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Io sono Dio

Электронная книга - «Io sono Dio». Краткое содержание книги:

Non c’è morbosità apparente dietro le azioni del serial killer che tiene in scacco la città di New York. Non sceglie le vittime seguendo complicati percorsi mentali. Non le guarda negli occhi a una a una mentre muoiono, anche perché non avrebbe abbastanza occhi per farlo. Una giovane detective che nasconde i propri drammi personali dietro a una solida immagine e un fotoreporter con un passato discutibile da farsi perdonare sono l’unica speranza di poter fermare uno psicopatico che nemmeno rivendica le proprie azioni. Un uomo che sta compiendo una vendetta terribile per un dolore che affonda le radici in una delle più grandi tragedie americane. Un uomo che dice di essere dio.
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E quando lo sento ricambiare il mio bacio penso che morirei senza di lui e forse morirò per lui, ora, in questo momento.

Mi stacco un attimo. Solo un attimo, perché di più non riesco.

«Andiamo a letto.»

«Ma la cena?»

«Al diavolo la cena.»

Mi sorride. Sorride sulle mie labbra e il suo alito è un profumo meraviglioso.

«C’è la porta aperta.»

«Al diavolo anche la porta.»

Arriviamo in camera da letto e per un tempo che pare infinito mi sento sciocca e stupida e puttana e bellissima e amata e adorata e io comando e imploro e obbedisco. Infine resta il suo corpo accanto al mio e un chiarore smorzato oltre le tende e il suo respiro calmo mentre dorme. Allora mi alzo dal letto, infilo l’accappatoio e vado alla finestra. Lascio che il mio sguardo, finalmente senza ansia e senza paura, superi la barriera dei vetri.

Fuori, senza curarsi delle luci e degli uomini, un vento leggero risale il fiume.

Forse insegue qualcosa o forse da qualcosa è inseguito. Ma è piacevole stare qui per qualche istante a sentirlo passare e frusciare tra gli alberi. È una brezza fresca e sottile, di quelle che asciugano le lacrime degli uomini e impediscono agli angeli di piangere.

E io finalmente posso dormire.

RINGRAZIAMENTI

La fine di un romanzo è come la partenza di un amico: lascia sempre un poco di vuoto. Fortunatamente, il percorso ne fa rincontrare di vecchi e ne fa conoscere di nuovi. Per cui voglio ringraziare:

– la dottoressa Mary Elacqua di Rensselaer, insieme a Wonder Janet e Super Tony, i suoi adorabili genitori, per avermi accolto a Natale con l’affetto di una persona di famiglia

– Pietro Bartocci, il suo inimitabile marito, l’unica persona al mondo che riesce a russare anche da sveglio e concludere affari nel contempo

– Rosanna Capurso, geniale architetto a New York, dai capelli rosso fuoco e dal senso dell’amicizia che scalda nello stesso modo

– Franco di Mare, in pratica un fratello, i cui suggerimenti sono stati determinanti per tracciare un profilo dei reporter di guerra. Se ce l’ho fatta ovviamente è merito mio. Se non ci sono riuscito è colpa sua

– Ernest Amabile, che mi ha concesso da uomo l’esperienza di chi in Vietnam da ragazzo c’è stato e ha visto

– Antonio Monda per avermi fatto sentire un intellettuale italiano a New York

– Antonio Carlucci per aver diviso con me la sua esperienza e avermi fatto scoprire un clamoroso ristorante

– Claudio Nobis ed Elena Croce, per avermi offerto ospitalità e libri

– Ivan Genasi e Silvia Dell’Orto, per aver diviso con me l’arrivo di una cicogna partita dall’Ikea di Brooklyn

– Rosaria Carnevale, che oltre ad avermi rifornito di pane fresco durante la mia permanenza a New York, è davvero una efficace direttrice di banca

– Zef che oltre a essere un amico è davvero il building manager di un palazzo sulla 29sima Strada

– Claudia Peterson, che è davvero una veterinaria, insieme a suo marito Roby Facini, per avermi prestato la storia di Walzer, il loro singolare gatto a tre zampe

– Carlo Medori che ha fatto del cinismo il suo divertimento e dell’affetto la sua essenza

– il detective Michael Medina del 13° Distretto del New York Police Department per la cortese assistenza in un momento di difficoltà

– Don Antonio Mazzi, per la consulenza sui vincoli sacerdotali. E per essere in qualche modo, con le sue comunità di recupero, ispiratore di una parte di questa storia e protagonista di una meravigliosa avventura

– la dottoressa Elda Feyles anatomopatologa presso l’Ospedale Civile di Asti e il dottor Vittorio Montano, neurologo presso lo stesso istituto, per la loro assistenza scientifica durante la stesura di questo romanzo.

Infine sono costretto con un piacere infinito a tornare per l’ennesima volta al mio gruppo di lavoro, composto da persone che mi pongono dopo tanto tempo davanti a un’alternativa:

non si sono ancora stufate di me

se è successo, fingono in maniera straordinaria.

In entrambi i casi meritano il vostro applauso:

– il corsaro Alessandro Dalai, perché capisca che i grappini d’arrembaggio e i grappini del bar sono due cose differenti

– la cristallina Cristina Dalai perché continui imperterrita a ricomprarmi i bicchieri che regolarmente rompo

– l’enciclopedico Francesco Colombo, mio impareggiabile editor, perché, per sua e mia fortuna, ha un cervello in più e una Bentley in meno

– il cheguevarico Stefano Travagli che, al pari di Oscar Wilde, conosce l’importanza di chiamarsi Ernesto

– l’elegiaca Mara Scanavino, sublime art director, perché in modo estremamente creativo riesce a farne di tutti i colori

– la pitagorica Antonella Fassi, perché danza nel cuore di noi autori con lo stesso piede leggero con cui danza sui nostri scritti

– le rutilanti Alessandra Santangelo e Chiara Codeluppi, le mie impagabili Press Sisters, che sanno fare scudo e baluardo del loro petto.

E insieme a loro tutti i ragazzi della Baldini Castoldi Dalai editore, che ogni volta riescono a farmi sentire un grande autore, anche se la questione è tuttora sub judice. A loro aggiungo il mio agente, il fantascientifico Piergiorgio Nicolazzini, perché ha accolto da vero amico il mio sbarco alieno sul suo pianeta.

Come si dice di solito, i personaggi di questa storia, a parte Walzer, sono completamente frutto della fantasia e ogni relazione a personaggi esistenti è puramente casuale. Chi ha letto questo romanzo ha capito che non c’è nulla di autobiografico nel titolo. A chi non lo ha letto e pensa che ci sia, lascio intatta questa presunzione che mi onora. Detto questo, saluto con un inchino e uno svolazzo del cappello piumato.

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Главный герой
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