Tricentenario [Tricentennial - it]
- Автор: Холдеман Джо
- Год: 1984
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- Переводчик: Roberta Rambelli
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Tricentenario [Tricentennial - it]». Краткое содержание книги:
Vincitore del premio Hugo e Locus per il miglior racconto breve (Short Story) in 1977.
Nominato per il premio Nebula in 1977.
Joe Haldeman
Tricentenario
DICEMBRE 1975
Gli scienziati sostenevano che il Sole poteva far parte di un sistema doppio. Perché il suo compagno restasse sconosciuto, ovviamente, doveva essere piccolo e fioco, e lontano migliaia di unità astronomiche.
Alla fine l’avrebbero trovato; anzi, li avrebbero trovati. E sarebbero stati utili.
GENNAIO 2075
L’ufficio era lussuoso persino secondo i criteri della Washington del 21° secolo. Il senatore Connors aveva la passione dell’antiquariato. Una parete era occupata da volumi rilegati in pelle; un grosso telescopio di ottone simboleggiava il suo ruolo di Collegamento con la Lega delle Scienze. Un tappeto navajo, proveniente dal suo Stato, copriva quasi tutto il parquet. Un grosso orologio a pendolo. Quadri, vecchie carte geografiche.
Il terminale del computer era nascosto nel primo cassetto della massiccia scrivania di teak. Sulla scrivania: un sottomano, un portapenne con la stilografica, e un telefono Bell, nero, vecchio d’un secolo e senza video. Il telefono trillò.
Il segretario gli annunciò che il dottor Leventhal aspettava d’essere ricevuto. — Continui a rispondermi per trenta secondi, — disse il senatore. — Poi riattacchi e lo faccia entrare.
Posò il ricevitore e andò allo specchio a muro. Si rassettò la cravatta e la cappa; poi, con l’unghia dell’indice, pareggiò la linea del rossetto. Si passò la mano tra i lunghi capelli bianchi ormai radi e tornò accanto alla scrivania, con una mano sul telefono.
La pesante porta si aprì con un fruscio. Un uomo basso e magro s’inchinò leggermente. — Sire.
Il senatore gli andò incontro tendendogli le mani. — Oh, piantala, Charlie. Dammi le zampe. — L’uomo gli prese entrambe le mani, solo per un istante. — Quando mai sono stato «Sire» per te, stupido?
— Dalla settimana scorsa — disse Leventhal, — i soci della Lega ti chiamano in modi ben peggiore di «Sire».
Il senatore annuì due volte. — Vero. È vero. E li capisco. Ma la volontà del popolo…
— Sicuro. — Leventhal lo pronunciò come fosse una parola sola: — Lavolontadelpopolo.
Connors andò alla libreria e aprì un pannello intarsiato. — Bevi qualcosa?
— Sì, Bo. — Charlie sospirò e sedette su un soffice divano. — D’accordo. Sherry o qualcosa di simile.
Il senatore portò i bicchieri e sedette accanto a Charlie. — Avresti dovuto darmi ascolto. Avresti dovuto incaricare la Lega dei Pubblicitari di scrivere la proposta.
— Abbiamo ottimi scrittori.
— Si è visto. Meno del due per cento dell’elettorato si è preso il disturbo di votare; e quasi tutti in favore della richiesta dell’amministrazione. Ora, prendi la Lega degli Ingegneri…
— Prendili tu gli ingegneri e…
— Loro si sono rivolti alla Lega dei Pubblicitari. — Connors alzò le spalle. — E hanno ottenuto gli stanziamenti.
— È facile far accettare ponti, centrali elettriche e shuttles. È difficile far accettare la scienza pura.
— Una ragione di più per…
— Già, sicuro. Chiedi il doppio e danne la metà ai pubblicitari. Forse l’anno prossimo. Non è di questo che sono venuto a parlare.
— La faccenda della radio?
— Giusto. Hai letto il rapporto?
Connors guardò il bicchiere.
— Charlie, lo sai che non ho il tempo di…
— Ma qualcuno l’ha letto.
— Oh, sì. Un bravo specialista d’astronomia del mio staff: mi ha fatto un riassunto. Molto, molto interessante.
— C’è una civiltà intelligente a undici anni-luce di distanza… è molto interessante?
— Sicuro. Davvero sensazionale. — Un silenzio imbarazzato. — Uh, che cosa avete intenzione di fare?
— Due cose. Prima, stiamo cercando di capire che dicono. È difficile. Secondo, vogliamo inviare un messaggio in risposta. Questo è facile. E qui entri in scena tu.
Il senatore annuì, con aria piuttosto guardinga.
— Lascia che ti spieghi. Abbiamo già mandato in precedenza altri messaggi a questa stella, 61 Cygni. Per la precisione è una stella doppia, con un compagno oscuro.
— Come noi.
— All’incirca. Comunque, i messaggi non hanno mai avuto risposta. Quelli non ascoltavano, evidentemente; non trasmettono.
— Ma se abbiamo…
— Quel che riceviamo è più o meno quello che si riceverebbe a undici anni-luce dalla Terra. Una gran confusione, suoni vecchi di undici anni. Molto debole. Ma evidentemente non è generato da una sorgente naturale.
— Allora noi stiamo già mandando un messaggio di risposta. Dello stesso tipo che loro inviano a noi.
— Sì, giusto, ma…
— E io che cosa c’entro?
— Bo, non vogliamo parlargli bisbigliando… vogliamo gridare! Attirare la loro attenzione. — Leventhal sorseggiò il vino e si appoggiò alla spalliera. — E per questo abbiamo bisogno di una quantità enorme d’energia.
— Uh, verissimo. Charlie, l’energia è denaro. Di quanto stai parlando?
— Tutto. Voglio chiudere la Valle della Morte per dodici ore.
Il senatore spalancò la bocca, in silenzio. Poi: — Charlie, hai lavorato troppo. Un altro Blackout? Di proposito?
— Non ci sarà nessun Blackout. La Valle della Morte ha riserve d’emergenza per quattordici ore.
— A metà potenza. — Il senatore vuotò il bicchiere e tornò al bar scuotendo la testa. — Prima mi dici che vuoi energia. Poi dici che vuoi spegnerla. — Ritornò portando la bottiglia avvolta nella tela da sacco. — Non ha senso, ragazzo mio.
— Non voglio spegnerla. Voglio usarla in un altro modo.
— Cos’è? Un indovinello?
— No, ascolta. Sai che l’energia, in realtà, non arriva dalla griglia della Valle della Morte: quella è solo una stazione di transito e un accumulatore. L’energia viene dalla stazione orbitale…
— Questo lo so, Charlie. Ho un Certificato Scientifico.
— Sicuro. Quindi abbiamo un grande laser a micro-onde in orbita, che trasmette un fascio ristretto d’energia. Abbastanza per far funzionare il Nord America. Abbastanza…
— È appunto quello che intendo io. Non puoi…
— E allora lo giriamo dalla parte opposta e lo puntiamo verso una griglia sulla Luna. Trasmettiamo l’energia alla grande antenna radio di Farside. La trasformiamo in onde radio e la puntiamo verso 61 Cygni. Con una potenza tale da fargli friggere le otturazioni dei denti.
— Non mi pare molto amichevole.
— In realtà non sarebbe tanto potente… ma lo sarebbe molto di più di qualunque sorgente naturale da ventun centimetri.
— Non saprei, ragazzo mio. — Il senatore si soffregò gli occhi e fece una smorfia. — Forse potrei farlo di nascosto, informando poche persone di quello che deve succedere. Ma funzionerebbe solo per pochi minuti… perché avete bisogno di dodici ore, del resto?
— Ecco, il laser non si punterà automaticamente sulla Luna, come fa con la Valle della Morte. Calcola che ci vorrà circa un’ora per girarlo e puntarlo.
«E poi, non vogliamo inviare semplicemente una raffica di onde radio. Abbiamo bisogno di un programma di cinque ore, che all’inizio stabilisce un linguaggio comune, e poi parla di noi, e alla fine rivolge loro qualche domanda. Vogliamo trasmetterlo due volte.
Connors riempì di nuovo entrambi i bicchieri. — Quanti anni avevi nel ’47, Charlie?
— Sono nato nel ’45.
— Allora non ricordi il Blackout. Morirono diecimila persone… e tu vorresti convincermi a proporre…
— Andiamo, Bo. Non è la stessa cosa. Adesso sappiamo che gli accumulatori funzionano… e poi quelli che morirono avevano quasi tutti sistemi di sicurezza difettosi sulle macchine. Se li avvertiremo che l’energia si ridurrà di potenza, controlleranno che funzionino a dovere, altrimenti faranno bene a non volare.