«Ho una freccia proprio nel sedere,
su, dietro front, compagni, facciamogliela pagare!
(Hey, doodle dee day!)»
Il colonnello oltrepassò i due pezzi del bottino di Rock Springs, guerra del Wyoming nella generazione precedente, che fiancheggiavano la scala e salì. In quel forte le distanze andavano sempre al di là delle sue possibilità fisiche. Del resto si trattava di una vecchia fortezza situata in un punto chiave dei confini della nazione e si era ingrandita con il passare dei secoli. Era massiccia e impastata con il granito della Sierra. Contro le sue mura si erano scontrati numerosi eserciti prima che sulle paludi del Nevada scendesse la pace e ancora di più erano stati quelli che ne erano partiti per andare incontro alla morte in mezzo a popoli sconosciuti e crudeli… troppi da ricordare.
Ma ancora nessuno l’ha assalita da Ovest. Questo glielo puoi risparmiare, Dio, chiunque tu sia!
L’ufficio del comando era deserto, quello del sergente Irwin immerso nel silenzio: nessun rumore di penne, nessun portaordini che andava avanti e indietro, nessuna donna che attendeva di essere ricevuta dal colonnello per qualche problema del Villaggio e colorava l’ambiente con i suoi vestiti. Quando aprì la porta del suo ufficio Mackenzie sentì il vento ululare. La pioggia scrosciava sui vetri scuri creando dei veri e propri torrenti che alla luce delle lanterne parevano di metallo fuso.
— È arrivato il colonnello, signore — disse Irwin con voce incerta. Deglutì e richiuse la porta.
Speyer aspettava in piedi, vicino alla scrivania. Il mobile era vecchio e in cattivo stato; vi erano appoggiati sopra solo pochi oggetti: un calamaio, un cestino per la posta, un citofono e una fotografia di Nora ormai sbiadita dal tempo (erano passati ben dodici anni dalla sua morte). Mackenzie osservò il maggiore. Aveva una figura allampanata, con il naso aquilino e un’incipiente calvizie e la sua uniforme era sempre sgualcita… ma possedeva la mente più acuta di tutti i Leopardi. Nessun altro poteva aver letto quanto lui! Più che il suo aiutante, Phil era il suo più importante consigliere.
— Allora? — chiese. L’alcool non lo disturbava, anzi lo rendeva più lucido. Avvertiva l’odore caldo delle lanterne — chissà quando avrebbero avuto delle lampade elettriche! — e la durezza del pavimento. Sentì il freddo che la stufa non riusciva a scacciare e notò persino una crepa nella parete a Nord. Per apparire spavaldo infilò i pollici nella cintura e iniziò a dondolarsi. — C’è un altro guaio, Phil?
— È arrivato un telegramma da Frisco — rispose Speyer porgendogli un foglio di carta con il quale aveva giocherellato fino a quel momento.
— Perché non hanno usato la radio?
— Per non essere intercettati. Questo telegramma è addirittura in codice. Lo ha decifrato Irwin.
— Ma cosa significa tutto ciò?
— Guardalo un momento, Jimbo, e lo capirai. È indirizzato proprio a te. Viene dal Quartier Generale.
Mackenzie cercò di concentrarsi sugli scarabocchi di Irwin. Lesse le formalità di rito e poi…