scrivania di legno decorato da sculture. Su di essa era appoggiato un libro d’incantesimi rilegato in argento che Raistlin stava leggendo quando lei era arrivata. Un cerchio di polvere d’argento era stato disegnato intorno alla scrivania. «Sì, tieni gli occhi su di me. L’oscurità non è poi così terrificante, dopotutto, non è vero?»
Crysania non potè rispondere. Si rese conto di avergli permesso ancora una volta, nella sua debolezza, di leggere nei suoi occhi più di quanto avrebbe voluto che lui vedesse. Arrossendo, si affrettò a distogliere lo sguardo.
«So... sono rimasta sorpresa. È tutto,» disse. Ma non potè fare a meno di reprimere un brivido quando lanciò una nuova occhiata verso la bara. «Cos’è... o cos’era... quello?» bisbigliò inorridita.
«Uno degli apprendisti di Fistandantilus, senza dubbio,» rispose Raistlin. «Il mago gli ha succhiato la forza vitale per allungare la propria vita. Era qualcosa che faceva... di frequente.»
Raistlin tossì, i suoi occhi s’incupirono come a un terribile ricordo, e Crysania vide uno spasimo di paura e di dolore passargli sopra la faccia solitamente impassibile. Ma prima che potesse chiedere altre cose, si udì lo schianto della porta che andava in frantumi. Il mago vestito di nero riguadagnò rapidamente la sua compostezza. Sollevò gli occhi e andò con lo sguardo al di là di Crysania.
«Ah, entra, fratello mio. Stavo giusto pensando alla Prova, il che naturalmente mi ha indotto a ricordarmi di te.»
Caramon! Sul punto di svenire per il sollievo, Crysania si voltò per dare il benvenuto all’omone e alla sua solida e rassicurante presenza, al suo volto benevolo e gioviale. Ma le parole di benvenuto le morirono sulle labbra, inghiottite dall’oscurità che pareva esser diventata ancora più fitta con l’arrivo del guerriero.
«Parlando di Prove, sono contento che tu sia sopravvissuto alla tua, fratello,» disse Raistlin, il sorriso sardonico gli era tornato un’altra volta sulle labbra. «Questa dama,» lanciò un’occhiata a Crysania, «avrà bisogno di una guardia del corpo là dove stiamo per andare. Non so dirti cosa significhi per me avere qualcuno che conosco e di cui posso fidarmi.»
Crysania si ritrasse davanti a quel terribile sarcasmo, e vide Caramon sussultare come se le parole di Raistlin fossero state tanti minuscoli aculei avvelenati che gli erano stati lanciati contro, penetrandogli nella pelle. Ma il mago non parve accorgersene, o forse la cosa non gì’importava.
Stava leggendo il libro degli incantesimi aperto sulla scrivania, mormorando parole sommesse e tracciando simboli nell’aria con le mani sottili.
«Sì, sono sopravvissuto alla tua prova,» replicò Caramon con calma. Entrò nella stanza e venne illuminato dalla luce del bastone. Crysania trattenne il fiato per la paura.
«Raistlin!» gridò, arretrando da Caramon, quando l’omone avanzò lentamente, con in pugno la spada insanguinata. «Raistlin, guarda!» esclamò Crysania, incespicando contro la scrivania accanto alla quale si trovava il mago, entrando senza saperlo dentro il cerchio di polvere d’argento. Alcuni granelli di polvere rimasero appiccicati al fondo della sua veste, scintillando alla luce del bastone.
Irritato da quell’interruzione, il mago levò lo sguardo.
«Sono sopravvissuto alla tua prova,» ripetè Caramon, «come tu sei sopravvissuto alla Prova della Torre. Là hanno infranto il tuo corpo. Qui tu hai infranto il mio cuore. Adesso al suo posto non c’è nulla, soltanto un gelido vuoto, nero come le tue vesti. E come la lama di questa spada, è intriso di sangue. Un povero, sventurato minotauro è morto trafitto da questa lama. Un amico ha dato la sua vita per me, un’amica è morta fra le mie braccia. Hai mandato il kender a morire, non è vero? E quanti altri sono morti per portare avanti i tuoi malvagi disegni?». La voce di Caramon divenne un letale bisbiglio.
«Questo mette la parola fine a tutto, fratello mio. Nessun altro morirà per causa tua. Salvo uno, io stesso. È giusto, non è vero, Raist? Siamo venuti al mondo insieme, e insieme lo lasceremo.»
Fece un altro passo avanti. Raistlin parve sul punto di parlare, ma Caramon lo interruppe.
«Non puoi usare la tua magia per fermarmi, non questa volta. Conosco questo incantesimo che intendi lanciare. So che richiederà tutta la tua potenza, tutta la tua concentrazione. Se userai anche la più piccola frazione di magia contro di me, non avrai più la forza per lasciare questo posto, e il mio scopo sarà stato ugualmente raggiunto. Se non morirai per mano mia, morirai per mano degli dei.»
Raistlin fissò suo fratello senza fare nessun commento, poi, scrollando le spalle, tornò a leggere il suo libro. Fu soltanto quando Caramon fece un altro passo avanti, e Raistlin sentì sferragliare l’armatura dorata, che il mago sospirò per l’esasperazione e levò lo sguardo sul suo gemello. I suoi occhi, che luccicavano dalle profondità del cappuccio, parevano gli unici punti di luce della stanza.
«Ti sbagli, fratello mio,» disse Raistlin con voce sommessa. «C’è un altro che morirà.» Il suo sguardo simile a uno specchio andò a Crysania, che era rimasta sola fra i due fratelli, con le vesti bianche che spiccavano nel buio.
Gli occhi di Caramon s’intenerirono per la pietà quando anche lui guardò Crysania, ma la determinazione sulla sua faccia non vacillò. «Gli dei la prenderanno con loro,» disse, misurando le parole. «Lei è un vero chierico. Nessuno dei veri chierici è morto nel Cataclisma. È per questo che Par-Salian l’ha mandata indietro nel tempo.» Tendendo la mano, indicò. «Guarda, la ce n’è uno che aspetta.»
Crysania non ebbe bisogno di voltarsi a guardare. Sentiva la presenza di Loralon.
«Vai da lui, Reverenda Figlia,» le disse Caramon. «Il tuo posto è alla luce, non qui nell’oscurità.»
Raistlin non disse niente, non fece movimenti di alcun genere; si limitò a rimanere in silenzio alla scrivania, con la mano sottile appoggiata sul libro degli incantesimi.
Crysania non si mosse. Le parole di Caramon le martellavano nella mente come le ali delle creature malefiche che svolazzavano intorno alla Torre dell’Alta Stregoneria. Udì le parole, ma per lei non avevano alcun significato. Tutto quello che poteva vedere era se stessa, che reggeva nella mano quella luce splendente guidando il popolo. La Chiave... il Portale... Vide Raistlin che teneva in mano la Chiave, lo vide che le faceva segno di avvicinarsi. Ancora una volta sentì il tocco delle labbra di Raistlin che le ardeva sulla fronte.
Una luce tremolò e si spense. Loralon se n’era andato.
«Non posso,» cercò di dire Crysania, ma non si udì nessuna voce. Non ce n’era bisogno. Caramon comprese. Esitò, fissandola per un unico, lungo istante, poi sospirò.