Il sole nudo [The Naked Sun - it]
- Автор: Азимов Айзек
- Серия: Elijah Baley e R. Daneel Olivaw (it) #3
- Год: 1957
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Beata Della Frattina
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Il sole nudo [The Naked Sun - it]». Краткое содержание книги:
Ancora una volta un caso da risolvere.
Ancora una volta Uomo e Robot assieme.
Naturalmente, ancora una volta Baley e Olivaw.
E ricomincia il sottile duello tra uomo e robot, tra istinto e ragione. Un argomento che molti tratterebbero con superficiale banalità , ma che nella penna di Asimov raggiunge livelli di incredibile meraviglia.
Sarà l’uomo a piegarsi alla razionalità del robot, oppure R. Daneel Olivaw comprenderà i meccanismi illogici del cervello umano?
Ancora una meravigliosa avventura che lascerà il lettore estasiato.
La coppia più riuscita di tutta la letteratura di fantascienza.
Ancora una perla del geniale good doctor Isaac Asimov.
Un romanzo degno del precedente (Abissi d’Acciaio) e un preludio eccellente al meraviglioso seguito: I Robot dell’Alba.
Baley si sentiva in trappola.
Era intrappolato su Solaria dalle necessità della sua missione. Era intrappolato dal pericolo per la Terra, intrappolato in un ambiente a cui riusciva a resistere a malapena, intrappolato da una responsabilità che non poteva evitare. E, per rincarare la dose, era in qualche modo intrappolato in un conflitto tra spaziali, la cui natura non riusciva a capire.
4. Appare una aonna
Finalmente riuscì a dormire. Non ricordava quando era avvenuta l'effettiva transizione al sonno. C'era stato un periodo in cui i pensieri avevano incominciato a vagare sempre di più e poi la testiera del letto brillava e il soffitto risplendeva di una luce simile a quella del giorno. Guardò il suo orologio.
Erano passate delle ore. I robot che gestivano la casa avevano deciso che per lui era ora di svegliarsi e avevano agito di conseguenza.
Si chiese se Daneel fosse sveglio e si rese immediatamente conto dell'illogicità di questa idea. Daneel non poteva dormire. Baley si chiese se avesse finto il sonno come parte del ruolo che stava giocando. Si era spogliato e si era messo il pigiama?
Lupus in fabula, Daneel entrò. «Buon giorno, collega Elijah.»
Il robot era completamente vestito e aveva il volto del tutto riposato. «Hai dormito bene?» continuò.
«Sì,» rispose Baley asciutto «e tu?»
Uscì dal letto per camminare pesantemente fino al bagno, per farsi la barba e per il resto del rituale mattutino. «Se un robot viene a farmi la barba,» gridò «rimandalo via. Mi danno sui nervi. Mi danno sui nervi anche quando non li vedo.»
Mentre si radeva fissava il suo volto, meravigliandosi un poco che assomigliasse a quello che vedeva nello specchio di casa sua sulla Terra. Se solo l'immagine fosse stata un altro terrestre con cui consultarsi, invece di una sua imitazione luminosa… Se solo avesse potuto andarsene con quello che aveva saputo, per quanto fosse poco…
«Troppo poco! Trova dell'altro!» borbottò rivolto allo specchio.
Venne fuori asciugandosi la faccia e s'infilò i pantaloni sopra le mutande pulite. (I robot fornivano tutto, maledetti.)
«Vorresti rispondere a qualche domanda, Daneel?» chiese.
«Come ben sai, collega Elijah, rispondo a tutte le domande al meglio della mia conoscenza.»
O alla lettera delle tue istruzioni, pensò Baley. «Perché su Solaria ci sono solo ventimila persone?» continuò.
«È solo un fatto» rispose Daneel. «Un dato. Una cifra che è il risultato di un conteggio.»
«Sì, ma tu stai cambiando discorso. Il pianeta può mantenerne milioni… E allora perché solo ventimila? Hai detto che Solaria considera ventimila un optimum. Perché?»
«È il loro modo di vivere.»
«Vuoi dire che controllano le nascite?»
«Sì.»
«E lasciano il pianeta vuoto?» Baley non era sicuro del perché continuasse a insistere su quel punto, ma la popolazione del pianeta era uno dei pochi fatti obiettivi che era venuto a sapere e c'era poco altro su cui potesse far domande.
«Il pianeta non è vuoto» rispose Daneel. «È suddiviso in tenute, ciascuna delle quali è supervisionata da un solariano.»
«Vuoi dire che ciascuno vive nella sua tenuta. Ventimila tenute, ciascuna con un solariano.»
«Di meno, collega Elijah. Dividono le tenute con le mogli.»
«Niente Città?» Baley sentiva freddo.
«Neanche una, collega Elijah. Vivono completamente separati e non s'incontrano mai, se non in alcune circostanze assolutamente straordinarie.»
«Eremiti?»
«In un certo senso sì; in un altro, no.»
«Che cosa vuoi dire?»
«Ieri l'agente Gruer ti ha visitato via immagine tridimensionale. I solariani si visitano liberamente in quel modo e in nessun altro.»
Baley fissava Daneel. «Questo include noi?» chiese. «Sì aspettano che anche noi viviamo in questo modo?»
«È l'uso di questo pianeta.»
«E come facciamo a investigare in questo caso? Se voglio vedere qualcuno…»
«Collega Elijah, da questa casa puoi ottenere l'immagine tridimensionale di chiunque sul pianeta. Non ci sarà problema. Anzi, ti solleverà dalla seccatura di lasciare questa casa. Ecco perché quando siamo arrivati ti ho detto che non sarebbe stato necessario per te affrontare l'esterno. E questo è bene. Qualunque altra sistemazione ti sarebbe riuscita sgradevole.»
«Lo giudico io, quello che è sgradevole per me» dichiarò Baley. «Oggi, per prima cosa, entriamo in contatto con quella Gladia, la moglie dell'ucciso. Se questa faccenda tridimensionale fosse insoddisfacente, andrò a casa sua di persona. Dipende da quello che decido.»
«Vedremo quello che è meglio e quello che è più fattibile, collega Elijah» disse Daneel evasivo. «Faccio preparare la colazione.» E si voltò per andarsene.
Baley fissava l'ampia schiena robotica ed era quasi divertito. Se le istruzioni impartite a Daneel erano d'impedire che Baley venisse a conoscenza di più di quanto non fosse necessario, allora avevano messo un jolly in mano a Baley.
L'altro era soltanto R. Daneel Olivaw, dopo tutto. Tutto quello che era necessario era dire a Gruer o a qualunque altro solariano che Daneel era un robot e non un uomo.
D'altra parte la pseudoumanità di Daneel avrebbe potuto essere molto utile. Un jolly non dev'essere giocato necessariamente subito. Qualche volta è più utile tenerselo in mano.
Aspettiamo e vediamo, pensò, e seguì Daneel a fare colazione.
«Come si fa a stabilire un contatto tridimensionale?» chiese Baley.
«Presto fatto, collega Elijah.» Le dita di Daneel raggiunsero uno degli interruttori per chiamare i robot.
Un robot entrò immediatamente.
Chissà da dove vengono, si chiese Baley. Quando uno vagava senza meta per il labirinto disabitato che costituiva la casa, non se ne vedeva neppure uno. Si mettevano fuori tiro non appena si avvicinava un essere umano? Si mandavano messaggi l'un l'altro per sgombrare il percorso?
Eppure, non appena si faceva una chiamata, uno appariva senza indugio.
Baley fissava il nuovo venuto robotico. Era levigato senza essere lucido. La superficie aveva una rifinitura grigiastra, con uno schema a scacchiera sulla spalla destra, unica nota di colore. I quadrati bianchi e gialli (in realtà oro e argento, per lo splendore metallico) erano collocati secondo uno schema che sembrava casuale.
«Portaci al parlatorio» disse Daneel.
Il robot si inchinò e si voltò, senza dir nulla.
«Aspetta, ragazzo» disse Baley. «Come ti chiami?»
Ora il robot stava di fronte a Baley. Parlò con voce chiara e senza esitazione. «Non ho nome, padrone. Il mio numero di serie» e un dito metallico si sollevò ad appoggiarsi sulla decorazione della spalla «è ACX-2745.»
Daneel e Baley lo seguirono in una grande stanza, che Baley riconobbe come quella che il giorno prima aveva contenuto Gruer e la sua sedia.
Li aspettava un altro robot, con quella eterna e paziente incapacità di annoiarsi propria della macchina. Il primo fece un inchino e se andò.
Mentre questi s'inchinava, Baley aveva paragonato le decorazioni sulle spalle dei due. Gli schemi oro e argento erano diversi. La scacchiera era composta di sei per sei quadrati. Il possibile numero di combinazione sarebbe stato 236, allora, cioè settanta miliardi. Più che abbastanza.
«Si direbbe che ci sia un robot per ogni cosa» commentò Baley. «Uno che ci porta fin qui. Uno che aziona il trasmettitore.»
«C'è molta specializzazione robotica su Solaria, collega Elijah.».
«Con tutti quelli che ci sono, riesco a capire anche perché.» Baley guardò il secondo robot. Tranne che per la decorazione sulla spalla e, presumibilmente, per gli invisibili circuiti positronici all'interno dello spugnoso cervello di platino-iridio, era la copia esatta del primo. «E il tuo numero di serie?» chiese.